“ Accesso negato in conferenza stampa per voi reporter ‘sgraditi’ ”
IL FATTO QUOTIDIANO, 22 FEBBRAIO
ALFREDO BOSCO
La presidente del Consiglio Meloni è arrivata per visitare Bucha e Irpin: nel pomeriggio si teneva poi la conferenza stampa nel palazzo presidenziale, per confermare la vicinanza dell’Italia con il popolo ucraino. Il collega Andrea Sceresini e io abbiamo seguito la prima parte, ma non ritenevamo necessario andare alla conferenza sapendo che il nostro caso era nell’agenda del dialogo tra i due governi. Abbiamo scoperto che comunque ci sarebbe stato negato l’accesso: ennesima evidenza che ci viene impedito di fare il nostro lavoro. Sono due settimane che non riceviamo aggiornamenti sulle motivazioni del nostro fermo professionale in attesa d’esser convocati dai servizi di sicurezza ucraini (Sbu), non ci sono passi avanti e nessuno sa dirci più di “Stiamo facendo il possibile”. Per almeno cinque volte ci è stato detto che avremmo avuto appuntamento coi servizi di sicurezza, ma poi non succede nulla. Ringraziamo ancora la FNSI, la federazione nazionale stampa italiana, l’interrogazione parlamentare del segretario di Sinistra italiana Fratoianni, nonché l’appoggio delle testate giornalistiche con le quali collaboriamo; ma chiediamo passi avanti concreti, che ci venga detto quando e dove, ma soprattutto cosa dobbiamo fare per tornare a lavorare in Ucraina. Siamo al teatrino dell’assurdo: continuiamo a ricevere messaggi di persone inferocite perché ci considerano “filo-russi”. Inutile spiegare che abbiamo fatto inchieste che ci avevano messo nei guai in quelle aree: se tu sei stato lì allora sei uno di loro. Ci difendiamo e tentiamo di portare avanti un messaggio che dovrebbe essere ovvio: se mi blocchi come reporter è perché ho violato la sicurezza del Paese? No? Allora dimmi il motivo, sennò ho il diritto di continuare.
Una volta una persona saggia disse a un giovane fotografo sul fronte di guerra: “Devi fare la notizia, non essere la notizia”. Chiediamo una soluzione, anche perché almeno altri 7-8 colleghi sono coinvolti: chi sceglie chi è buono e chi no? Sarebbe bello domandarlo, ma chi è libero di farlo non lo sta facendo.