mercoledì 29 marzo 2023

 

67 - DIVERSAMENTE CHIESA - novembre 2018



LA BUONA NOVELLA – 4

Prosegue la presentazione della versione integrale dei testi de “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè. Maria ha raccontato a Giuseppe il sogno dal quale si è risvegliata incinta e De André sembra abbandonare il filo del racconto - nella poesia non si può capire se Maria sia ancora incinta oppure abbia già partorito - per concludere la prima parte dell’album con una Ave Maria che, oltre ad essere un saluto a Maria in quanto madre, è un inno a tutte le madri.

AVE MARIA

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente

che si raccoglie intorno al tuo passare,

siepe di sguardi che non fanno male

nella stagione di essere madre.

 

Sai che fra un'ora forse piangerai

poi la tua mano nasconderà un sorriso:

gioia e dolore hanno il confine incerto

nella stagione che illumina il viso.

 

Ave Maria, adesso che sei donna,

ave alle donne come te, Maria,

femmine un giorno per un nuovo amore

povero o ricco, umile o Messia.

 

Femmine un giorno e poi madri per sempre

nella stagione che stagioni non sente.

 

Il commento

In questa Ave Maria che chiude la prima parte de “La buona novella” con Maria in attesa dell’ora del parto - “Sai che fra un’ora forse piangerai” -. “poi la tua mano nasconderà un sorriso” -  De André ci rende partecipi del sentimento di tenue liberazione che ci pervade di fronte ad una nascita e lo smarrimento che si prova nel vedersi artefici di questo prodigio, in un confondersi di gioia e dolore – “gioia e dolore hanno il confine incerto, nella stagione che illumina il viso”-.

Il brano che da Ave Maria diventa “ave alle donne come te Maria” è un vero e proprio inno a tutte le madri, con Maria assurge a simbolo di tutte le maternità, quale che sia il frutto del concepimento - “povero o ricco, umile o Messia” -.

Per tutte le donne l’essere madre è per sempre -Femmine un giorno e poi madri per sempre” -.

 

FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

Domenica 7 ottobre per la “Festa del Rosario” anche a Racconigi c’è stata per le vie cittadine la processione solenne della Madonna del Rosario, con tanto di autorità civili e Banda Musicale.

Può essere interessante approfondire l’origine storica di questa festa. Leggiamo in “Storia della chiesa” di Bihlmeyer-Tuechle, vol. 3°, pag. 327: “Un merito insigne si acquistò il Papa, riprendendo l’antica tradizione della Santa Sede per la difesa della cristianità contro la potenza dell'Islam, così pericolosamente invadente. Nello stesso anno in cui i Turchi espugnarono Cipro, l'ultimo baluardo cristiano nel Levante (1571), egli riuscì con incessanti premure a riunire per una comune impresa la flotta spagnola e veneziana. La splendida vittoria navale riportata contro la Mezzaluna a Lepanto, nel Golfo di Corinto, il 7 ottobre 1571, sotto la guida di don Juan d'Austria, riempì di giubilo immenso l'Occidente.”

Per ringraziare Maria che, esaudendo le preghiere dei devoti, ha consentito alle armate cristiane di massacrare i Turchi - 30.000 uomini tra morti e feriti e 8.000 prigionieri - San Pio V con la bolla Salvatoris Domini nel 1572 crea la festa liturgica della Santa Vergine del rosario.

15.000 furono invece i cristiani liberati dalla schiavitù ai banchi dei remi. Questi sbarcarono poi a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa di Loreto dove offrirono le loro catene alla Madonna. Con queste catene furono costruite le cancellate davanti agli altari delle cappelle.

Il successore di Pio V, papa Gregorio XIII con la bolla Monet Apostolus del 1573 istituì la festa solenne del rosario, inserendola nel calendario liturgico alla prima domenica di ottobre.

Fin qui la storia, frutto di una lettura che pare tutta dalla parte della fede, la fede cristiana. Ma, ne siamo proprio certi? E di quale fede? E quale Maria? Cos’ha di cristiano la Maria sterminatrice di infedeli di Pio V? Cosa hanno in comune la Maria di De André (v. sopra) e quella di Lepanto?

Non sarebbe ora che facessimo un po’ di chiarezza, prima di tutto dentro di noi e ci ponessimo qualche domanda lasciando solo Salvini con il suo rosario in mano, storicamente simbolo coerente di lotta a stranieri, migranti, islamici e neri.

Per documentazione: "Lepanto" di Alessandro Barbero, Edizioni Laterza, pag. 770.

 

LA PREGHIERA

Un amico è in ospedale, per un intervento serio. Ci accordiamo su come pregare per lui. Egli non prega per la guarigione che desidera molto, ma la attende dai medici e dalla natura, e non la chiede come privilegio per sé e non per tutti gli altri malati. Pregheremo, lui ed io, invocando su di lui lo Spirito santo per affrontare nel modo più giusto, con fede, speranza e amore, tanto i dolori e il rischio, quanto l'accettazione e la gratitudine per ciò che sarà. Non si chiede al Padre che modifichi i processi naturali, ma che disponga il nostro spirito per viverli al meglio.

Enrico Peyretti-Rocca 15 maggio

 

LIBERTÀ

La mia libertà finisce dove comincia la tua. Così il classico detto liberale. Ma se la mia sconfina, la tua non comincia mai. Se invece diciamo: io sono libero solo se sei libero anche tu, la tua libertà è parte della mia libertà, del mio diritto. Se i diritti sono pensati comuni, e non separati, siamo tutti più garantiti, più protetti. La misura della libertà è la giustizia.

Enrico Peyretti-Rocca 15 maggio


(continua)