mercoledì 12 luglio 2023

LA SANITA'' ORMAI AL COLLASSO

La Stampa del 5 luglio 2023

LA SANITA' CHE NON CE LA FA PIU'
di Chiara Saraceno

La foto della pulsantiera che fornisce i numerini per l'accesso agli sportelli al CTO di Torino rappezzato di foglietti scritti a mano, che sostituiscono le etichette che evidentemente sono sparite o non funzionano più, è il simbolo di una sanità che arranca creando disagi per tutti: malati, impiegati amministrativi, medici,infermieri. Ciascuno si arrangia come può, cercando di aggirare meccanismi inceppati, risorse insufficienti, servizi inadeguati. Che avvenga anche in un centro per altri versi di eccellenza come il CTO non stupisce più di tanto, perchè lo stato di incuria in cui è lasciata la sanità pubblica ormai è trasversale, in Piemonte
come altrove e non è solo una questione di pulsantiere malfunzionanti. Ovviamente i primi a soffrirne sono
i malati e i familiari che si occupano di loro.
Prenotare al telefono una visita, un esame, è come giocare un terno al lotto: ci si può riuscire o meno 
seconda del giorno o della specialità. E anche quando ci si riesce, gli appuntamenti possono essere a 
mesi di distanza, quando non a un anno. Le liste degli appuntamenti sono spesso chiuse e non si sa quando 
verranno riaperte e non c'è urgenza che tenga. Anzi, è stato inventato il rinnovo automatico dell'udienza, in modo che si può attendere all'infinito. E' diventato normale sentirsi dire da un medico ospedaliero che forse sarebbe meglio rivolgersi al privato, non perché questo medico cerchi di procacciarsi clienti per la sua attività
intramuraria, ma perché sa di non poter garantire la tempestività necessaria delle cure nella struttura 
ospedaliera in cui opera. Si allargano così le diseguaglianze rispetto alla salute e alle cure e aumentano i
casi di ritardi perniciosi nell'accesso alla diagnosi e alla cura. Il Covid ha certo peggiorato le cose, ma il problema è strutturale.
La sanità pubblica è un pilastro del sistema di welfare italiano di cui giustamente andavamo orgogliosi. 
Negli ultimi decenni non solo si sono accentuate le differenze e disuguaglianze regionali. E' stata anche trascurata, pur con differenze tra regioni, la sanità territoriale privilegiando quella ospedaliera, come è emerso 
in modo drammatico durante la pandemia. Ma ora assistiamo anche all'impoverimento degli ospedali, nel 
personale innanzitutto, ma anche nella manutenzione e nelle attrezzature. Sembra che la consapevolezza, 
anche a livello politico, del ruolo cruciale che gioca una buona sanità pubblica per il benessere della popolazione maturata durante la pandemia sia svanita come neve al sole tra chi ha il potere di decidere.
Nonostante la sanità sia stato il primo e pressoché unico settore del welfare in cui sono stati definiti i livelli 
essenziali di assistenza, questi non solo sono garantiti in modo molto disomogeneo a livello territoriale. Sono
anche garantiti in modo decrescente per tutti, anche nelle regioni un tempo più virtuose, e in condizioni non 
sempre dignitose sia per i malati, sia per chi nella sanità pubblica lavora.