domenica 25 giugno 2023

IN MORTE DI BERLUSCONI

 (Beppe Manni Gazzetta di Modena giovedì 22 giugno 23)


Berlusconi pur nelle sue numerose contraddizioni ha segnato trent’anni di storia italiana.

Ho ascoltato l’omelia del Vescovo Delpini nel Duomo di Milano: una meditazione imbarazzata di fronte a questo discusso personaggio.

A 150 anni dalla morte di Manzoni: nei Promessi Sposi si racconta che il cardinale Federigo (1600), predecessore di Delpini, abbraccia l’Innominato convertito e rimprovera la pavidità di don Abbondio; fra Cristoforo va in casa di don Rodrigo per difendere l’onore di Lucia della quale si è incapricciato un signorotto che si crede onnipotente, e alza un braccio gridando ‘Verrà un giorno…”. Nel Cinque Maggio, alla morte di Napoleone il poeta si chiede “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”.

Noi non aspettiamo il difficile giudizio dei posteri. Anche perché siamo in una chiesa e abbiamo ascoltato nella prima lettura le dure parole di denuncia dell’antico profeta Daniele. 

Era infatti proprio dei profeti parlare liberamente. Natan rimproverò al re Davide il suo adulterio e l’uccisione del suo rivale; Giovanni Battista (si festeggia il 24 giugno) fu imprigionato perché osò denunciare lo scandalo di Erode, il quale ordinò l’esecuzione del profeta durante una cena elegante dove si esibiva in un ballo l’adolescente Erodiade che richiese la testa di Giovanni dietro il suggerimento della madre amante del re.

Dante condannò all’inferno, bruciati, gelati, annegati nello sterco o nel sangue, i traditori, i seduttori, gli omicidi, gli immorali…uomini potenti che non erano stati giudicati da tribunali o sconfitti in guerra, ma condannati dal giudizio morale della gente.

In duomo a Milano davanti a mille silenti adoratori del morto, solo parole di comprensione e di perdono davanti a Dio. Nessun giudizio morale.

La chiesa purtroppo usa, specialmente con i potenti, parole spesso ambigue, lasciando a Dio l’ardua sentenza, della quale non sapremo mai i risultati.

Di Berlusconi tutti conoscono le poche luci e le molte ombre. Fu un uomo che costruì un impero finanziario, che dà a tutt’oggi lavoro a migliaia di dipendenti. Fece politica come anche altri, in modo spregiudicato. Creando un nemico immaginario: il ‘comunista’ ormai inesistente ma funzionale alla sua visione divisiva del mondo. Ma una cosa danneggiò l’Italia: l’irrisolto conflitto di interesse attraverso il quale poté creare un impero televisivo che oggi, anche dopo la vittoria della destra, dispone della quasi totalità della informazione. Una TV commerciale che in nome dell’audience ha costruito trasmissioni di basso livello, con gli urli degli sgarbi e i le aggressioni dei giordani o le stupide petulanze dell’Isola dei famosi e del Grande fratello ecc; avvelenando i pozzi anche delle altre televisioni.

Avemmo una triste avvisaglia del nuovo clima, quando il 21 gennaio del 2008 Prodi fu sconfitto con operazioni poco chiare, volgari parlamentari comandati da Gramazio si esibirono in aula con un osceno spettacolo brindando e mangiando sguaiatamente ‘mortadella’ davanti agli allibiti cittadini italiani.

Il Vescovo diceva: ‘Un uomo un desiderio di vita di amore di felicità…ecco cosa posso dire di silvio berlusconi un uomo e ora incontra Dio’.

Vorremmo come diceva Tacito, guardare questo pezzo di storia sine ira et studio, senza animosità e parzialità.