venerdì 30 giugno 2023

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 2 LUGLIO

GUARDARSI DALLE COSE GRANDI E APPARISCENTI

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 37 "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

Dal Vangelo di Matteo 10,37-42


Il Vangelo  di oggi ci riporta, nel lungo capitolo dell'invio dei discepoli in missione, l'equipaggiamento con cui Gesù li manda nei villaggi.

Negli ultimi versetti, Matteo sembra già tener conto del cammino compiuto nel suo gruppo comunitario.

Davvero seguire Gesù non è la via della crocifissione, dell'autoflagellazione, ma si tratta di un percorso in cui bisogna fare i conti con la croce, le opposizioni, le paure, le scelte più impegnative.

Un sentierino pio e rassicurante, tutto protetto da un pio parafulmine o ombrellone, non ha nulla in comune con la sequela di Gesù. Questo seducente spiritualismo da "anime devote" è la sostanza di quella "religione borghese" che si costruisce un dio funzionale ai suoi interessi, un "dio comodo", senza pungiglione.

La "madonnina" che fa da mantello rassicurante, il santo protettore che preserva dai rischi, le pratiche religiose che mettono il cuore in pace e assicurano il paradiso: un cristianesimo pulito, rarefatto tutto sacramentato  e garantito che purtroppo sembra ritornare di moda. Anche perché la gerarchia pur di non affrontare i problemi connessi all'abbandono della vita comunitaria ,non condanna tutte le superstizioni e lascia sopravvivere, o addirittura benedice, quelle forme di religiosità che non implicano scelte evangeliche concrete nella vita quotidiana.

Perdere o tenere per sé la vita

Il messaggio indica un bivio. Non si tratta di disprezzare la propria vita o di negare ed immolare le proprie risorse. Si tratta di ricevere la vita come un dono da condividere.

Posso "tenere tutto per me" la mia vita ed essa allora diventerà il culto del mio io, la ricerca delle mie soddisfazioni personali, dei miei piaceri, dei miei progetti. Il Vangelo dice che questa possibilità di tenere per sé la propria vita esiste (v.39) ed è la più sottile delle tentazioni, ma apre una finestra nell'altra direzione: è possibile "perdere la propria vita", cioè metterla a disposizione e così la si ritrova, cioè la si valorizza, le si dà senso. Ovviamente nellòa cultura di oggi tutto spinge nella direzione dell'egocentrismo, ma il messaggio di Gesù piò darci la forza di non adeguarci, anzi ribellarci a questo stile di vita.

L'aut aut del Vangelo

Si noti che, se le parole mettono il lettore  di fronte ad un aut aut, il cuore del messaggio guarda oltre, sottende e lancia una speranza. Dunque se fino ad oggi ho fatto centro su me stesso, praticando la "religione dell'io benesseristico", posso cambiare strada, posso aprire un varco nel mio cuore nella direzione diversa. In sostanza, posso "salvare la mia vita", dal non senso, dall'egoismo....Questo diventa possibile se metto le mie risorse, i miei doni, i miei talenti e il mio tempo sul sentiero della disponibilità verso i "piccoli", cioè le persone più bisognose ed emarginate.

Dunque è possibile cambiare direzione: posso estirpare l'egocentrismo e mettere al centro una costante attenzione agli ultimi. Secondo Gesù questa è una strada difficile, ma è,anche l'unica che da alle nostre vite il senso e la gioia del giorni. Qui Gesù non allude ad un cristianesimo che sacrifica la vita, ma ad un percorso che congiunge lo stimolo ad accogliere tutte le gioie belle della vita, senza mai dimenticare di lottare perché queste gioie fioriscano anche nelle persone che la società abbandona o emargina.

Cominciare dal bicchiere d'acqua

Mi ha sempre colpito questa "tenerezza" tipicamente gesuana che Matteo ci testimonia. Gesù sapeva ed osava chiedere ai discepoli e alle discepole anche rotture traumatiche e scelte sconvolgenti, ma, da buon educatore quale era, sapeva anche  proporre tanti piccoli passi che facessero germinare nei cuori la gioia e il pregustamento  di una vita che stava rinnovandosi.

Sovente si parte da un sorriso, da un saluto, da una piccola attenzione, da un atto di cortesia, da un indugio dialogico, da una parola buona per educare il nostro cuore ad aprirsi alla disponibilità per uscire dall'autocentramento.

Se cominciassimo a cogliere nella nostra vita quotidiana le piccole occasioni, forse ci accorgeremo che "l'incontro con l'altro" è fonte di gioia e di rinnovamento e spesso ci regala delle sorprese.

Certo, anche l'amore ha i suoi tempi: si tratta di  un sentiero da imparare, ma è decisivo imboccare la strada anche a piccoli passi. E' deviante dal sentiero di Gesù cercare di fare grandi cose, vistose ed appariscenti. Come discepoli e discepole cerchiamo di percorrere concretamente i piccoli passi che Gesù ci propone, traducendo il linguaggio evangelico enfatico in azioni concrete nel nostro oggi.