mercoledì 29 marzo 2023

LO STUDIO

Meloni e FdI pigliatutto 

Nei Tg Rai destra al 70%

Oscurata l’opposizione

DI GIOVANNA VITALE


ROMA — In attesa di espugnare il Settimo piano di Viale Mazzini, da mesi assediato come neanche la rocca di Ilio da parte degli Achei, il governo di Giorgia Meloni si è preso l’informazione Rai.

Pur non avendo neppure un rappresentante in Consiglio d’amministrazione, ferita che potrebbe presto essere sanata con la nomina di un nuovo vertice di stretta fiducia, il partito della presidente del Consiglio — e la presidente medesima — strabordano nei notiziari della televisione pubblica. Ormai talmente ingaggiati a tesserne le lodi, in particolare Tg1 e Tg2, da non avere occhi quasi per nessun altro. Non solo per le opposizioni, come d’altronde è sempre accaduto, ma neppure per gli alleati di centrodestra, Lega e Forza Italia, costretti ad accontentarsi delle briciole seminate qua e là da Fratelli d’Italia e dalla sua incontenibile leader.

A svelarlo sono i dati dell’Osservatorio di Pavia relativi ai mesi di gennaio e febbraio, dunque a distanza di sicurezza sia dall’insediamento dell’esecutivo, quando l’attenzione mediatica è fisiologicamente massima, sia dalla manovra di bilancio (altro passaggio cruciale) a inizio anno già archiviata. Ebbene, nei primi due mesi del 2023 la testata della rete ammiraglia ha concesso al governo e alla maggioranza il 66,9 per cento del parlato, così suddiviso: il 51,8 distribuito fra premier, ministri e sottosegretari; il 15,2 tra i vari esponenti del centrodestra. A fare la parte del leone sono i meloniani, che dichiarano in video tre volte più dei berlusconiani e quasi dieci volte in più rispetto ai salviniani.

 

Si potrebbe fare peggio? La risposta è sì, basta guardare il targatissimo Tg2 dell’ex direttore Gennaro Sangiuliano, chiamato nel frattempo a reggere le sorti della Cultura nazionale: lì governo e maggioranza occupano il 67,7 per cento del tempo di parola dedicato alla politica. Più equilibrato appare invece il Tg3 di Mario Orfeo, che alla squadra di Palazzo Chigi e alla sua compagine sovranista dedica “solo” il 54,3 per cento. Dando più voce al Partito democratico e alla nuova segretaria Elly Schlein: il 16,1 per cento, quasi il doppio del Tg2 all’8,5 e del Tg1 all’8,9 per cento.

Numeri che oltre a violare la “regola del 30” stabilita dal Garante delle Comunicazioni — un terzo di spazio al governo, un terzo alla maggioranza, un terzo alle opposizioni — mortificano il pluralismo informativo e non hanno precedenti. Mai nessun governo negli ultimi dieci anni — da Draghi a Monti, passando per Gentiloni, Renzi e Letta — ha goduto di un tale sbilanciamento a suo favore. Scorrendo le serie storiche si rileva infatti che al Tg1 esecutivo e premier hanno sforato il 50 per cento di parlato soltanto con Draghi quando Putin ha invaso l’Ucraina e con Conte all’inizio della pandemia: fasi comunque circoscritte ed eccezionali, non di routine come quella in corso.

A uscirne umiliate sono le minoranze: calcolate tutte assieme — dal Terzo Polo al Pd fino all’alleanza Verdi-Sinistra — parlano pochissimo nel notiziario di Rai1 (il 17,3 per cento), un po’ di più in quello cadetto (il 22,7), sopra la quota indicata dall’Autority al Tg3 (il 32,7).

Anomalia confermata anche dalla speciale classifica dei politici più loquaci. Nei tre telegiornali si piazza in testa, com’è ovvio, Giorgia Meloni. Secondo, a sorpresa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Soltanto terzo, ma ancora sul podio, il capo dello Stato Sergio Mattarella.Fra i leader di partito senza ruoli di governo, il più “microfonato” è Giuseppe Conte al sesto posto, mentre Matteo Salvini, che è pure vicepremier, non va oltre l’ottavo. Per trovare la segretaria del Pd bisogna scivolare in diciottesima posizione, ilrivale Stefano Bonaccini che ha beneficiato del traino delle primarie è staccato in ventitreesima. La prova che la Tv di Stato, i cui palinsesti e leve di comando stanno per essere occupati militarmente dalla destra,è già cosa loro.