sabato 23 dicembre 2023

CELEBRAZIONE DI DOMENICA 24 DICEMBRE 2023

Signore, tu dai luce alla mia lampada;
mio Dio, tu rischiari le mie tenebre.

Salmo 18,29

 

G Carissimi fratelli e sorelle, amici e amiche, ancora una volta ci raduniamo per ricordare il dono di Dio all’umanità, quel dono che Egli ci ha fatto donandoci Gesù di Nazareth.

Come oggi il sole torna a sorgere, così brilli sul nostro sentiero e sorga ogni giorno la presenza di Gesù, il sole di Dio.

 

T. Benedetto sei Tu, o Dio d’amore, perché, nonostante tutto, non abbandoni il mondo nelle mani dei potenti, assetati di denaro e di potere.

Nella nascita di Gesù noi Ti ringraziamo per ogni uomo e ogni donna che rinasce a vita nuova.

 

Pausa di Silenzio

 

Letture bibliche

 

Salmo 121 

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
2 Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra.

3 Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
4 Non si addormenterà, non prenderà sonno,
il custode d'Israele.

5 Il Signore è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.
6 Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
7 Il Signore ti proteggerà da ogni male,
egli proteggerà la tua vita.
8 Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

 

Giovanni 11, 38-44

38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

 

Predicazione di Fiorentina

Il racconto di miracolo che va sotto il nome di «risurrezione di Lazzaro» è una pagina evangelica in cui si verifica un felice intreccio di parole e azioni. La narrazione è vivace e i dialoghi catturano l'attenzione. Questo racconto fa da cerniera fra la prima e la seconda parte del Vangelo secondo Giovanni. Si tratta di una pagina ben «costruita».

Questa, come tante altre pagine della Scrittura, non sopporta di essere imprigionata in un solo «Senso».

Si tratta di un racconto che sprigiona mille significati! Volerlo intrappolare ed ingabbiare in una sola interpretazione significa uccidere la vitalità del testo e soffocare la fede creativa del credente che legge questa pagina evangelica.

Ovviamente qui non siamo di fronte alla «cronaca di un fatto»; non abbiamo la «fotografia» di un miracolo, ma un racconto di miracolo. Ciò vuol dire che lo scrittore non intendeva tanto dirci che cosa è precisamente successo quanto testimoniarci il significato dell'azione e della vita

di Gesù per i credenti della comunità di Giovanni. I racconti sono narrazioni di fede, non resoconti.

Per alcuni studiosi della Bibbia questa pagina evangelica è scritta soprattutto per «prefigurare» la risurrezione di Gesù, come un anticipo di quell'evento. Già a metà del Vangelo, proprio quando matura la decisione delle autorità di uccidere Gesù, ci viene anticipato che il maestro di Nazareth non resterà prigioniero della morte.

Per alcuni studiosi questa pagina, con il racconto simbolico della risurrezione di Lazzaro, viene incontro alla fede inquieta e traballante di parecchi cristiani di quel tempo.

Essi cominciavano ad interrogarsi sempre più insistentemente sulla «Sorte» di coloro che erano morti. La testimonianza è chiara: i fratelli che muoiono non restano nella morte.

Essi non finiscono in una tomba. Dio, attraverso Gesù, apre le tombe e li colloca in una vita nuova. L'orizzonte di fede annuncia il superamento della morte. Nel racconto della «morte-risurrezione» di Lazzaro la comunità di allora (come quella di oggi) poteva vedere la sorte dello scontro tra morte e vita. E la vita a prevalere. Gesù è colui che, compiendo l'opera di Dio, ci porta una vita piena, che supera la morte. Una promessa che non deluderà.

Altri studiosi vedono in questo racconto un annuncio molto ampio: Gesù chiama ogni donna e ogni uomo ad “uscire” dai sepolcri della morte, della schiavitù, dell'egoismo, della paura. Attraverso Gesù è la chiamata che Dio fa giungere ad ognuno/a di noi.

A me personalmente è l'interpretazione che più mi piace. Forse perché sono una persona che spesso nelle difficoltà tende a rintanarsi nel proprio guscio....a perdere fiducia, a non vedere la via d'uscita..

Comunque, come spesso dice Franco, non è importante sapere esattamente cosa sia successo a Lazzaro, l'importante è il messaggio. Nella comunità di Giovanni sarà anche lì successo qualche evento che ha fatto traballare la fiducia nel Dio di cui Gesù aveva parlato....

Questi racconti sono la modalità dei nostri antenati per riprendere il cammino verso una vita vera, una vita di senso.. chiedendo a Dio la forza per superare gli intoppi, per rompere le catene e trovare la via di amare la vita nostra e degli agli altri

Nel racconto è bello e significativo il fatto che Gesù coinvolge tutti: vuole che tutti diventiamo operatori di resurrezione, di vita nuova.

 

Giovanni 4,4-26 (la Samaritana)

4Doveva perciò attraversare la Samaria. 5Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; 18infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».

 

Commento di Franco Barbero

Siamo davanti ad un racconto pittorico che coinvolge e potremmo cadere nell’ingenuità di credere che si tratti di una cronaca con la precisa “registrazione” del dialogo intercorso là vicino al pozzo.

