Dallo star-system alle aziende, la guerra spacca l'America
NEW YORK – Ormai non è più un fenomeno ristretto alle università. Da Hollywood a Wall Street, Gaza si è aggiunta ai molti temi che dividono gli Usa. Solo che la spaccatura non segue in maniera lineare le rivalità tra conservatori e progressisti, repubblicani e democratici, o anche le diverse etnie e culture.
Il luogo dello scontro politico è il Congresso, dove i repubblicani hanno avanzato inutilmente una risoluzione di censura contro la deputata democratica di origini palestinesi Rashida Tlaib, per le critiche a Israele. Ma in entrambi i partiti non mancano le voci più o meno pubbliche schierate sui due fronti.
Hollywood si è aggiunta al dibattito, con la dichiarazione su Instagram di Angelina Jolie: «Gaza è stata per quasi due decenni una prigione a cielo aperto, e sta ora diventando rapidamente una fossa comune. Il 40% dei morti sono bambini. Rifiutando un cessate il fuoco umanitario e bloccando il Consiglio di Sicurezza dall'imporne uno a tutte le parti, i leader mondiali sono complici di questi crimini». Non tutti sono schierati con lei. Se da una parte
Ben Afleck, Bradley Cooper e Tony Kushner hanno firmato un appello a Biden per la tregua, Paul Rudd, Ben Stiller e altri gli hanno scritto per ringraziarlo.
Anche il mondo imprenditoriale e finanziario è stato chiamato a
schierarsi. Il professore di Yale Jeffrey Sonnenfeld tiene la lista, e ormai oltre cento aziende, da Microsoft a Google, da Apple a Disney, passando per Amazon, Bloomberg, JP-Morgan, Pfizer, Starbucks, Tesla, lo sport con Nba, Nfl e Major League Baseball, si sono schierate. Il silenzio non è più un'opzione, ma una colpa. –
P. Mast.
La Repubblica, 3 novembre 2023