ROCCA - 1 marzo 2023
La guerra alle ONG
di Giannino Piana
I provvedimenti legislativi e il loro impatto reale
A confermare la verità di questa visione e la presenza di questa
mentalità è sufficiente richiamare qui l'attenzione sui pregiudizi che
hanno avuto un peso determinante nella formulazione delle nuove regole
contenute nel decreto legislativo. Alle più composte (e non del tutto
ingiustificate) posizioni critiche di chi evidenzia la delicatezza della
questione della regolamentazione dei flussi migratori (ma come e a
quali condizioni?) si associano le considerazioni assai più rozze (e
rivelatrici) di chi - è il caso di Maurizio Gasparri, vice presidente
del Senato di Forza Italia - non esita a sostenere che gli interventi
sono stati assunti contro <<i centri sociali del mare, non a caso
spesso gestiti dagli stessi personaggi che si distinsero in azioni di
piazza negli anni passati>> e - aggiunge - i quali
<<svolgono una funzione di supporto ai trafficanti>>.
I contenuti del provvedimento, il cui obiettivo è - come già si è
ricordato - quello di fermare le traversate in mare, che aumenterebbero
grazie alla presenza delle ONG - prevede che le navi operino sotto il
diretto controllo delle autorità il che comporta che esse siano tenute a
formalizzare la richiesta di un porto sicuro. Tutto questo si
accompagna all'obbligo di limitarsi a un solo soccorso - è questo il
punto più debole del decreto - e poi procedere verso il porto assegnato,
senza la possibilità di soccorsi multipli, cioè di sostare per
accogliere altri naufraghi, e all'obbligo di chiedere, infine, la
formalizzazione della <<domanda>> di asilo alle persone a
bordo. Nel caso di non ottemperamento delle regole sono previste pesanti
sanzioni, che vanno da multe fino a 50.000 € a fermi e alla confisca
del mezzo.
La strategia
adottata, proponendosi di ostacolare le attività di ricerca e di
soccorso delle ONG determina l'aumento, in modo esponenziale, del
rischio di morte per migliaia di persone. Secondo Emergency sono
quasi 1400 le persone che lo scorso anno hanno perso la vita
nel Mediterraneo, mentre sono più di 25000 i morti in mare dal 2014 ad
oggi. La diminuzione delle capacità operative delle ONG non potrà che
accentuare questo processo, incrementando pesantemente il numero dei
decessi.
La valutazione etica
Non sono mancati, in proposito, interventi fortemente critici, sia sul
terreno giuridico che etico. Al primo livello - quello giuridico -
molti esperti hanno fatto notare come ad essere contraddetti sono gli
obblighi sanciti dalle convenzioni e dalle leggi internazionali.
Secondo Valentin Schatz, giurista dell'università di Luneburg e membro
del team giuridico delle ONG <<l'Italia non può imporre le
modalità di svolgimento delle operazioni di soccorso in acque
internazionali>>. Al di là della lesione dei diritti del mare vi è
chi ipotizza (e non senza una seria motivazioni) un vero e proprio vulnus della stessa Carta costituzionale, che prevede l'accoglienza ai profughi come un fondamentale dovere etico.
Il discorso si sposta allora proprio a questo secondo livello - quello
etico - dove, oltre ad essere del tutto emarginata la <<cultura
del mare>> la tendenza a cancellare la nuova emergenza, chiudendo
gli occhi di fronte a stragi di persone umane - molte sono le donne e i
bambini la cui vita viene cancellata - costituisce un atto di pesante
crudeltà e una esplicita violazione di un imperativo morale che non può
(e non deve) essere ridimensionato nella sua portata né tantomeno del
tutto accantonato. In gioco vi è infatti il destino dell'umanità, la
capacità, in altri termini, di conservare un livello accettabile di
civiltà, non precipitando, come purtroppo sta avvenendo, nella barbarie.
