martedì 7 novembre 2023

La povertà evidente

di Concita de Gregorio

 

Forse è anche vero, come dice il Cnel, che il salario minimo non sia la soluzione migliore al lavoro mal pagato, sfruttato, inesistente. Il Cnel, Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro attualmente presieduto da Renato Brunetta, è un organismo di "rilievo costituzionale", nel senso che è la Costituzione ad assegnargli il compito di "consulenza e supporto" alle Camere e al Governo sulle materie economiche e sociali. Consulenza e supporto: un mega centro studi istituzionale, in pratica, ci lavora un sacco di gente molto preparata, massimo rispetto, sono comunque posti di lavoro pubblici, a proposito del tema in oggetto. Insomma il Cnel, a cui il governo Meloni ha chiesto un parere, ha detto in un documento del 7 ottobre scorso che sarebbe meglio che la questione della povertà non si risolvesse dando dei soldi a chi non ne ha.

Sarebbe meglio che ci fosse una forte contrattazione collettiva, cioè che fossero i sindacati a definire coi datori di lavoro "i parametri di riferimento" per i contratti "da applicare nei vari settori". Giusto, anzi giustissimo. Se fossimo nel secolo scorso, se ci fossero per strada le cabine del telefono, se la gente scrivesse lettere a penna e tutti avessero pratica con l'uso del congiuntivo e dell'infinito futuro, se i giornali vendessero qualche copia perché cosa vuoi che sia spendere qualche euro per comprarli, se i sindacati fossero ancora quella cosa lì e i datori di lavoro pure, se non fossero trascorsi quattro o cinque governi che considerano il sapere un bene inessenziale, che tagliano fondi alla scuola alla cultura ora anche al cinema che tanto è solo intrattenimento, sempre cosa vuoi che sia, non serve, c'è l'Internet. Se non fosse successo, nel frattempo, che l'universo mondo è cambiato — tutto tranne il Cnel e qualche altro residuo fluviale del Novecento, sempre con il massimo rispetto per i lavoratori del Centro e senza offesa alcuna — se il lavoro fosse qualcosa a cui accedi per esempio attraverso i centri di collocamento o come si chiamano ora, se il lavoro senza ricatto da qualche parte ci fosse. Purtroppo, amici, sono qui con l'ingrato compito di avvisarvi che non è così. Anche se non siete tiktoker o influencer dovreste saperlo, qualcuno deve pur informarvi. Non funziona più così, il mondo del lavoro, da parecchio, anche i fotoromanzi e i cartamodelli per farsi i vestiti a casa con la macchina da cucire sono meno adoperati di una volta. Il futuro ha sempre ragione, quindi procediamo in quel verso. Questione politica.

Il governo Meloni traccheggia, col salario minimo, chiede pareri e rinvia per due ragioni evidenti: prima, è una richiesta delle opposizioni, come si fa ad assecondarle senza sembrare meno assertivi.

Seconda: servono soldi. Ce ne sarebbe una terza, in effetti: le ex opposizioni di destra ora al governo hanno fatto e vinto campagne elettorali rivolgendosi al popolo, appunto al popolo afflitto da ingiustizie determinate dalle odiose élite e dunque deprivato, il popolo sovrano, il popolo pazienza se ignorante anzi proprio quello — il sapere è un privilegio, mica una fatica, che c'entra, mica un investimento personale e un dovere pubblico — dunque benissimo così, arriviamo noi e saremo con voi, gente del popolo. Perciò adesso è un filo imbarazzante dire a questo stesso fiducioso popolo elettore che no, il salario minimo non ve lo diamo. Quindi, come sempre, palla in tribuna.

Meglio prendere tempo. Distrarre l'attenzione. La Striscia di Gaza fa la sua terribile parte e Striscia la Notizia fa il resto. Abbiamo chiesto un parere al Cnel, avete visto? La materia è controversa.

Cosa ci sia di controverso nel fatto che l'Italia sia un Paese in stato di semipovertà non si capisce. Ultimi dati ufficiali, relativi al 2022. Il 63 per cento degli italiani non ha i soldi per arrivare a fine mese. La notevole maggioranza. La media europea di chi ha difficoltà a pagare l'affitto e le bollette, a fare la spesa è al 45.

Peggio di noi solo la Bulgaria, la Grecia. Però tranquilli, perché ora sono cambiati i programmi Rai. Ora l'informazione e l'intrattenimento non sono più nelle mani dei bolscevichi di prima, pazienza per l'esodo di ascolti. È questione di tempo, si sa. Ci si abituerà. Tranquilli, perché i tagli alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, al sapere, servono alla causa: bisogna far tornare i conti pubblici, abbiate pazienza. Intanto. Ottimo se accettate il lavoro che vi danno, qualunque esso sia, pazienza se vi chiedono di sottostare alle condizioni lugubri che dettano — a volte, non rare, avrete visto ultimamente in tv, di natura personale e sessuale. Va così, si sa. Il salario minimo, in questo disgraziato paese, potrebbe essere la soluzione sbagliata — ha detto il consulente pubblico. In attesa della soluzione giusta, intrattenetevi sui social. Dite la vostra su Giambruno, per esempio.

Come se foste al Grande Fratello anche voi, che gran divertimento. Gratis, per giunta. Vota, dì la tua anche tu.

 

La Repubblica, 22 ottobre 2023