venerdì 17 marzo 2023

 55 - DIVERSAMENTE CHIESA   - ottobre 2017


PATRONO DELL’ESERCITO ITALIANO: NO GRAZIE!

Oggi il vescovo delle Forze Armate Mons. Santo Marcianò ha consegnato al capo di Stato maggiore dell’esercito italiano Danilo Errico la “bolla pontificia” con cui il Card. Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, ha decretato che papa Giovanni sarà il patrono dell’Esercito italiano. Il “complesso” militare-clericale, che da venti anni si è organizzato per raggiungere questo obiettivo con il contributo dei vescovi militari e, in particolare, del Card. Angelo Bagnasco (già generale di Corpo d’Armata), ha raggiunto i suoi scopi. Essi sono quelli di dare “copertura” pastorale e mediatica a strutture che di evangelico non hanno niente e che sono in aperta contraddizione con i messaggi di pace con cui papa Francesco interviene tutti i giorni sugli scenari di guerra, reali e potenziali, dello scenario internazionale. Il papa della “Pacem in terris”, della mediazione nella crisi dei missili dell’ottobre 1962, il papa del Concilio e della “Gaudium et Spes”, il papa che ha posto le premesse per una radicale scelta cristiana a favore della nonviolenza, viene usato per dare credibilità alle politiche delle “guerre umanitarie” e dei “bombardamenti intelligenti”, come quelle recenti praticate anche dalle Forze armate italiane in Kossovo (1999), in Afghanistan (2001), in Iraq (2003) e in Libia (2011). Non possiamo che manifestare il nostro radicale dissenso, tanto più doloroso e significativo se questa “bolla” è stata condivisa, magari obtorto collo, da papa Francesco. […] Ci chiediamo poi che senso abbia un patrono dell’esercito italiano (marina ed aviazione sono escluse?) a fronte di possibili patroni celesti di altri eserciti, magari destinati su questa terra a combattersi. Ci viene alla mente la logica perversa dei soldati italiani che durante la Grande Guerra, in nome del Re e del loro Dio cattolico, sul Carso combattevano gli austriaci che vi si opponevano in nome del loro imperatore e del loro “diverso” Dio cattolico.

Pensiamo/speriamo che questa situazione non passi sotto silenzio nel mondo cattolico italiano, che non sia ovattata con belle ed ipocrite parole ma che ci sia invece una vera e propria reazione di fronte a quello che riteniamo essere un vero e proprio sopruso che offende il Vangelo e la coscienza pacifista che si ispira al messaggio di papa Giovanni. Roma, 12 settembre 2017.

Comunicato di Noi siamo chiesa, sezione italiana del movimento progressista “International Movement We Are Church”, fondato nel 1996.

 

PAPA FRANCESCO, PROFETA

Il primo settembre, in occasione della III Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, papa Francesco e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo hanno firmato insieme - la prima volta tra cattolici ed ortodossi - un messaggio in difesa dell'ambiente dove la Terra è intesa «come dono sublime e come eredità della quale tutti condividiamo la responsabilità». «La nostra tendenza a spezzare i delicati ed equilibrati ecosistemi del mondo, l'insaziabile desiderio di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l'avidità nel trarre dal mercato profitti illimitati: tutto questo ci ha alienato dal disegno originale della creazione. Non rispettiamo più la natura come un dono condiviso; la consideriamo invece un possesso privato. Non ci rapportiamo più con la natura per sostenerla; spadroneggiamo piuttosto su di essa per alimentare le nostre strutture». Parole che profumano di profezia.

Un parlare che, a poco più di due anni dall’enciclica Laudato si', testimonia l’impegno di Francesco per i temi ambientali; fatto tanto più significativo se si pensa che Trump dichiara il disimpegno dall'Accordo sul clima di Parigi e i cambiamenti climatici in corso inducono effetti devastanti sulle popolazioni, con la Terra sempre più a rischio per le violenze strutturali cui è sottoposta.

In Colombia dal 6 all'11 settembre, Papa Francesco ha alzato il suo grido contro i mercanti di morte e quando si è rivolto ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi: “la vita comoda, il denaro e la ricerca della carriera spengono ogni vocazione”. Anche questo è un ammonimento profetico.

 

CELENTANO E MEDJUGORJE: A COSA SERVE LA FEDE

Nel maggio scorso il cantante ha parlato di “svista” di Papa Francesco dopo che il pontefice su Medjugorje aveva dichiarato “Non posso credere che la Madonna si metta a spedire messaggi tutti i giorni come fosse un’impiegata alle Poste”. Celentano aveva poi aggiunto che sarebbe bellissimo se il papa, anche di nascosto, incontrasse le veggenti.

In un pezzo del recente CD Le migliori Celentano canta: “A Medjugorje/si vede la Madonna/e sta piangendo. /Apparizione/constatazione/no, no, non c'è illusione/ma tu ancora non credi.”

Non vi nascondo di preferire l’Adriano che nel 1963 in Pregherò cantava: “La fede è il più bel dono/che il Signore ci dà/per vedere Lui/e allora: tu vedrai”. Per vedere Lui, appunto, non per vedere presunte madonne che piangono.

 

 (continua)