BARBIANA
Marco Campedelli
Barbiana è una parola di otto lettere, quattro vocali e tre consonanti. È il nome di una località minuscola. Un tempo era impossibile trovarla sulla carta geografica. C'era, ma era invisibile, "insignificante". Arriva il giorno in cui un luogo e una persona si incontrano e nasce una storia. Il 23 novembre 1954 don Lorenzo Milani è «nominato priore della chiesa di Sant'Andrea, a Barbiana, nel comune di Vicchio, nel Mugello, sul fianco nord del Monte Giovi a 460 metri sul mare». Milani ha 31 anni. Nella lettera inviata da Lorenzo e i suoi ragazzi ai ragazzi e al maestro Mario Lodi Barbiana è descritta così: «Non è nemmeno un villaggio, è una chiesa e le case sono sparse tra i boschi e i campi. I posti di montagna come questi sono rimasti disabitati. Se non ci fosse la nostra scuola a tener fermi i nostri genitori anche Barbiana sarebbe un deserto. In tutto ci sono rimaste 39 anime». La lettera è datata 1 novembre 1963. Se immaginassimo che fosse Barbiana a raccontare Barbiana? La Montagna aspra, i suoi alberi, i suoi sentieri? Cos'è che fa di un luogo "quel luogo"?
Cosa avranno detto gli alberi di quelle voci di ragazzi che a un certo punto hanno portato un nuovo suono lassù oltre al canto degli uccelli? La Barbiana di don Milani e dei suoi ragazzi sarebbe stata possibile senza quella Montagna? La "resistenza" che il limite di quel luogo poneva era una chiamata all'immaginazione, per trovare quello che solo lassù poteva nascere così, come un fiore di montagna. Chissà se oggi si chiamerebbe "ecologia integrale" questa relazione tra ambiente, persone, esperienza. Barbiana può essere "tirata a lucido" per un giorno, come per il centenario di Milani, ma poi ritorna quella che era. Così che salendo lassù, ci si possa chiedere ancora: ma dove siamo finiti? È una delle poche storie in cui l'ambiente non è stato trasformato. Non è sorto un "santuario" della scuola, dell'educazione, o semplicemente di una Chiesa marginale e alternativa. È come se a un certo punto qualcuno avesse chiuso la porta e se ne fosse andato, lasciando le cose com'erano. Questo forse è il mistero di Barbiana. Quando muore il priore, l'esperienza finisce. Chiunque si sarebbe preoccupato di farla continuare, avrebbe chiesto i fondi per trasformare la vecchia canonica in una palazzina, con segreteria organizzativa, libreria e bar annesso. Soprattutto sarebbe stata la "casa madre" di tante "succursali" nel mondo, che probabilmente sarebbero andate in conflitto rispetto alla più corretta vulgata o fedeltà allo spirito di quell'esperienza. Lorenzo uscendo di scena si tira dietro la porta, come fa uno quando chiude casa e parte. Così "chiudendo" Barbiana, viene salvata Barbiana. Solo in quel modo continua a essere una "pietra d'inciampo" proprio come un sasso del sentiero che porta lassù. La pietra che ti fa cadere e fa rotolare giù presunzioni, ideologie e tentativi di normalizzazione. Rimane là tra i boschi insieme al canto degli uccelli, la voce dei ragazzi di ieri, libera, semplice, e provocatoria. Perché possa arrivare solo con il vento ai ragazzi di oggi. Lassù tra le fronde degli alberi e l'acqua del torrente scorrono le parole che hanno fatto di Barbiana, Barbiana. Perché se una cosa ha allargato l'orizzonte di quella montagna, sono state forse le parole che prima i ragazzi non avevano così da poter dire: albero, fiume, sole.
C'è un punto della terra di quella montagna in cui ambiente, persona ed esperienza si sono uniti per sempre. È il piccolo cimitero dove Lorenzo è sepolto con i suoi scarponi da montagna. Il giorno dopo che era arrivato lassù, aveva ottenuto dal Comune di Vicchio il posto per la sua sepoltura. A trent'anni poteva essere solo una sfida o una canzone d'amore per Barbiana.
Il suo corpo è diventato terra, radice albero. Lorenzo è Barbiana e Barbiana è Lorenzo. Rimangono per sempre lassù.
Ma in ogni corpo che rinasce e ha parole, in ogni atto di vera disobbedienza, in quell' l CARE pronunciato ogni giorno nel mondo, Barbiana rinasce come i suoi alberi, i suoi fiori, nel sole.
Adista, 17 giugno 2023