P. Rupnik espulso dai gesuiti. Punizione o protezione?
Ludovica Eugenio
Adista Notizie n° 23 del 01/07/2023
41515 ROMA-ADISTA. Punizione o protezione estrema? È molto ambiguo il provvedimento preso dai vertici dei gesuiti contro il prete, teologo e mosaicista sloveno, p. Marco Rupnik, accusato da numerose donne di abusi sessuali. A deciderlo, il 9 giugno scorso, è stato il generale p. Arturo Sosa, come si legge in un comunicato del 15 firmato dal delegato per le Case e le opere interprovinciali dei Gesuiti (DIR) a Roma, p. Johan Verschueren. Una misura originata, tuttavia, non dagli abusi di cui il religioso è accusato, quanto «a causa del suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza».
Il “Team Referente in casi di denunce nei confronti di gesuiti appartenenti alla DIR” ha consegnato, continua il comunicato, nel febbraio 2023 «il suo dossier relativamente alle numerose denunce di ogni tipo che ci sono giunte, provenienti da fonti molto diverse e per fatti avvenuti in un arco temporale di oltre 30 anni a riguardo di padre Rupnik. Come Superiori abbiamo ritenuto il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto e ci siamo attenuti alle indicazioni e alle raccomandazioni forniteci dal Team Referente nelle sue considerazioni finali». Tuttavia, il cambio di comunità (con trasferimento in Lombardia) e la nuova missione imposti a p. Rupnik lo scorso marzo «in cui gli abbiamo offerto un’ultima possibilità come gesuita di fare i conti con il proprio passato e di dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui, per poter entrare in un percorso di verità», sono stati rifiutati dallo stesso. «Di fronte al reiterato rifiuto di Marko Rupnik di obbedire a questo mandato, ci è rimasta purtroppo una sola soluzione: la dimissione dalla Compagnia di Gesù».
Ora Rupnik ha tempo fino al 14 luglio per fare ricorso: «Se e soltanto quando la dimissione dalla Compagnia di p. Marko Rupnik diventasse definitiva, sarà possibile approfondire i temi. Non prima», conclude p. Verschueren.
Dopo l’inchiesta interna che ha accertato gli abusi sessuali su almeno 15 donne, e dopo gli obblighi impostigli, racconta Federica Tourn sul quotidiano Domani (16/6), Rupnik ha continuato a fare come se nulla fosse, viaggiando in Italia e all’estero (a Mostar, in Bosnia-Erzegovina, ospite dei francescani, e nell’isola croata di Hvar, per monitorare lavori in corso e progettare nuove opere), celebrando messa e continuando la sua attività presso il Centro Aletti di Roma, la comunità/atelier/scuola che ha creato.
Indignate le vittime: Rupnik è «responsabile dei fatti che tutte noi abbiamo denunciato – dichiara Anna (nome di fantasia), la prima ex sorella della Comunità Loyola ad aver raccontato a Domani le violenze subite da Rupnik – ma chi perde veramente ancora una volta in questa storia? Le vittime, che sono chiamate ad attendere ulteriori sviluppi», si legge sempre su Domani. «Siamo di fronte a un gioco delle parti, dove la grande assente è la giustizia per chi, come me, aveva creduto nella Chiesa e si è ritrovata abusata nello spirito, nell'anima e nel corpo». A vincere, afferma “Anna”, sono «i gesuiti, che allontanano un confratello problematico, la Chiesa, che continua a proteggerlo, e ovviamente lo stesso Rupnik, che non è obbligato ad assumersi le sue responsabilità e a iniziare un percorso di conversione». «Non è quello che ci aspettavamo», le fa eco “Esther”, un’altra delle ex consacrate della comunità Loyola intervistate da Federica Tourn, «quando abbiamo risposto all'invito del team referente del gesuiti di testimoniare. Abbiamo sperato che lo avrebbero fermato e invece oggi ci troviamo a chiederci quante persone ancora dovranno soffrire a causa sua».
Rupnik è a tutt’oggi prete, e una eventuale dimissione dallo stato clericale spetta ora al Vaticano, lo stesso che ha già salvato Rupnik dalla scomunica latae sentientiae, cioè automatica, comminatagli dal Dicastero per la Dottrina della Fede per l’assoluzione in confessionale di una novizia con cui aveva avuto un rapporto sessuale.
