Renitenti ucraini, un fenomeno marginale? Sembra proprio di no
Paolo Hutter
Il Manifesto 12/8
L ’articolo che avete intitolato «Renitenti bipartisan alla guerra voluta dai grandi oligarchi» apre interrogativi, induce riflessioni e approfondimenti. Logicamente è sui disertori ucraini il dubbio, non su quelli russi. Se ci fosse veramente, un fenomeno di rifiuto della guerra in Ucraina sarebbe una novità importante.
Ho verificato nel pezzo della BBC on line (citato nel vostro articolo) che seimila duecento uomini ucraini hanno varcato («illegalmente») il confine rumeno. Da inizio invasione fino a giugno di quest’anno. Ci sono anche i confini con Moldavia Slovacchia Ungheria Polonia sui quali non abbiamo stime.
Ipotizziamo altri diecimila? Altri 14 mila? Facciamo ventimila totale. Impressionante? Statisticamente no. Gli uomini che non possono uscire dall’ Ucraina perché arruolati o potenzialmente arruolabili sono circa 9 milioni. (maschi tra i 18 e i 60 anni). Se uno su cento si fosse sottratto sarebbero 90mila i fuggiti. Teniamo anche conto che le cifre fornite o stimate si riferiscono complessivamente a chi è espatriato illegalmente dall’ Ucraina, non a chi era sotto le armi. Può averlo fatto per lavoro, per motivi familiari o altro.
È un paese dal quale si era abituati a muoversi, ora possono uscire solo donne minori anziani. Ventimila fuggiaschi non prefigurano una crisi di consenso. Neanche fossero centomila. I volontari, quelli che chiedono di andare al fronte, sono molti di più. Personalmente sono stato solo due volte per pochissimi giorni a Kyiv e le mie impressioni di compattezza nazionale potrebbero essere fallaci. Mi sembra però che un fenomeno di renitenza o diserzione di massa occultato dai media non esista. C’è sempre un po’ di tutto al mondo, ma i numeri e le proporzioni ci danno l’ importanza dei fenomeni.