Gruppo Primavera
"Restiamo umani"
Rivalta di Torino, 18 giugno 2023
Migranti (Francesco Guccini e I Musici)
| Andavamo che non era ancor giorno La bocca piena di sogni e dolore Lasciavamo in un niente di ore e lì attorno Una casa di gente e di amore È una terra da infami di sassi e di rabbia La miseria attaccata alla pelle come una scabbia Ma nei petti gonfiava un respiro Che volava in giro come una danza E andavamo nel mondo, America, Europa Dovunque ci fosse uno spazio comunque Sapendo di andare a soffrire Per vivere e ricostruire Mescolavo al sangue la storia Per creare Una nuova e vitale memoria Il turbinio di speranza, di vita futura, lavoro, di gioia Per noi, a decine, a migliaia Per noi, così in tanti Per noi niente e nessuno Per noi emigranti E partiamo per caso, per sorte Su quei gusci di noce affollati
| Di scafisti violenti, di umanità nuda Donne, vecchie e bambini e di morti Un confuso partire, ignoto l'arrivo Non più l'ora o del giorno, ma se arrivi e da vivo Ma nei cuori si allarga un respiro Che ci spinge a andare ad osare sul mare Fra paure e gli stenti di quel mare mai visto Ma stringendo un sogno fra i denti Che qualcuno lontano ci accolga Ci tenda una mano a noi supplicanti A noi meno di niente e nessuno Noi diversi di pelle e cultura Noi che siamo anche forse il futuro A noi immigranti E veniamo da un mondo di guerre e di fame e dovunque E cerchiamo una patria comunque Per tornare a sperare Per vivere ancora E veniamo da un mondo di guerra e di fame e dovunque E cerchiamo una patria comunque Per tornare a sperare Per vivere ancora Per ricominciare
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Perché non posso tacere
Sono indignato per le politiche razziste e criminali del nostro governo
Sono indignato per la strage di Cutro perché i profughi potevano e dovevano essere salvati
Sono indignato perché il governo a questa tragedia ha risposto con il decreto Cutro
Sono indignato perché il governo ha disatteso il diritto d'asilo e smantellato la protezione speciale
Sono indignato per le dichiarazioni razziste e per le politiche migratorie criminali di alcuni partiti italiani ed europei
Come missionario, come cristiano ma soprattutto come essere umano mi vergogno di questa disumanizzazione in atto. Se non sentiamo la sofferenza dell'altro e dell'altra significa che siamo diventati belve (Alex Zanotelli)
Dal libro dell'Esodo
Esodo 2, 23 - 25
Gli israeliti soffrivano per la loro schiavitù e alzavano forti lamenti. Dal profondo della sofferenza il loro grido salì fino a Dio. Dio ascoltò il loro lamento e volle mostrarsi fedele alla promessa fatta ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò verso gli israeliti e prese a cuore la loro condizione.
Esodo 3, 7 - 10
Il Signore disse a Mosè: "Ho visto le disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele. Il grido degli israeliti è giunto fino a me e ho visto come gli egiziani li opprimono. Ora va'! Io ti mando dal faraone per far uscire dall'Egitto il mio popolo, gli israeliti".
Commento all'Esodo
Anche qualche millennio fa c'era tanta povera gente che era sottoposta alla schiavitù, proprio in quel Sud del mondo da dove ancor oggi salgono, su illeciti barconi, i profughi e i migranti, ritenuti i potenziali delinquenti, pericolosi nemici del benessere e della pace in Europa.
Ebbene, tra loro, c'erano anche tanti uomini e donne che erano rimasti per quattrocento anni nel meraviglioso Paese dov'erano cresciuti felici sino a diventare un popolo grandissimo. Non avrebbero mai voluto andare via, mettersi su una strada o su un barcone diretto in terra straniera, verso un mondo che avevano conosciuto a malapena e solo per sentito dire. Ma, a un certo punto, la vita era divenuta invivibile per loro, erano derubati dei loro beni primari, vessati giorno e notte con violenze e lavori forzati, non avevano diritto né a un giorno né a una notte di riposo, i figli maschi gli venivano uccisi mentre le madri li mettevano al mondo. Per questo iniziarono a gridare e a cercare una via d'uscita, foss'anche quella di abbandonare la "mamma Africa", il grande Paese dove erano stati allevati e che, senz'altro, amavano.
Al faraone fu Dio stesso a mandare a dire: "Lascia partire il mio popolo!" E quello la pensava come i nostri governanti e rispondeva: "Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!" (Es 5,1-2). E anche per quelli che erano impauriti e titubanti a partire, temendo un peggiore destino, anche per loro ci fu l'incoraggiante parola di Dio che usciva dalla bocca di Mosè: "Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai lavori forzati, vi libererò dalla schiavitù, vi riscatterò con braccio teso: io sono il vostro Dio che vi sottrae ai lavori forzati, vi farò entrare in una terra bella, spaziosa e dolce!" (Es 6,6-8).
Il Dio della Bibbia è Lui il "colpevole" delle grandi migrazioni. Fu lui a mettere in testa a quel povero Mosè di far partire il popolo che stava soffrendo e morendo in Egitto. È Lui che apre le menti degli schiavi alle aurore possibili della libertà. È Lui che stabilisce l'unico lecito, universale Codice: che la terra è di Dio, per cui ogni creatura ha diritto di camminarvi sopra e di condividerne fraternamente i frutti; ogni donna, ogni uomo ha diritto di vivere, di muoversi, di partire per trovare uno spazio dove fissare una tenda, coltivare un giardino, costruire cortili dove i bambini e le bambine possano giocare felici. (Rosanna Virgili)
Breve momento di silenzio
Svegliaci, svegliaci, o Dio nostro custode. Quante volte non guardiamo oltre la finestra, spesso le nostre chiavi sanno solo chiudere.
"Figlio mio, figlia mia: allarga la tua tenda, stendi al massimo i teli e le funi. Di' al tuo cuore che è tempo di aprirsi".
Fa' o Signore che in noi ogni giorno lo sguardo si allarghi e che l'umanità intera possa riassaporare il Tuo sorriso sul mondo (Franco Barbero)
Possiamo ora esprimere liberamente le nostre preghiere, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri, i nostri ringraziamenti rispondendo con la frase:
Di' al tuo cuore che è tempo di aprirsi
Migrante nostro,
che sei nei centri,
sia rispettato il tuo nome
venga il giorno in cui ovunque
la terra ti accolga,
ti sia restituita la tua dignità,
come in mare,
così in terra.
Che non ti sia negato il pane
quotidiano,
perdona a noi la violazione dei
tuoi diritti
come noi ci impegniamo a non
esserti più debitori.
E non ricorriamo ingiustamente
alla tua detenzione
ma liberiamoti dal mare…
Amen
Ci salutiamo con una benedizione ripresa dalla preghiera interreligiosa celebrata a Lampedusa nell'ottobre 2014 per commemorare i morti della strage del 3 ottobre 2013
Siamo qui riuniti per invocare le tue benedizioni sui popoli del Mediterraneo, perché vivano in pace e prosperità, senza guerre e persecuzioni, nella libertà e nella giustizia.
Siamo qui, nella nostra diversità, per dire insieme una parola di impegno perché il Mediterraneo possa essere il mare dell'incontro e della speranza e non quello della morte e della paura.