Rupnik parla attraverso i “fedelissimi”
Rupnik, ammesso che ora non faccia ricorso contro il provvedimento dei gesuiti, dovrà cercare un vescovo compiacente che lo incardini nella sua diocesi, consentendogli magari di continuare la sua opera. Opera che, nel frattempo, porta avanti per interposte persone, come dimostra il comunicato del Centro Aletti (“Lettera agli amici del Centro Aletti”) firmato dal suo “cerchio magico” il 16 giugno, che ha il sapore della rivendicazione: «Il comunicato della D.I.R. omette di rendere noto – attacca – che è stato direttamente p. Marko Rupnik, già il 21 gennaio u.s., a presentare alla Compagnia di Gesù, osservando tutte le condizioni canoniche richieste, istanza per poter uscire dall’Ordine, essendo in toto venuta meno la fiducia verso i propri superiori» che avrebbero, dice il comunicato, «dato ripetuta prova di favorire una campagna mediatica basata su accuse diffamanti e non provate (che hanno esposto a forme di linciaggio la persona di p. Rupnik e tutto il Centro Aletti), rispetto al fornire agli organi di stampa la corretta informazione fondata su atti e documenti, in proprio possesso, dimostrativi di una verità diversa da quanto veniva pubblicato». Atti e documenti, peraltro, mai resi noti.
Anche «gli altri gesuiti del Centro Aletti – prosegue la “Lettera agli amici” – hanno fatto domanda di indulto per uscire dalla Compagnia e sono in attesa che si concluda il relativo procedimento, per poter continuare l’esercizio del loro ministero sacerdotale». Insomma: secondo il Centro Aletti, l’obbligo di trasferimento e il cambio di missione imposti nel marzo scorso, definiti «illogici», non sarebbero stati motivati che dal «fine puramente strumentale di precostituire (come difatti avvenuto) il presupposto per una disubbidienza su cui poi fondare il Decreto di dimissione»; «è presumibile, pertanto, che padre Rupnik resterà fermo nella sua già manifestata volontà di uscire dall’Ordine, continuando a vivere questo momento nel discernimento e nella comunione ecclesiale». Vedremo quali saranno davvero le sue prossime mosse. O quelle del Vaticano, magari nella persona di papa Francesco.
Adista Notizie n° 23 del 01/07/2023
41515 ROMA-ADISTA. Punizione o protezione estrema? È molto ambiguo il provvedimento preso dai vertici dei gesuiti contro il prete, teologo e mosaicista sloveno, p. Marco Rupnik, accusato da numerose donne di abusi sessuali. A deciderlo, il 9 giugno scorso, è stato il generale p. Arturo Sosa, come si legge in un comunicato del 15 firmato dal delegato per le Case e le opere interprovinciali dei Gesuiti (DIR) a Roma, p. Johan Verschueren. Una misura originata, tuttavia, non dagli abusi di cui il religioso è accusato, quanto «a causa del suo rifiuto ostinato di osservare il voto di obbedienza».
Il “Team Referente in casi di denunce nei confronti di gesuiti appartenenti alla DIR” ha consegnato, continua il comunicato, nel febbraio 2023 «il suo dossier relativamente alle numerose denunce di ogni tipo che ci sono giunte, provenienti da fonti molto diverse e per fatti avvenuti in un arco temporale di oltre 30 anni a riguardo di padre Rupnik. Come Superiori abbiamo ritenuto il grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto e ci siamo attenuti alle indicazioni e alle raccomandazioni forniteci dal Team Referente nelle sue considerazioni finali». Tuttavia, il cambio di comunità (con trasferimento in Lombardia) e la nuova missione imposti a p. Rupnik lo scorso marzo «in cui gli abbiamo offerto un’ultima possibilità come gesuita di fare i conti con il proprio passato e di dare un segnale chiaro alle numerose persone lese che testimoniavano contro di lui, per poter entrare in un percorso di verità», sono stati rifiutati dallo stesso. «Di fronte al reiterato rifiuto di Marko Rupnik di obbedire a questo mandato, ci è rimasta purtroppo una sola soluzione: la dimissione dalla Compagnia di Gesù».
Ora Rupnik ha tempo fino al 14 luglio per fare ricorso: «Se e soltanto quando la dimissione dalla Compagnia di p. Marko Rupnik diventasse definitiva, sarà possibile approfondire i temi. Non prima», conclude p. Verschueren.
