UN VERO MAESTRO E SEMINATORE
Matteo 13,1-23
La parabola del seminatore
(Marco 4:1-9; Luca 8:4-8)
1 In quel giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso il mare 2 e una grande folla si radunò intorno a lui, cosicché egli, salito in una barca, vi sedette e tutta la folla stava sulla riva. 3 Ed egli parlò loro di molte cose in parabole, dicendo: 4 “Ecco, il seminatore uscì a seminare. E, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. 5 Un'altra cadde nei luoghi rocciosi dove non aveva molta terra e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo, 6 ma, sorto il sole, fu riarsa e, perché non aveva radice, si seccò. 7 E un'altra cadde sulle spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 E un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi da udire oda”.
Lo scopo delle parabole
(Marco 4:10-13; Luca 8:9, 10)
10 Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”. 11 Ed egli rispose loro: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12 Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza, ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13 Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono e, udendo, non odono e non intendono. 14 E si adempie in loro la profezia d'Isaia che dice:
'Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete: 15 perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile, sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano con il cuore e non si convertano, e io non li guarisca'.
16 Ma beati gli occhi vostri perché vedono e i vostri orecchi perché odono! 17 Poiché in verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro, e udire le cose che voi udite e non le udirono.
18 Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore: 19 tutte le volte che uno ode la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quel che è stato seminato nel suo cuore: questi è colui che ha ricevuto la semenza lungo la strada. 20 E quello che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi, è colui che ode la Parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé, ed è di corta durata e, quando arriva la tribolazione o persecuzione a motivo della Parola, è subito scandalizzato. 22 E quello che ha ricevuto la semenza fra le spine, è colui che ode la Parola, poi le preoccupazioni del mondo e l'inganno delle ricchezze soffocano la Parola e così risulta infruttuosa. 23 Ma quello che ha ricevuto la semenza in buona terra, è colui che ode la Parola e la comprende, che porta del frutto e rende l'uno il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta”.
Gesù
esce dalla casa di chi lo aveva ospitato e si siede in riva al mare.
Proviamo ad immaginare questo scenario semplice che in Matteo
preannuncia un nuovo insegnamento anche rispetto ai discepoli che
saranno inviati a predicare nei villaggi.
GESU’
PENSA A SE'
Ma in realtà il Gesù che parla ai discepoli prima di tutto è il Gesù che parla a se stesso, a partire
dall’esperienza dei contadini della sua terra che egli conosceva
molto bene.
Ma perché parla di se stesso? Perché ormai, giorno
dopo giorno, incontrando ogni genere di persone, simpatizzanti ed
oppositori, aveva lungamente meditato sulla sua vocazione. Egli
si sentiva come un seminatore che spargeva il seme della Parola di
Dio e vedeva il suo lavoro, la sua fatica, il suo impegno esposti
alla precarietà.
Non è nemmeno da escludere che questo “sedersi
in riva al mare” sia stata una pausa voluta e ricercata per fare il
punto con se stesso, con la gente e i discepoli.
Una pausa anche inquieta,
attraversata da una constatazione molto realistica: c’è una
sproporzione tra il seme sparso e il risultato
ottenuto.
Probabilmente Gesù, così attento alla realtà, è
attraversato da un brivido, da uno sconcerto, da un momento di
scoramento, soprattutto da una domanda inquietante: “ma vale la
pena tutto questo mio impegno nel seminare?”.
Chi è abituato
all’immagine di un Gesù tutto sicuro di sé, inossidabile,
irraggiungibile dalle trepidazioni ed esitazioni umane più profonde,
troverà forse fuori luogo questa riflessione.
Ma Gesù, quello che cerchiamo di cogliere nella sua crescita storica, umana e spirituale, non poté non avvertire il senso e il peso di questa domanda.
GESU’
PARLA AI DISCEPOLI
Ma
la parabola, con un realismo davvero liberante, lascia trapelare sia
la crisi di Gesù, sia la sua soluzione alla luce della fiducia in
Dio.
