La rincorsa leghista parte da Pontida
ROMA — Un avvio di campagna elettorale per le Europee condito da attacchi durissimi a Bruxelles. Matteo Salvini e Marine Le Pen insieme, domani sul palco di Pontida. La virata della Lega verso la destra estrema è già conclamata.
Lontanissima per il Carroccio la vetta del 34% raggiunto alle elezioni del 2019, si cerca di scongiurare il rischio di non riuscire a toccare neanche il 10% a giugno 2024. Il segretario del Carroccio, svestiti i panni di vicepremier, da oggi sul pratone che da trent'anni ospita l'appuntamento annuale caro ai leghisti, proverà a scaldare di nuovo il suo popolo. Anche se a guastare la festa potrebbero essere i mal di pancia che da giorni emergono all'interno della Lega veneta. Sulla carta, dalla regione partiranno 5mila militanti e 50 pullman. Ma le voci di assenze di peso sono insistenti, in polemica proprio con la presenza di Le Pen, una nazionalista e centralista, alleata innaturale per chi crede ancora nella Lega delle origini, autonomista.
L'appuntamento clou della due giorni identitaria, previsto domenica intorno a mezzogiorno, è stato anticipato ieri da una videoconferenza con Le Pen: Salvini si è collegato con la leader della destra francese ieri da Palermo, subito dopo l'udienza del processo Open Arms.
La macchina organizzativa del partito intanto si è mossa per una prova di forza da grande raduno: 200 pullman organizzati, un palco di 50 metri, due maxi schermi da 7 metri x 4 e cinque punti di ristoro. Lo slogan è tutto proiettato sull'Europa: "A Difesa delle Libertà", perché "chi lotta vince, in Italia e in Europa", il testo che campeggia sul palco blu. Ma il messaggio principale sarà agli alleati di governo, Fratelli d'Italia e Forza Italia, che non vogliono sentir parlare di siglare un patto con la Lega (e i suoi alleati scomodi) prima delle Europee. Ognuno per la sua strada, tutti contro tutti. Di qui la chiamata alle armi di Salvini: oggi a Pontida ci saranno i giovani leghisti, con ospiti dall'Ungheria di Orbán, Stati Uniti, Svizzera, Repubblica Ceca e Austria. «A sinistra ci vorrebbero senza identità, omologati al pensiero unico», dice Luca Toccalini. Slogan dal nuovo assalto dei lumbard.
La Repubblica, 16 settembre