Orgoglio Arcobaleno
FLAVIA AMABILE - Roma
Ore 12, gara con i sacchi. Un gruppo di bambine e bambini si infila dentro e inizia a saltare. Qualcuno grida, qualcuno cade, molti ridono come tutti gli altri piccoli sparsi a villa De Sanctis, uno spazio verde sulla via Casilina a Roma. Loro, però, sono le bambine e i bambini delle Famiglie Arcobaleno, figli di due madri o di due padri, figli di serie B, costretti a vivere con meno diritti dei loro coetanei nati da una madre e un padre. Ce ne sono decine, se ne stanno distesi sul prato, in braccio ai genitori o ai nonni, nascosti nei lombrichi di tela a rotolarsi nell'erba. Ogni anno a maggio si ritrovano nei giardini e nei parchi delle città italiane per una giornata di festa, musica, giochi. Ieri l'appuntamento era a Roma, Torino, Napoli, Palermo, Genova, Perugia e ancora altre città. L'11 si vedono a Biella, domenica prossima si prosegue con Milano, Imola e Pordenone.
Nel frattempo la gara di sacchi è terminata. Un altro gruppo di bambine, bambini e genitori afferra una coperta arcobaleno e inizia a farla danzare sulle loro teste. Il gruppo si muove compatto, nessuno rimane fuori, come provano a fare anche nella vita di tutti i giorni. Daniela ha 6 anni, osserva i giochi seduta su una panchina. In mano ha un diario e un pennarello magico, non ha voglia di saltare con il sacco e nemmeno di tirare i lembi di una coperta. Se ne sta aggrappata ai padri e alla sorella più piccola, Loren, quattro anni. «Oggi è stanca - spiega Raffaele Improta, 40 anni e un sorriso contagioso -, preferisce il diario perché è rimasta a dormire a casa di un'amica». Per lo Stato italiano Raffaele non è il padre che è andato fino a Las Vegas una decina di volte per seguire ogni fase della gestazione per altri. Era presente agli incontri con la donna portatrice, alle ecografie in ospedale e pure in sala parto. «Ho tagliato il cordone ombelicale e l'ho avuta in braccio subito dopo la nascita», racconta con fierezza. Non è nemmeno il padre che per quattro anni ha messo da parte il lavoro per seguire le piccole finché non hanno avuto l'età per andare alla materna. «Ora ho ripreso a lavorare. Solo la mattina, però. Quando escono da scuola, vado a prenderle e sto con loro». Raffaele Improta non è nessuno. Il seme usato per la gestazione per altri è di suo marito, Simone Sciunnacche, 48 anni, per lo Stato italiano un padre single, l'unico a poter riconoscere le due bambine. «Ora inizieremo l'iter per l'adozione», promette Simone.
Ore 13, tuffi nella piscina delle palline colorate. Edoardo ha due anni, è troppo piccolo per saltare nei sacchi. Agnese Bafundi, 36 anni, una delle due mamme, lo ha portato sotto la coperta arcobaleno ma lui ha una passione sfrenata per la grande scatola piena di palline colorate. Si lancia nella scatola flessuosa e inizia a tirare fuori le sfere. Agnese lavora in Banca d'Italia. Genny Sangiovanni, la moglie, lavora al Mef. Si sono conosciute in un'aula della Facoltà di Economia e non si sono più lasciate. «Siamo andate in Belgio a fare la fecondazione assistita. Ora stiamo provando ad allargare la famiglia».
Ore 16, laboratorio di lettura. Anita, 4 anni e mezzo, si siede davanti all'angolo dei libri e aspetta. Stefania, la libraia, si sistema su una sediolina da campo, prende un volumetto dalle pagine colorate e inizia a raccontare storie di conigli, giraffe e orecchie lunghe. «Anita potrebbe restare ore ad ascoltare», spiega Giacomo Spezzacatena, 50 anni, informatico dell'Inps. Lui e Dario De Pinto, funzionario della Banca d'Italia, sono andati in California per far nascere la loro figlia. «Un percorso di amore bellissimo», lo definisce Giacomo. Hanno provato anche a dare un fratellino o una sorellina ad Anita. «Non è andata bene, ci siamo fermati», prosegue Dario. Una coppia si ferma a parlare con loro e chiede informazioni sul loro percorso, sulle difficoltà da superare. La festa delle Famiglie Arcobaleno è anche questo. «Ci si incontra per condividere la propria esperienza, per aiutare chi sta iniziando», spiega Giacomo.
Alla festa partecipa anche Claudia Pratelli, assessore alla Scuola del comune di Roma. Assicura il sostegno del Campidoglio alle famiglie Arcobaleno. Un sostegno necessario in un momento in cui il governo ha bloccato le trascrizioni. «Speriamo che le amministrazioni esercitino pressione sull'assenza di una legge - afferma Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno -. Noi, per quello che ci riguarda, continueremo a mobilitarci ovunque non avvengano le trascrizioni. La battaglia per i nostri figli va avanti».
La Stampa, 8 maggio