sabato 25 novembre 2023

33 – La violenza dei disarmati

 



 

I terziari francescani di Rimini

 

Una famosa «obiezione di coscienza» in massa fu quella dei terziari francescani di Rimini che nel 1221, in Piazza dell'Arengo, risposero di no all'invíto del podestà di prestare il giuramento di fedeltà, che implicava l'impegno di prendere le armi quando l'autorità lo comandasse.

I terziari spiegarono di « non potere né combattere né portare le armi, sia di offesa che di difesa, perché essi volevano la pace con gli uomini e con Dio, conquistandola con opere di bontà, trasformando il male che è nel mondo in bene ».

Le autorità ecclesiastiche dell'epoca non li sconfessarono, non contrapposero al loro ideale « il diritto dello Stato di difendersi ». Anzi, allorché il cardinale Ugolino si rivolse per il caso dei terziari riminesi al papa Onofrio III, questi autorízzò il vescovo di Rimini a proteggere, oltre agli obiettori di coscienza della sua città, anche quelli di Faenza.

(da « L'Osservatore Romano », 11 settembre 1949)

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L intervento di Gregorio IX

 

Nel 1227 papa Gregorio IX, successore di Onofrio III, ordinò con una bolla ai vescovi e agli arcivescovi di difendere i terziari francescani dalle autorità che volevano costringerli a « commettere frodi, portare le armi, fare giuramenti e accettare pubblici uffici ».

(dal Bollario francescano, vol. I, n. 8)

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Il « Padre nostro » dei violenti

 

O labbra crudeli e impudenti, come potete chiamare Dio vostro Padre, quando togliete la vita al fratello?

« Sia santificato il tuo Nome! » Ma può essere più disonorato, il Nome di Dio, che dalla guerra?

« Venga il tuo Regno » Si può pregare così, quando si è pronti a versare sangue, molto sangue?

« Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra! » Ma Dio vuole la pace, e voi fate la guerra.

Chiedete al padre vostro il vostro pane quotidiano, e nello stesso tempo appiccicate il fuoco alla segale e al grano del fratello!

Non avete vergogna a dire: « Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori », voi che non cercate che di uccidere e di far soffrire, così come fanno gli altri?

Chiedete poi d'essere preservati dai pericoli e dalle tentazioni, e gettate il prossimo in tutti i pericoli e in tutte le tentazioni.

Pregate per essere liberati da ogni male, e fate al fratello ciò che c'è di peggio: gli infliggete i mali più gravi.


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O cristiani, voi maledite i Turchi come empi, come gente che sacrifica a Satana: ma voi non fate lo stesso, cercando di togliervi la vita gli uni gli altri? Satana non conosce più gradito sacrificio che quello d'un cristiano che immola un altro cristiano.

Se v'accorgete che un regno non potete conservarlo senza far scorrere molto sangue e senza causare gravi torti alla religione, ebbene, lasciatelo e ritiratevi!

Cristo ha fondato un impero senza spargere sangue, e s'augurava che noi lo imitassimo. Si compiaceva di chiamarsi lui stesso « Principe della Pace ».

(Il principe cristiano)

 

Elmetto e mitria

 

Benché l'apostolo Pietro dica nell'Evangelo al suo divino Maestro: « Abbiamo abbandonato tutto per seguire te », i Papi sono attaccati al possesso d'un patrimonio che consiste in terre, città, tasse, principati. E, animati da uno zelo veramente cristiano, adoprano il ferro e il fuoco per difendere questo patrimonio, e con le loro mani paterne e sacre fanno colare ovunque il sangue dei cristiani. Così facendo, fieri d'avere abbattuto quegli sventurati che dicono esser nemici della Chiesa, si vantano di combattere per essa e di difendere in tal modo la Sposa di Gesù Cristo. Si vedono talvolta dei vecchi decrepiti rivelare in tali guerre un vigore giovanile, prodigare somme immense per sostenerle, esporsi con un ardore instancabile a tutte le fatiche che esse richiedono, e diventare così i flagelli del genere umano.

Cos'hanno in comune gli elmetti e la mitria? Che rapporto c'è tra il pastorale e la spada? Tra i santi Libri dell'Evangelo e lo scudo? Come osi tu, vescovo che occupi il posto degli Apostoli, insegnare ai popoli a far la guerra?

(Elogio della pazzia)

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