Dopo l’inchiesta interna che ha accertato gli abusi sessuali su almeno 15 donne, e dopo gli obblighi impostigli, racconta Federica Tourn sul quotidiano Domani (16/6), Rupnik ha continuato a fare come se nulla fosse, viaggiando in Italia e all’estero (a Mostar, in Bosnia-Erzegovina, ospite dei francescani, e nell’isola croata di Hvar, per monitorare lavori in corso e progettare nuove opere), celebrando messa e continuando la sua attività presso il Centro Aletti di Roma, la comunità/atelier/scuola che ha creato.
Indignate le vittime: Rupnik è «responsabile dei fatti che tutte noi abbiamo denunciato – dichiara Anna (nome di fantasia), la prima ex sorella della Comunità Loyola ad aver raccontato a Domani le violenze subite da Rupnik – ma chi perde veramente ancora una volta in questa storia? Le vittime, che sono chiamate ad attendere ulteriori sviluppi», si legge sempre su Domani. «Siamo di fronte a un gioco delle parti, dove la grande assente è la giustizia per chi, come me, aveva creduto nella Chiesa e si è ritrovata abusata nello spirito, nell'anima e nel corpo». A vincere, afferma “Anna”, sono «i gesuiti, che allontanano un confratello problematico, la Chiesa, che continua a proteggerlo, e ovviamente lo stesso Rupnik, che non è obbligato ad assumersi le sue responsabilità e a iniziare un percorso di conversione». «Non è quello che ci aspettavamo», le fa eco “Esther”, un’altra delle ex consacrate della comunità Loyola intervistate da Federica Tourn, «quando abbiamo risposto all'invito del team referente del gesuiti di testimoniare. Abbiamo sperato che lo avrebbero fermato e invece oggi ci troviamo a chiederci quante persone ancora dovranno soffrire a causa sua».
Rupnik è a tutt’oggi prete, e una eventuale dimissione dallo stato clericale spetta ora al Vaticano, lo stesso che ha già salvato Rupnik dalla scomunica latae sentientiae, cioè automatica, comminatagli dal Dicastero per la Dottrina della Fede per l’assoluzione in confessionale di una novizia con cui aveva avuto un rapporto sessuale.
Rupnik parla attraverso i “fedelissimi”
Rupnik, ammesso che ora non faccia ricorso contro il provvedimento dei gesuiti, dovrà cercare un vescovo compiacente che lo incardini nella sua diocesi, consentendogli magari di continuare la sua opera. Opera che, nel frattempo, porta avanti per interposte persone, come dimostra il comunicato del Centro Aletti (“Lettera agli amici del Centro Aletti”) firmato dal suo “cerchio magico” il 16 giugno, che ha il sapore della rivendicazione: «Il comunicato della D.I.R. omette di rendere noto – attacca – che è stato direttamente p. Marko Rupnik, già il 21 gennaio u.s., a presentare alla Compagnia di Gesù, osservando tutte le condizioni canoniche richieste, istanza per poter uscire dall’Ordine, essendo in toto venuta meno la fiducia verso i propri superiori» che avrebbero, dice il comunicato, «dato ripetuta prova di favorire una campagna mediatica basata su accuse diffamanti e non provate (che hanno esposto a forme di linciaggio la persona di p. Rupnik e tutto il Centro Aletti), rispetto al fornire agli organi di stampa la corretta informazione fondata su atti e documenti, in proprio possesso, dimostrativi di una verità diversa da quanto veniva pubblicato». Atti e documenti, peraltro, mai resi noti.
Anche «gli altri gesuiti del Centro Aletti – prosegue la “Lettera agli amici” – hanno fatto domanda di indulto per uscire dalla Compagnia e sono in attesa che si concluda il relativo procedimento, per poter continuare l’esercizio del loro ministero sacerdotale». Insomma: secondo il Centro Aletti, l’obbligo di trasferimento e il cambio di missione imposti nel marzo scorso, definiti «illogici», non sarebbero stati motivati che dal «fine puramente strumentale di precostituire (come difatti avvenuto) il presupposto per una disubbidienza su cui poi fondare il Decreto di dimissione»; «è presumibile, pertanto, che padre Rupnik resterà fermo nella sua già manifestata volontà di uscire dall’Ordine, continuando a vivere questo momento nel discernimento e nella comunione ecclesiale». Vedremo quali saranno davvero le sue prossime mosse. O quelle del Vaticano, magari nella persona di papa Francesco.