Pontida "elettorale":
Matteo con Marine silura Giorgio e Ue
Il Fatto Quotidiano, 17 settembre 2023
di Lorenzo Giarelli
"Padroni a casa nostra", recita lo storico murales di Pontida. Era un inno all'autonomia, ma oggi, quando qui Matteo Salvini accoglierà Marine Le Pen, sarà lo slogan perfetto per infilzare una volta in più Giorgia Meloni sul tema dei troppi sbarchi. I due interverranno verso l'ora di pranzo, ma il senso del pratone leghista è già chiaro da ieri, quando sotto il tendone a due passi dal palco si sono radunati i militanti della Lega Giovani.
Salvini si ferma giusto un quarto d'ora prima di infilarsi in macchina per andare a vedere il derby Milan-inter. La strategia è chiara, dopo la telefonata tra Matteo e Giorgia (ne leggete nella pagina accanto, ndr): mandare un messaggio distensivo alla premier, salvo poi affondare sui temi. E infatti nel suo intervento introduttivo – prima che sfilino sul palco, tra gli altri, il vice-segretario Andrea Crippa, il leader dei giovani Luca Toccalini e il ministro Beppe Valditara – Salvini impiega esattamente un minuto e mezzo a planare sull'emergenza migranti: "La difesa dei confini non è un capriccio della Lega. Questo governo farà esattamente quello che è giusto fare senza escludere nessun intervento possibile per poter proteggere i figli della nostra terra".
Salvini ripete che non esistono problemi con Meloni. Gli chiedono della visita della premier a Lampedusa insieme a Ursula von der Leyen, e lui sorride: "è un fatto positivo. So che Meloni cercherà di ottenere e otterrà il massimo". Giura che "Giorgia sta facendo i miracoli a livello internazionale", ma poi la incalza: "A livello locale dobbiamo attrezzarci". Cosa intenda è chiaro: "I decreti che mettono al centro la sicurezza, smontati dalla sinistra, funzionavano e torneranno a funzionare. Ci sta lavorando un collega e un amico, Matteo Piantedosi, spero siano in Consiglio dei ministri lunedì. Il fatto che saremo a Pontida con Marine Le Pen e Giorgia sarà a presidiare Lampedusa è il simbolo di un governo che ha lo stesso obiettivo".
Ma la sfida alla premier non è solo sui migranti. Gli striscioni e i cori dei giovani parlano quasi tutti di autonomia, talvolta declinata alla vecchia maniera: "Più libertà per la Lombardia"; "Veneto libero"; "Autonomia o elezioni". Salvini non si lascia sfuggire l'occasione per mandare un messaggio all'alleata: "Siamo un'alleanza di governo che non governerà per cinque, ma almeno per dieci anni. Ovviamente, per la Lega l'elezione diretta del premier e della squadra di governo dà più forza ai cittadini. Con un governo centrale più forte senza voltagabbana, è fondamentale riconoscere l'autonomia e sarà una conquista epocale per tutta Italia. Penso che sia a portata di mano il risultato storico, dico grazie al bergamasco Calderoli".
E POI CI SONO le elezioni europee, il contesto alla luce del quale leggere i recenti toni alti della Lega. Al vicepremier non va giù il veto degli alleati (soprattutto Forza Italia, ma anche diversi big di FDI) su Le Pen rispetto a una possibile alleanza tra i gruppi di centrodestra per estromettere i socialisti dalla prossima maggioranza in Europa dopo le elezioni di giugno. E quindi attacca: "Al centrodestra, che ha scelto di essere unito in Italia, mando un messaggio: sarebbe delittuoso perdere l'occasione per la prima volta nella storia di portare il centrodestra unito a vincere anche in Europa. Noi non andremo mai al governo con la sinistra. Se qualcuno dividerà il centrodestra commetterà un errore madornale. Io non dirò di no a nessuno e non metterò veti su nessuno". Prima delle 17 Salvini è già in macchina in direzione Milano. Chi rimane fa in tempo ad ascoltare Crippa elogiare il generale Roberto Vannacci ("ha avuto il coraggio di dire quello che tanti pensano ma non dicono"), mentre da lontano Mauro Borghezio, leghista dei tempi che furono, stronca il "nuovo" corso: "La visione di questa signora (Le Pen, ndr), abituata agli champagne di Parigi, non c'entra nulla con la nostra storia". E invece, figurarsi, "lei rappresenta l'Europa che vogliamo", assicura Salvini. E oggi lo urlerà ancor più chiaro, innanzitutto a Meloni.