sabato 1 luglio 2023

Un anno e mezzo per la carrozzina

L'attesa infinita di malati e anziani

Repubblica, 30 giugno

di Sara Strippoli

«Io ci provo a essere una persona calma e paziente, ma ricevere adesso la telefonata dell'Asl per la richiesta fatta a dicembre 2022 del letto elettrico e del sollevatore mi fa arrabbiare come un puma», scrive su Facebook la figlia di un anziano cronico che da sei mesi aspettava il via libera per vedersi consegnare gli ausili per il padre. I mesi sono passati e l'autorizzazione non è arrivata. O meglio, il telefono ha squillato ma il paziente nel frattempo era morto: « Fortunatamente aveva una pensione che gli ha permesso di pagarsi tutta l'assistenza», scrive la figlia.

I casi sono tanti: la consegna di una carrozzina richiesta all'Asl Città di Torino il 23 settembre del 2022 è stata autorizzata l'8 giugno di quest'anno. Una carrozzina elettrica richiesta a Torino il 20 giugno dello scorso anno non aveva ancora avuto l'autorizzazione dell'azienda sanitaria nei primi giorni di questo mese.

C'è anche di peggio: la pratica datata il 17 gennaio del 2022 non risultava evasa nei primi giorni dello scorso mese.

La legge dice che le Asl avrebbero 50 giorni di tempo per autorizzare i fornitori a consegnare ausili indispensabili a migliorare la qualità della vita di disabili, pazienti cronici, anziani non autosufficienti.

Invece, da quello che raccontano cittadini esasperati e pazienti bisogna attendere oltre sei mesi per vedersi recapitare un cuscino antidecubito. E nella lista delle attese interminabili ci sono anche le dotazioni per i bambini diabetici. «Soltanto grazie alla rete delle associazioni di pazienti con quella patologia i genitori riescono a tamponare la situazione prestandosi a vicenda medicinali e ausili», racconta Alessandro Agostinelli, portavoce dell'associazione disabili I do che ha raccolto le segnalazioni di quanti aspettano per mesi degli apparecchi e poi, se se lo possono permettere, scelgono di acquistarli di tasca loro.

Succede anche, continua Agostinelli, «che le Asl abbiano grandi ritardi nell'approvazione dei piani terapeutici: si finisce dunque per chiedere alle farmacie di anticipare attrezzature e medicinali. In alternativa, chi ha disponibilità economica spende per qualcosa di cui avrebbe pieno diritto». C'è pure un dettaglio che complica le comunicazioni: se prima del Covid c'era un ufficio aperto al pubblico al quale ci si poteva rivolgere per sollecitare le risposte, ora bisogna telefonare o inviare una mail sperando che qualcuno risponda, o che sia sufficientemente competente».

Da un anno I do sta raccogliendo denunce sui ritardi delle Asl piemontesi, in particolare quelle del Torinese, e ritiene che a questo punto la situazione sia «fuori controllo. Quando si sente dire che si fa prima a morire si sappia che non è più soltanto un modo di dire. Noi e altre associazioni chiediamo di incontrare al più presto i responsabili delle Asl». Le segnalazioni arrivano anche dai fornitori che devono attendere il via libera dell'azienda sanitaria per consegnare gli ausili: «Ci sono state molte promesse ma i fatti non si vedono — dice Agostinelli — Ci chiediamo cosa stia aspettando la Regione a mettere davvero mano a questo disastro».