Pentagono: "Le armi inviate a rischio furti"
Zuppi: "Pace possibile"
Il Fatto Quotidiano, 17 settembre 2023
di Giampiero Galapà
"Le armi e le munizioni che i soldati Usa stanno muovendo attraverso l'Europa per trasferirle in Ucraina rischiano di essere rubate o di andare perdute perché le misure di sicurezza non vengono osservate in modo efficace". Il Pentagono accusa il colabrodo polacco in particolar modo con un centro logistico completamente fuori controllo. Il dipartimento della difesa americano ha lavorato al report tra gennaio e giugno e si citano due trasferimenti di armi: "Il primo riguardava 60 container arrivati tramite in treno dalla Germania, insieme a sei obici M109A6 e sei porta munizioni per artiglieria M992. L'altro era il trasferimento di 14 Bradley M2A2, 12 obici e sette portamunizioni M992 traportati a bordo di camion commerciali". Per gli ispettori americani i soldati incaricati di sorvegliare l'attrezzatura
"non erano completamente preparati" per la loro missione. Come se non bastasse a giugno diverse scatole di munizioni sono state rubate da un treno, anche se poi recuperate dalla polizia polacca.
DALL'ALLARME del Pentagono per le armi perdute ai tentativi di dialogo per la pace: il protagonista assoluto rimane Matteo Maria Zuppi. Ieri il cardinale presidente della Cei ha fatto il punto della missione durante una visita ai frati di San Giovanni Rotondo: "Dobbiamo essere tanto vicini al popolo ucraino per una sofferenza ingiusta che subisce, che segna terribilmente le vicende di quel Paese così caro, così importante. La visione di papa Francesco è fare di tutto, spingere e aiutare come si può. E questo è nella preghiera innanzitutto e poi anche nei tanti contatti, nel vedere quali spazi sono possibili per l'aspetto umanitario e poi anche per una risoluzione giusta e sicura a un conflitto che è terribile. La Chiesa è sempre stata neutrale". Zuppi non ha facile soluzione, si mostra anzi consapevole delle difficoltà e di quanto il percorso sia ancora lungo: "È tutto da portare avanti, tutto un lavoro di grande attenzione, che deve essere sempre insistente. La pace non si impone facilmente, è una lunga e paziente tessitura, è una convergenza di tanti soggetti che aiutino, in particolare ovviamente l'aggredito a ritrovare una pace giusta e sicura". Il cardinale è ritornato da due giorni da Pechino, quarta tappa della sua missione di pace dopo Kiev, Washigton e Mosca. E proprio dalla capitale russa l'altro ieri sono arrivati nuovi segnali dal ministro degli Esteri russo Lavrov che ha rivelato: "L'inviato del papa per l'ucraina ha in programma un nuovo viaggio a Mosca. Siamo pronti a parlare con lui". Prima Zuppi sarà impegnato in incontri in Italia, tra cui domenica prossima nella sua Bologna, a Borgo Panigale, addirittura sotto la falce e martello della festa di Rifondazione comunista, dove incontrerà i "compagni" a mezzogiorno per parlare della "pace possibile".
I LEADER del mondo sfileranno da domani a New York per la 78ª assemblea generale dell'Onu. E l'ospite più atteso è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il cui obiettivo è convincere i paesi del cosiddetto Sud globale a sposare la sua causa. La diplomazia ucraina sta cercando disperatamente di costruire un'agenda con appuntamenti faccia a faccia trovando però diverse difficoltà.
Di sicuro per Zelensky c'è l'incontro di giovedì, già fissato, non a New York ma direttamente alla Casa Bianca, Washigton D.C., col presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Zelensky insisterà con Biden per ulteriori e sempre più potenti forniture militari, in particolare la discussione verterà sui missili a lungo raggio Atacms. Poi Zelensky parlerà anche al Congresso con l'obiettivo di incassare gli applausi sia dai democratici sia dai repubblicani col pensiero alle elezioni presidenziali americani che si terranno fra un solo anno. Intanto i dispacci militari ieri rilevavano le battaglie più cruente in corso sulla linea del fronte intorno a Bakhmut, nel Donetsk. Perché le armi non tacciono ancora in Ucraina.