Pensioni, Parigi brucia Per Macron ora l’incubo di elezioni anticipate
ANAIS GINORI
La Repubblica 18/3
PARIGI
— Meno di un anno dopo essere stato rieletto, Emmanuel Macron è alle
prese con una riforma simbolo tanto impopolare che è costretto a
scavalcare il Parlamento, una protesta sociale che rischia di degenerare
e una premier sulla graticola delle opposizioni. Con l’approvazione
senza voto della legge che allunga a 64 anni l’età per andare in
pensione, il leader francese ha lanciato un segnale di debolezza
politica. «Sarebbe un fallimento», aveva ammesso la stessa Elisabeth
Borne a proposito dell’uso dell’articolo 49.3 che ha cercato invano di
evitare. Il primo scoglio per Macron sarà superare indenne le mozioni di
sfiducia contro il governo Borne al voto lunedì. Se quella di Marine Le
Pen non ha chance di passare, l’altra presentata dai centristi di Liot
ha l’ambizione di essere “transpartisan” ed è firmata anche dalla
coalizione di sinistra Nupes. Per far passare la mozione servono 287
voti (su 577 deputati) ma al momento sarebbero fra 261 e 272 quelli
contro il governo. Resta l’incognita dei Républicains. Il presidente
Eric Ciotti ha assicurato di non voler far cadere il governo per non
“aggiungere caos” ma finora le sue truppe non gli hanno sempre obbedito.
Macron
ha già detto che in caso di un voto di sfiducia maggioritario potrebbe
sciogliere l’Assemblée Nationale, convocando nuove elezioni. Sembra
ancora fantapolitica ma lunedì il partito macronista Renaissance
organizza una riunione con alcuni candidati sconfitti alle legislative.
Portare i francesi al voto in questo clima sarebbe un salto nel buio per
il capo dello Stato che ha davanti 4 anni di mandato all’Eliseo e
potrebbe ritrovarsi a presiedere il Paese con un governo di opposizione.
La
crisi politica era annunciata da quando Macron non ha ottenuto una
maggioranza assoluta alle legislative di giugno. «Il dopo Macron è già
cominciato», dice il politologoPascal Perrineau. Il leader francese non
potrà ricandidarsi nel 2027, per via del limite di due mandati. Può
sembrare una scadenza lontana ma è lo scenario in cui molti suoi
avversari già si proiettano. Difficile immaginare il macronismo senza
Macron, e quando il leader che ha fatto esplodere il bipolarismo uscirà
dall’Eliseo si libererà uno spazio immenso che rimescolerà le carte
della vita politica francese.
Ieri sera Place de la Concorde si è
riempita di nuovo di migliaia di manifestanti, con tensioni e scontri.
Gruppi di incappucciati hanno montato barricate dando fuoco a transenne e
materiali da cantiere. La polizia ha risposto con alcune cariche e
lancio di lacrimogeni alle provocazioni di un gruppo di manifestanti che
scagliavano oggetti contro gli agenti. In attesa del nuovo sciopero di
giovedì, ci sono state mobilitazioni in tutta la Francia. Il governo
promette linea dura. «L’opposizione è legittima, le manifestazioni sono
legittime, il bordello no», dice il ministro dell’Interno Gérald
Darmanin che ha precettato i netturbini a Parigi dove si sono accumulate
dieci tonnellate di immondizia per lo sciopero di categoria. Le
autorità temono il ritorno degli “ultra gialli”, l’ala più radicale dei
gilet gialli che in passato ha assaltato prefetture e sedi di partiti. I
più preoccupati sono alcuni deputati della maggioranza che hanno già
ricevuto minacce. Anche i sindacati, in particolare quelli più moderati,
osservano con preoccupazione una rabbia sociale che potrebbe sfuggire
di mano. Con alcuni leader dell’opposizione, come il leader della France
Insoumise Jean-Luc Mélenchon, che appoggiano e incoraggiano «raduni
spontanei in tutto il Paese» contro la «minoranza presidenziale».