mercoledì 8 novembre 2023

GERMANIA, SAHRA WAGENKNECHT È LA NUOVA "SINISTRA DI POPOLO"

 

STEFANO FASSINA

 

La sinistra, in tutte le sue declinazioni, da troppo tempo, non è più di popolo. I dati sono chiari. La domanda è: si rassegna a rimanere concentrata su benestanti e benpensanti o intende recuperare la sua missione? Il M5S, prezioso avamposto nelle periferie sociali, come può resistere e andare al contrattacco nell'astensione dilagante?

A SINISTRA sarebbe utile affrontare tali quesiti prima di liquidare, con il consueto suprematismo morale e intellettuale, come "rossobruno","sovranista","putiniano-stalinista"il progetto politico portato avanti in Germania da Sahra Wagenknecht, ex leader della Linke, ora uscita con altri 9 deputati dal suo gruppo al Bundestag. Bsw – Bündnis Sahra Wagenknecht, il nome del movimento lanciato alcuni giorni fa a Berlino –, non è un'improvvisazione opportunistica. Deriva da un cammino lungo e accidentato, iniziato nel 2018. Nelle rilevazioni di voto, è al 12% (potenziale del 27%). Sottrae, soprattutto nei Länder dell'est, fasce di periferie sociali a Afd, il partito di estrema destra arrivato, oltre il 20%, sopra la Spd. Bsw fa uscire la sinistra storica dal recinto Ztl.

Prima di giudicare "vergognose" le sue posizioni, si dovrebbe provare ad assumere il punto di vista dei settori sociali più in difficoltà. Ad esempio, su immigrazione, la più additata, nelle note di programma di Bws è scritto: "L'immigrazione e la convivenza di culture diverse possono essere un arricchimento. Tuttavia, questo vale solo fino a quando l'afflusso rimane limitato a un ordine di grandezza che non sovraccarica il nostro Paese e le sue infrastrutture sociali, a condizione che l'integrazione sia promossa attivamente e abbia successo. Chiunque sia perseguitato politicamente nel proprio Paese d'origine ha diritto all'asilo.

Ma le migrazioni non sono la soluzione al problema della povertà nel mondo". È razzismo? È razzismo preoccuparsi dell'impatto di flussi di arrivi poco governati su un welfare sempre più in sofferenza e salari sempre più poveri? È razzismo promuovere il diritto a non emigrare? È negazionismo ambientale rilevare le conseguenze sulla manifattura tedesca e sulla connessa occupazione di qualità di politiche astratte e disinvolte per la pur necessaria conversione ecologica? Infine, è nazionalismo riconoscere la divergenza tra interessi strategici Ue e Usa e denunciare i devastanti effetti di classe di una politica estera europea di muri verso la Federazione Russa e le sue forniture di energia? "La nostra politica estera è nella tradizione del cancelliere Willy Brandt e del presidente sovietico Mikhail Gorbaciov", afferma il documento di Bsw.

Insomma, anche in Germania, si avvia il cantiere per l'"altra sinistra", come qui l'abbiamo più volte definita, una sinistra di popolo. In Francia è già all'opera attraverso La France Insoumise. Negli Usa prende forma nella virata "protettiva" dei Democratici per riprendersi la working class, spiaggiata dal capitale senza confini, corsa in braccio a Trump. Da noi, dominano gli esorcismi. Certo, il coraggioso tentativo in corso a Berlino è pericoloso. Scrive magistralmente il compianto Franco Cassano ne L'umiltà del male, un testo di antropologia politica che la classe dirigente progressista dovrebbe imparare a memoria, "chi non vuole rimanere rinchiuso nel narcisismo etico rischia molto, è esposto continuamente al pericolo di perdersi, all'illusione di dominare ciò che in realtà lo sta dominando". Ma "la cosa peggiore che si può fare è lasciare l'altro uomo solo, perché prima o poi alla sua porta busserà l'ombra del Grande Inquisitore". Insomma, senza rischiare, si rinuncia a fare politica e si rimane, compiaciuti tra "i buoni", nella testimonianza. Rischiamo anche in Italia.

 

Il Fatto Quotidiano, 28 ottobre 2023