69 - DIVERSAMENTE CHIESA - gennaio-febbraio 2019
LA BUONA NOVELLA – 6
Alla quinta tappa del nostro percorso siamo stati nella bottega del falegname che costruisce le croci per Gesù e i due ladroni; ora Gesù, croce in spalla, è sulla strada che lo conduce al Golgota, dove sarà giustiziato. La “via della croce” è preghiera dolcissima, ricca di spiritualità.
VIA DELLA CROCE
"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."
Ben più della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode per te trucidati.
Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in mano,
i rantoli d'un ciarlatano.
Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non è un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:
fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave già prima di Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdonò a Maddalena,
di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegnò al Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.
Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare.
La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore.
Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.
Han volti distesi, già inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.
Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
degli umili, degli straccioni.
Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.
Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.
Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.
Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.
Il commento
Le prime tre strofe ci portano voci cariche d’odio - poterti smembrare coi denti e le mani, sapere i tuoi occhi bevuti dai cani -, sono quelle dei padri dei neonati a suo tempo sterminati da Erode che, ritenendolo responsabile - da Erode per te trucidati -, augurano a Cristo atroci sofferenze - trent'anni hanno atteso col fegato in mano, i rantoli d'un ciarlatano - e ringraziano Pilato che l’ha condannato. Le donne ebree no. Dipendenti dai mariti, per la cultura del tempo, anche dopo la morte di questi - fedeli umiliate da un credo inumano che le volle schiave già prima di Abramo -, sono con Gesù e nelle tre strofe successive le vediamo nascondere invano il dolore sotto le vesti - si serran le vesti sugli occhi e sul cuore ma filtra dai veli il dolore -. Cristo è quello che ha perdonato Maddalena l’adultera e che, compiendo questo gesto, ha predicato anche la loro liberazione. Lo riconoscono dunque come redentore.
Nascosti tra la folla - confusi alla folla ti seguono muti -, già pensando alla missione - la semineranno per mare e per terra tra boschi e città la tua buona novella -, incapaci anche solo di salutare Gesù - nessuno di loro ti grida un addio -, compaiono ora gli apostoli, sopraffatti dallo spavento e dal dolore - stasera è più forte il terrore -.
Nelle scene che seguono troviamo gli uomini del potere – il potere vestito d'umana sembianza -, che hanno condannato Gesù e che ora vedendolo prossimo alla morte più non lo temono - ormai ti considera morto abbastanza -, e guardano invece con circospezione alle intenzioni dei poveri - e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni degli umili, degli straccioni -.
Le ultime tre strofe sono per i due ladri che accompagnano Gesù - eppure ti stanno vicini - nel cammino verso la crocifissione…
LA DICHIARAZIONE DI ISLAMABAD
In Pakistan, lo scorso 6 gennaio, sotto l’egida del Consiglio degli ulema (Puc), più di 500 imam hanno firmato un documento in 7 punti che condanna il terrorismo, le violenze compiute in nome della religione e le fatwa, editti emanati dagli ulema radicali, insieme ad una presa di posizione a favore di Asia Masih (Asia Bibi), la donna cristiana condannata a morte e assolta dall’accusa di blasfemia dopo 9 anni di prigione, ora in pericolo a causa dei radicali islamici e in attesa di lasciare il Pakistan.
Per la Repubblica islamica del Pakistan, segnata da continui attentati fondamentalisti contro le minoranze religiose cristiane e contro gli ahmadi e gli sciiti, si tratta di un documento storico che guarda al Pakistan come Paese multi-etnico e multi-religioso.
Al punto 1, il documento condanna gli omicidi compiuti «con il pretesto della religione», perché «contro gli insegnamenti dell’islam». Al punto 2 dice che «nessun leader religioso ha il diritto di criticare i profeti e nessuna setta può essere dichiarata infedele». Al 3, è scritto che nessuno, musulmano o non musulmano, può essere dichiarato meritevole di uccisione da sentenze estranee ai tribunali e che i fedeli di ogni religione o setta hanno il diritto di vivere nel Paese secondo la propria cultura e dottrina. Ne scaturisce, punto 4, il diritto a organizzarsi in maniera autonoma con il consenso delle amministrazioni locali e, punto 5, il divieto di pubblicare libri, opuscoli, audio che incitino all’odio religioso. Il punto 6 sottolinea che «è responsabilità del governo proteggere la vita e le proprietà dei non musulmani che vivono in Pakistan». In ultimo, al punto 7, il documento ribadisce l’importanza del Piano d’azione nazionale nella lotta al fondamentalismo e decreta il 2019 anno dedicato a «sradicare il terrorismo, l’estremismo e la violenza settaria dal Paese».
(v. www.asianews.it e www.sosmissionario.it)
(continua)