Ci sarà il seme che si perde, ma c’è un’altra parte che
“darà frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta” (
v. 8).
I suoi discepoli e le sue discepole devono saperlo: la loro
vocazione di seminatori è un’avventura, una scommessa, una impresa
per nulla prevedibile. Bisogna attrezzarsi per questa realtà
fragile, con le sue mille incertezze. Bisogna resistere alla voglia
di avere sempre e subito raccolti abbondanti.
In definitiva, Gesù
proclama beati i discepoli (vv. 16-17) perché possono entrare in
questa prospettiva e vedere, fuori da ogni illusione trionfalistica,
il grano che cresce, il frutto che matura. Questa è la
“beatitudine”, la sapienza che possiamo fare nostra se, anche
oggi, siamo testimoni e seminatori del Vangelo.
Voler dissolvere
la nostra identità cristiana, cioè vergognarci del Vangelo, perché
non regge al confronto dell’efficienza e del sensazionalismo degli
attuali mezzi di comunicazione, perché non porta i frutti che ci
aspetteremmo, significa rinunciare al cammino interiore del
seminatore. Egli consegna tutto il seme “alla terra dei cuori”,
conosce il gemito dell’incertezza, ma tutto affida alla fedeltà di
Dio.
L’evangelista Marco, al capitolo quarto, scrive che “il
seme germoglia e cresce come il seminatore non sa”.
SEMIMARE
COME GESU’
Devo confessare che, avendo trascorso tutta la vita
mettendo al centro la mia vocazione di piccolo seminatore della
Parola, più volte ho dovuto fare i conti con domande inquietanti,
con una fatica che non ti dà tregua, né visibilità né
riconoscimento; addirittura con le derisioni pesanti di chi ritiene
che la predicazione biblica sia ormai un fatto irrilevante.
Eppure
ho anche avvertito la gioia di chi morde il pane buono, di chi
diventa sempre più cosciente che il seme della Parola evangelica
porta dei frutti, rinnova delle vite, alimenta la speranza, sollecita
alla lotta. E ancora: essa germoglia inaspettatamente là dove non
avresti visto che una zolla arida.
Gesù non ha mollato: questa è
la testimonianza e la consegna che egli ha lasciato ai suoi discepoli
e discepole e a noi.
SEMINATORI
NON MIETITORI
Ho
trovato molto significative le osservazioni del teologo José Antonio
Pagola: “Nella chiesa di Gesù non abbiamo bisogno di mietitori. Il
nostro compito non è quello di mietere successi, conquistare la
strada, dominare la società, riempire le chiese, imporre la nostra
fede religiosa. Quello che ci manca sono i seminatori. Uomini e
donne, seguaci di Gesù, che dove passano seminano parole di speranza
e gesti di solidarietà. Questa è la conversione che oggi dobbiamo
promuovere tra noi: passare dall’ossessione di “raccogliere” al
paziente lavoro del “seminare”. Gesù ci ha lasciato in eredità
la parabola del seminatore non quella del raccoglitore” (Matteo,
ed. Borla, pg 122).
TI PREGO
O Dio, fai crescere tanti
seminatori e seminatrici della Tua Parola nel mondo e nella chiesa.
Aiutami ad essere ogni giorno quel discepolo che accoglie il seme, lo
ama, lo innaffia, lo custodisce e attende il sole del Tuo amore. Il
tutto come premessa per continuare a seminare la Parola che nutre e
fa crescere: tutto riponendo e aspettando dalle Tue mani
TI PREGO
O Dio, fai crescere tanti seminatori e seminatrici della Tua parola nel mondo e nella chiesa. Aiutami ad essere ogni giorno quel discepolo che accoglie il seme. Lo ama , lo innaffia, lo custodisce e attende il sole del Tuo amore. Il tutto come premessa per continuare a seminare la Parola che nutre e fa crescere: tutto riponendo e aspettando dalle Tue mani.