A rendere poi ancora più grave e inaccettabile un intervento come
quello dell'attuale governo è il fatto che avvenga nel momento in cui si
fa strada a livello strutturale il processo di unificazione del pianeta
in ragione della globalizzazione in costante e sempre più rapida
crescita. Mentre dunque crollano i confini fisico-geografici con il
farsi strada in tutti i campi della vita economico-sociale e culturale
di interventi che scavalcano le frontiere delle singole nazioni - è
questa la ragione dell'anacronismo e della miopia cui si è accennato -
si riaffacciano a livello politico provincialismi, sciovinismi e
fondamentalismi destinati in prospettiva a soccombere. Proprio quando si
creano le condizioni per sperimentare l'unità della famiglia umana in
un mondo divenuto un piccolo pianeta, dove i legami divengono sempre più
stretti tra i singoli e tra i poteri, e si apre pertanto la possibilità
di vivere l'esperienza di una fraternità universale, si assiste alla
nascita di rigurgiti egoistici, frutto di un individualismo esasperato
che denuncia una caduta di responsabilità sociale. Di fronte
all'occasione fornita dalla storia di superare le barriere che hanno per
molto tempo concorso a generare violenza e guerra si perpetuano vecchie
rivalità ed emergono forme di difesa non delle diverse identità
culturali - il che è auspicabile se si vuole che l'universalità non
coincida con una omologazione appiattente - ma di logiche di potere che
alterano gli equilibri sociopolitici.
Le responsabilità dell'Occidente
Non
si può concludere questa rassegna senza accennare a una verità scomoda,
che Domenico Quirico in un articolo, per alcuni aspetti discutibile,
apparso sul giornale La Stampa (Migranti. Una verità scomoda, 31
dicembre 2022, p. 9), metteva con chiarezza in luce. La odierna
migrazione - osservava - è anche, in larga misura, la conseguenza della
lotta di classe esistente in vaste zone del mondo, dove sono presenti,
con la complicità dell'Occidente, dittatori, uomini corrotti di governo e
di sottogoverno sostenuti anche dai nostri governi. Si tratta allora -
egli scrive - di <<eliminare dal Presente storico queste classi di
potere che con la nostra attiva collaborazione in Occidente continuano
rubando e violentando a produrre migranti>>.
Purtroppo la cosa non è facile. Questi regimi e queste classi di
potere sono quelli con cui continuiamo ad intrattenere <<buoni
rapporti>>, sia perché ci forniscono materie prime essenziali,
quali l'uranio, il petrolio, il gas di cobalto e il rame - materie tutte
considerate essenziali per il mantenimento e il potenziamento del
nostro modello di sviluppo -, sia perché presidiano zone del mondo in
cui potrebbero farsi sentire i nemici maggiori della nostra sicurezza
civile.
L'attuale
occupazione dell'Africa, le cui terre sono sottratte ai locali,
perpetuando una forma di colonialismo schiavista è un esempio
emblematico di questa situazione. Non è possibile imporre la giustizia,
con sequestri di beni a oligarchi il cui denaro è depositato nelle
banche dei Paesi occidentali o dare il proprio concorso alle lotte di
liberazione che prendono corpo nelle aree povere del mondo, se si
mantiene la palla al piede cui si è alluso e si hanno le mani sporche
per la complicità e il sostegno fornito a chi fornisce con il proprio
comportamento lo sviluppo del fenomeno migratorio. Non è sufficiente
ipotizzare come alternativa a tale fenomeno l'offerta di sussidi
economici ai Paesi poveri - come giustamente cercano di fare le
organizzazioni di solidarietà internazionale - se, prima ancora, non si
interviene, anche con forti misure restrittive, a provocare la caduta
dei regimi cui si è fatto riferimento. Sta qui la prima (e la più grave)
responsabilità dell'Occidente, e di qui deve, dunque, partire il primo
(e più importante) impegno da assumere.