L'Espresso - 13 agosto 2023
L'Italia sta finendo nelle sabbie mobili dell'inflazione
di Alberto Bruschini
La riduzione del Pil dello 0,3% di questo secondo trimestre segna un cambio di rotta rispetto al +0,6% del primo trimestre. Il calo della domanda (l'inflazione) e delle esportazioni
contraddistingue il rallentamento dell'industria e dell'agricoltura. Il settore dei servizi, invece, di continua a crescere. L'apporto del settore dei servizi costituisce solo il 4% del valore aggiunto
totale, contro il 17% della manifattura.
La frenata dell'economia è asseverata dalle entrate tributarie. Da gennaio a maggio di quest'anno si registra un incremento soltanto del 3,3%, pari a 6 miliardi di euro, contro un
aumento nel 2022 del 9,8% per 48,5 miliardi. Il fabbisogno di cassa dello Stato nei primi sei mesi del 2023 è stato di 95 miliardi, contro i 43 del primo semestre 2022. Il piatto piange. Si
fa finta di nulla.
Il governo, stando così le cose e non potendo ricorrere all'indebitamento dati i 3000 miliardi di
debito pubblico, non avrà la cassa, come promesso, per il taglio strutturale del cuneo fiscale, per azzerare l'Irap e per avviare la riforma fiscale, soprattutto nel settore del lavoro, detassando
gli straordinari, i premi di produzione e le tredicesime.
L'Italia si sta invischiando nelle sabbie mobili dell'inflazione. Un gorgo infernale che impoverisce tutti, che non avrebbe bisogno di proclami per essere vinto, bensì di azioni che evitassero alla
forza del governo stesso di trascinare il Paese alla deriva.
Non saranno più sufficienti i reiterati annunci delle grandi riforme, come quelle della Costituzione e dell'autonomia differenziata, a vincere la rabbia di chi fa fatica a sbarcare il lunario, né serve
tagliare il reddito di cittadinanza per fare un po' di cassa, quando la cassa fa acqua da tutte le parti e la povertà cresce.
In questa situazione, molto probabilmente, si sarebbe trovato qualsiasi governo a causa della
rottura di un equilibrio socio-economico traballante per l'inflazione persistente e l'atrofizzazionetrentennale dell'economia. Tuttavia, per il governo in primis, ma anche per l'opposizione sparpagliata, è giunto il momento di dire la verità ai cittadini e di non continuare a illuderli con diatribe surreali che finiscono per allontanare ulteriormente la gente dalla politica.
Guai a sfuggire alla verità, che è sempre rivoluzionaria, proprio nel momento in cui l'Italia deve affrontare la transizione ecologica per superare i guasti derivanti dalla vulnerabilità crescente
dell'ambiente.
Le risorse del PNRR sono importanti e vanno spese tutte. Il governo, nel riformulare il Def e nel prepararsi a predisporre la legge di Bilancio, e la stessa opposizione dal proprio canto dovranno dire, con grande chiarezza, che per innescare un nuovo cammino ci vuole ben altro in termini di
risorse. Non ci si riscalda con le fascine in cascina.
Occorre rifarsi al dettato costituzionale. La progressività delle imposte e la capacità contributiva dovrebbero essere il vessillo della riforma tributaria, combattendo un'evasione fiscale insopportabile che ci trasciniamo dalla nascita della Repubblica. Non si tratta di aumentare le imposte, ma di
reperire la finanza pubblica necessaria facendole pagare a tutti, armonizzando la capacità contributiva dei cittadini. Non è il caso di andare contro vento, soffia troppo forte.