giovedì 22 giugno 2023

CELEBRAZIONE DEL GRUPPO PRIMAVERA

Gruppo Primavera

"Restiamo umani"

Rivalta di Torino, 18 giugno 2023

 


Migranti (Francesco Guccini e I Musici)


Andavamo che non era ancor giorno

La bocca piena di sogni e dolore

Lasciavamo in un niente di ore e lì attorno

Una casa di gente e di amore

È una terra da infami di sassi e di rabbia

La miseria attaccata alla pelle come una

scabbia

Ma nei petti gonfiava un respiro

Che volava in giro come una danza

E andavamo nel mondo, America, Europa

Dovunque ci fosse uno spazio comunque

Sapendo di andare a soffrire

Per vivere e ricostruire

Mescolavo al sangue la storia

Per creare

Una nuova e vitale memoria

Il turbinio di speranza, di vita futura, lavoro,

di gioia

Per noi, a decine, a migliaia

Per noi, così in tanti

Per noi niente e nessuno

Per noi emigranti

E partiamo per caso, per sorte

Su quei gusci di noce affollati

 

Di scafisti violenti, di umanità nuda

Donne, vecchie e bambini e di morti Un

confuso partire, ignoto l'arrivo

Non più l'ora o del giorno, ma se arrivi e da

vivo

Ma nei cuori si allarga un respiro

Che ci spinge a andare ad osare sul mare

Fra paure e gli stenti di quel mare mai

visto

Ma stringendo un sogno fra i denti

Che qualcuno lontano ci accolga

Ci tenda una mano a noi supplicanti

A noi meno di niente e nessuno

Noi diversi di pelle e cultura

Noi che siamo anche forse il futuro

A noi immigranti

E veniamo da un mondo di guerre e di

fame e dovunque

E cerchiamo una patria comunque

Per tornare a sperare

Per vivere ancora

E veniamo da un mondo di guerra e di

fame e dovunque

E cerchiamo una patria comunque

Per tornare a sperare

Per vivere ancora

Per ricominciare

 

 

Perché non posso tacere

Sono indignato per le politiche razziste e criminali del nostro governo

Sono indignato per la strage di Cutro perché i profughi potevano e dovevano essere salvati

Sono indignato perché il governo a questa tragedia ha risposto con il decreto Cutro

Sono indignato perché il governo ha disatteso il diritto d'asilo e smantellato la protezione speciale

Sono indignato per le dichiarazioni razziste e per le politiche migratorie criminali di alcuni partiti italiani ed europei

Come missionario, come cristiano ma soprattutto come essere umano mi vergogno di questa disumanizzazione in atto. Se non sentiamo la sofferenza dell'altro e dell'altra significa che siamo diventati belve (Alex Zanotelli)

 

Dal libro dell'Esodo

Esodo 2, 23 - 25

Gli israeliti soffrivano per la loro schiavitù e alzavano forti lamenti. Dal profondo della sofferenza il loro grido salì fino a Dio. Dio ascoltò il loro lamento e volle mostrarsi fedele alla promessa fatta ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò verso gli israeliti e prese a cuore la loro condizione.

 

Esodo 3, 7 - 10

Il Signore disse a Mosè: "Ho visto le disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele. Il grido degli israeliti è giunto fino a me e ho visto come gli egiziani li opprimono. Ora va'! Io ti mando dal faraone per far uscire dall'Egitto il mio popolo, gli israeliti".

 

Commento all'Esodo

Anche qualche millennio fa c'era tanta povera gente che era sottoposta alla schiavitù, proprio in quel Sud del mondo da dove ancor oggi salgono, su illeciti barconi, i profughi e i migranti, ritenuti i potenziali delinquenti, pericolosi nemici del benessere e della pace in Europa. 

