martedì 11 luglio 2023

GRAZIELLA E SILVANO SCRIVONO AL PARROCO DON ALESSANDRO

 

Caro Alessandro,

la scorsa settimana ti ho detto che avrei voluto parlarti del perché da tempo ho smesso di venire in chiesa a Pomino. Ho pensato di scrivere quello che ti volevo dire perche’ mi trovo piu’ a mio agio nel cercare di raccogliere i fatti che vorrei raccontarti .Spero non ti dispiaccia.

Parto da lontano, da quando, per un ventennio,ho accompagnato settimanalmente la messa nelle varie chiese dei paesi in cui ho abitato. Mi è sempre piaciuto farlo e negli anni mi sono impegnato a mettere in piedi piccoli cori parrocchiali, a comporre musiche che ancora ora vengono cantate.

Nel periodo cui siamo stati in missione ho potuto vivere per diversi anni le liturgie africane con la loro vivacita’ e semplicita’.Mi sono piaciuti molto.

Ho avuto la grazia , al rientro in italia ,di incontrare esperienze di chiese di base che mi hanno avvicinato progressivamente ad un modo nuovo di leggere e vivere il vangelo fino ad allora sconosciuto.

Il primo periodo di studio del vangelo e di confronto con un gruppo di studenti universitari duro’ due anni.

Dopo il trasferimento in toscana ,nei posti dove abbiamo vissuto ,abbiamo potuto piu’ volte ripetere questa esperienza e condividere con persone del posto la voglia di approfondire le letture e di conoscere meglio la parola.

Quando ci siamo trasferiti a Pomino non siamo riusciti per 19 anni a mettere piede nella chiesa parrocchiale .Il contrasto con in parroco di allora fu devastante fin dai primi momenti.

Con il tuo arrivo abbiamo sperato di poter rivivere momenti di vita comunitaria di studio, confronto e approfondimento e ci sembro’ che l’avvio fosse buono. Il covid blocco’ tutto.

Dopo la fine della fase acuta della pandemia abbiamo ripreso ad accompagnare i canti domenicali. Ma è rimasto solo quello. Mi è sempre mancata la possibilita’ strutturata e continua di dialogo e approfondimento della parola di Dio con la gente del paese.

Ho sempre sperato in un cambiamento soprattutto in occasione dell’invito alla lettura comunitaria delle encicliche e ad una riflessione sinodale sullo stato della chiesa.

Ti ho esposto in diverse occasioni la mia scarsa ortodossia e non condivisione di alcune norme dettate dalla dottrina ufficiale.

A pasqua del 2021 partecipammo alla messa della notte e fu l’ultima volta che entrai in chiesa . Quella notte ne uscii con la netta sensazione di essere fuori posto e di avere bisogno di altro.

Poi arrivo’ il mese di ospedale con il sospetto di una malattia incurabile,l’incidente di Graziella,la precarieta’ successiva ,il bisogno di ritrovarsi e di fare il punto della situazione che si viveva e delle sue prospettive.

Realizzammo che il nostro tempo stava diventando breve ,che 50 anni di vicinanza al disagio ci aveva lasciato qualche ferita e qualche osso rotto.

Decidemmo di stringere su alcune scelte: non potevamo piu’ soltanto aspettare cambiamenti dall’alto o dall’esterno.

E’ seguito un anno sabbatico di silenzio dove ci siamo confrontati con molte persone ,letto e pregato per meglio capire.


Ed è scaturito quanto segue:

-Abbiamo capito che era necessario uscire dal recinto del sacro ( = separato ) per poter incontrare e camminare con persone con fedi laiche non religiose, abitate dallo stesso spirito che noi cercavamo nel vangelo e che loro chiamavano in altri modi.

-Abbiamo incontrato persone libere da retaggi confessionali e dottrinali,appassionati ricercatori di verita’ condivisibili.

-Abbiamo potuto vivere amicizie profonde cariche di buon senso, di passione e di attenzioni per quanti fanno piu’ fatica a vivere.

-Con alcuni loro abbiamo iniziato a condividere una preghiera settimanale in cui tutti hanno la parola,dove ognuno è alla ricerca della verita’,dove c’è spazio per il dubbio,per lo sbaglio e per il perdono.



Siamo a questo punto. Spero di non aver ferito o offeso nessuno

Un abbraccio