Torino, due donne morte in carcere: una si è lasciata morire di fame, l’altra si è impiccata
Il Fatto Quotidiano
12 Aug 2023
LUDOVICA LOPETTI
Due suicidi in meno di 36 ore nel carcere di Torino. Ieri pomeriggio una donna si è impiccata in cella. Poche ore prima una 43enne di origini nigeriane si è lasciata morire di fame nell’articolazione di tutela della salute mentale, dove stava scontando una condanna a 10 anni. Se sull’episodio di ieri sono ancora in corso i primi accertamenti, su quello accaduto al’alba di venerdì la Procura di Torino ha già aperto un fascicolo per acclarare se ci siano state omissioni. “Il pur tempestivo intervento dei nostri agenti di Polizia penitenziaria non ha purtroppo impedito la morte della detenuta”, ha riferito il segretario regionale del Sappe Vicente Santilli, secondo cui “a nulla sono servite le sollecitazioni ad alimentarsi da parte dei medici e del personale”. Sin dal suo ingresso in carcere, la 43enne avrebbe rifiutato cibo, assistenza medica e il ricovero in ospedale. Una situazione a rischio di cui non erano al corrente nemmeno i Garanti dei detenuti. “Nessuno ci aveva informati – ha dichiarato la garante comunale Monica Gallo –. Provo rammarico perché le informazioni andrebbero scambiate. Credo che sia il minimo se si tratta di salvare delle vite”. Secondo le circolari del Dap, infatti, i Garanti sono tra quelle figure che potrebbero intercettare gli “eventi sentinella” e aiutare a prevenire i suicidi in carcere. L’ultima visita del Garante alle Vallette risale a venerdì scorso, ma nessuno avrebbe fatto parola di ciò che stava accadendo. “Nel momento in cui il detenuto dichiara lo sciopero della fame e della sete c’è obbligo di monitorare i parametri vitali. Lei non l’ha mai dichiarato, ma l’ha messo in pratica. Doveva essere lucida e determinata, ma questo ci pone questioni morali simili a quelle sollevate con il caso Cospito”, dichiara il Garante regionale Bruno Mellano. Nel braccio riservato ai detenuti con problemi psichiatrici le celle sono sorvegliate h24. Chiede chiarezza anche la senatrice Ilaria Cucchi: “È una tragedia che non può essere tollerata in un Paese che si professa civile e democratico. Una morte di cui comunque è responsabile lo Stato che aveva in custodia la vita della vittima”, ha commentato. Secondo i dati forniti da Magistratura Democratica e Antigone, il carcere di Torino ha a disposizione appena 8 centesimi al giorno a detenuto per l’assistenza psicologica: “Sembra che si sia verificato un crollo psicofisico cui non è stata prestata sufficiente attenzione – commenta Manuel Perga, legale della donna –. Sono perplesso e arrabbiato. Vedremo gli sviluppi”.
Due suicidi in meno di 36 ore nel carcere di Torino. Ieri pomeriggio una donna si è impiccata in cella. Poche ore prima una 43enne di origini nigeriane si è lasciata morire di fame nell’articolazione di tutela della salute mentale, dove stava scontando una condanna a 10 anni. Se sull’episodio di ieri sono ancora in corso i primi accertamenti, su quello accaduto al’alba di venerdì la Procura di Torino ha già aperto un fascicolo per acclarare se ci siano state omissioni. “Il pur tempestivo intervento dei nostri agenti di Polizia penitenziaria non ha purtroppo impedito la morte della detenuta”, ha riferito il segretario regionale del Sappe Vicente Santilli, secondo cui “a nulla sono servite le sollecitazioni ad alimentarsi da parte dei medici e del personale”. Sin dal suo ingresso in carcere, la 43enne avrebbe rifiutato cibo, assistenza medica e il ricovero in ospedale. Una situazione a rischio di cui non erano al corrente nemmeno i Garanti dei detenuti. “Nessuno ci aveva informati – ha dichiarato la garante comunale Monica Gallo –. Provo rammarico perché le informazioni andrebbero scambiate. Credo che sia il minimo se si tratta di salvare delle vite”. Secondo le circolari del Dap, infatti, i Garanti sono tra quelle figure che potrebbero intercettare gli “eventi sentinella” e aiutare a prevenire i suicidi in carcere. L’ultima visita del Garante alle Vallette risale a venerdì scorso, ma nessuno avrebbe fatto parola di ciò che stava accadendo. “Nel momento in cui il detenuto dichiara lo sciopero della fame e della sete c’è obbligo di monitorare i parametri vitali. Lei non l’ha mai dichiarato, ma l’ha messo in pratica. Doveva essere lucida e determinata, ma questo ci pone questioni morali simili a quelle sollevate con il caso Cospito”, dichiara il Garante regionale Bruno Mellano. Nel braccio riservato ai detenuti con problemi psichiatrici le celle sono sorvegliate h24. Chiede chiarezza anche la senatrice Ilaria Cucchi: “È una tragedia che non può essere tollerata in un Paese che si professa civile e democratico. Una morte di cui comunque è responsabile lo Stato che aveva in custodia la vita della vittima”, ha commentato. Secondo i dati forniti da Magistratura Democratica e Antigone, il carcere di Torino ha a disposizione appena 8 centesimi al giorno a detenuto per l’assistenza psicologica: “Sembra che si sia verificato un crollo psicofisico cui non è stata prestata sufficiente attenzione – commenta Manuel Perga, legale della donna –. Sono perplesso e arrabbiato. Vedremo gli sviluppi”.