Ebbene, tra loro, c'erano anche tanti uomini e donne che erano rimasti per quattrocento anni nel meraviglioso Paese dov'erano cresciuti felici sino a diventare un popolo grandissimo. Non avrebbero mai voluto andare via, mettersi su una strada o su un barcone diretto in terra straniera, verso un mondo che avevano conosciuto a malapena e solo per sentito dire. Ma, a un certo punto, la vita era divenuta invivibile per loro, erano derubati dei loro beni primari, vessati giorno e notte con violenze e lavori forzati, non avevano diritto né a un giorno né a una notte di riposo, i figli maschi gli venivano uccisi mentre le madri li mettevano al mondo. Per questo iniziarono a gridare e a cercare una via d'uscita, foss'anche quella di abbandonare la "mamma Africa", il grande Paese dove erano stati allevati e che, senz'altro, amavano. 

Al faraone fu Dio stesso a mandare a dire: "Lascia partire il mio popolo!" E quello la pensava come i nostri governanti e rispondeva: "Chi è il Signore, perché io debba ascoltare la sua voce e lasciare partire Israele? Non conosco il Signore e non lascerò certo partire Israele!" (Es 5,1-2). E anche per quelli che erano impauriti e titubanti a partire, temendo un peggiore destino, anche per loro ci fu l'incoraggiante parola di Dio che usciva dalla bocca di Mosè: "Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai lavori forzati, vi libererò dalla schiavitù, vi riscatterò con braccio teso: io sono il vostro Dio che vi sottrae ai lavori forzati, vi farò entrare in una terra bella, spaziosa e dolce!" (Es 6,6-8).

Il Dio della Bibbia è Lui il "colpevole" delle grandi migrazioni. Fu lui a mettere in testa a quel povero Mosè di far partire il popolo che stava soffrendo e morendo in Egitto. È Lui che apre le menti degli schiavi alle aurore possibili della libertà. È Lui che stabilisce l'unico lecito, universale Codice: che la terra è di Dio, per cui ogni creatura ha diritto di camminarvi sopra e di condividerne fraternamente i frutti; ogni donna, ogni uomo ha diritto di vivere, di muoversi, di partire per trovare uno spazio dove fissare una tenda, coltivare un giardino, costruire cortili dove i bambini e le bambine possano giocare felici. (Rosanna Virgili)

Breve momento di silenzio

Svegliaci, svegliaci, o Dio nostro custode. Quante volte non guardiamo oltre la finestra, spesso le nostre chiavi sanno solo chiudere.

"Figlio mio, figlia mia: allarga la tua tenda, stendi al massimo i teli e le funi. Di' al tuo cuore che è tempo di aprirsi".

Fa' o Signore che in noi ogni giorno lo sguardo si allarghi e che l'umanità intera possa riassaporare il Tuo sorriso sul mondo (Franco Barbero)

 

Possiamo ora esprimere liberamente le nostre preghiere, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri, i nostri ringraziamenti rispondendo con la frase:

Di' al tuo cuore che è tempo di aprirsi

 

Migrante nostro,

che sei nei centri,

sia rispettato il tuo nome

venga il giorno in cui ovunque

la terra ti accolga,

ti sia restituita la tua dignità,

come in mare,

così in terra.

Che non ti sia negato il pane

quotidiano,

perdona a noi la violazione dei

tuoi diritti

come noi ci impegniamo a non

esserti più debitori.

E non ricorriamo ingiustamente

alla tua detenzione

ma liberiamoti dal mare…

Amen

 

Ci salutiamo con una benedizione ripresa dalla preghiera interreligiosa celebrata a Lampedusa nell'ottobre 2014 per commemorare i morti della strage del 3 ottobre 2013

 

Siamo qui riuniti per invocare le tue benedizioni sui popoli del Mediterraneo, perché vivano in pace e prosperità, senza guerre e persecuzioni, nella libertà e nella giustizia.


Siamo qui, nella nostra diversità, per dire insieme una parola di impegno perché il Mediterraneo possa essere il mare dell'incontro e della speranza e non quello della morte e della paura.