L’incontro profondo
La vita di questa donna cambia radicalmente incontrando Gesù. Attenzione: non sto dicendo che là al pozzo avvenne qualcosa di magico, di improvviso, di miracoloso.
Il messaggio teologico è però ben chiaro: chi incontra in profondità la persona e l’annuncio, la proposta e la prospettiva di Gesù cambia radicalmente la direzione della sua vita.
Per il redattore del Vangelo di Giovanni qui sta il nocciolo: non basta passare accanto al Vangelo, ma bisogna incontrare in profondità, accogliere con il cuore la proposta del nazareno.
Nulla ci vieta di pensare che all’origine di questo racconto di altissimo significato teologico ci sia stato un incontro reale di Gesù con una donna della Samaria, ma l’elemento decisivo per la comunità giovannea sta nel prendere atto con gioia e gratitudine che tutti noi, pur così lontani nel tempo, possiamo trovare in Gesù l’incontro che fa nascere a vita nuova le nostre esistenze.
Dio ci offre in Gesù questa possibilità. La donna samaritana ha preso sul serio questa opportunità…e noi?
Forse Giovanni aveva già di fronte a sé una comunità che metteva Gesù sullo stesso piano di tanti altri maestri, profeti e “figli di Dio” e rischiava di sottovalutare il dono ricevuto.
Questo autore-redattore, che chiamiamo Giovanni, scrive questo racconto “cristofanico” per risvegliare la consapevolezza della sua comunità circa l’importanza del riferimento a Gesù come inviato di Dio.
Tutto questo mi sembra di estrema attualità per ciascuno/a di noi oggi: “Se tu conoscessi il dono di Dio…” (versetto 10). Qualche volta, dentro il turbinio della vita quotidiana, può succederci di non riconoscere più la bellezza e la straordinaria sorgività di quel dono di Dio che è Gesù, la sua strada, la sua testimonianza, il suo messaggio. L’abitudine ha spento l’incontro.

Donna di Samaria
Ma l’incontro al pozzo non avviene tra Gesù e una donna qualunque.
Tra giudei e samaritani nel periodo post-esilio si giunse ad una separazione netta allorché personaggi gerosolimitani di primo piano esclusero gli abitanti della Samaria dal collaborare alla costruzione del tempio e delle mura della città di Gerusalemme e presero le distanze da essi.
Ciò indusse infine i samaritani a costruire un proprio santuario sul monte Garizim vicino a Sichem…
Dal tempo dei Maccabei in poi si accentua la polemica. “Le ostilità raggiungono il loro apice quando nel 129/128 a.C. Giovanni Ircano distrugge il tempio eretto sul monte Garizim” (Klaus Wengst, Il vangelo di Giovanni, Queriniana, pag. 166).
Tutto lascia chiaramente intendere che esistesse un rapporto teso tra giudei e samaritani al tempo di Gesù. C’è di più: qui siamo di fronte ad una donna, samaritana, che viene ad attingere acqua in un’ora insolita.
Sapremo dai versetti seguenti che la sua è una storia difficile, un’esistenza travagliata, problematica. Ma ecco che tra questo giudeo e questa samaritana si svolge un dialogo nel quale Gesù e la donna si dirigono verso un orizzonte aperto, includente.
Quel pozzo ormai ha un’acqua viva che non disseta più soltanto i figli dei patriarchi. Ormai la contesa non è più tra un tempio e l’altro, tra Gerusalemme e Garizim. Gesù non è mai stato né contro il tempio né contro la sinagoga, né contro il sabato.
Egli ha voluto ricondurre le istituzioni religiose del suo tempo alla loro vera funzione: l’essenziale è adorare Dio in spirito e verità: il Padre cerca tali adoratori.
Per chi si lascia guidare da Dio oltre la contesa su quale sia il tempio migliore, il culto più perfetto…si spalanca una strada spaziosa: chiunque può bere di quest’acqua!
Il dono di Dio di cui Gesù è testimone è per tutti, oltrepassa i confini, abbatte le barriere. Gesù ha vissuto come profeta del suo popolo e per il suo popolo, ma qui il redattore del Vangelo di Giovanni vuole mettere in luce quanto il nazareno nella sua vita abbia saputo riconoscere la fede del centurione pagano, della donna sirofenicia, alieno da ogni preclusione.
Questa pagina suona dura, ammonitrice, invitante per le nostre chiese.
Se tornassimo all’essenziale – questo adorare Dio in spirito e verità – la smetteremmo di erigere steccati, di escludere, di estromettere, di condurre dispute inutili e scandalose che sono puri giochi di prevalenza e di potere, non faremmo (come succede in questi giorni) campagna elettorale per difendere il “nostro tempio”, i nostri privilegi, le nostre ossessioni e i nostri pregiudizi, le nostre sporche alleanze con i truffaldini impuniti ed arroganti.

Donna, samaritana, apostola
Il racconto subisce un’ulteriore accelerazione: questa donna, samaritana, “peccatrice” capisce chi è l’interlocutore.
L’incontro con l’Unto del Signore, con l’inviato di Dio, tocca il suo cuore e l’aiuta a vedere la verità della sua vita. E che cosa succede in questo incontro profondo?
Lo sguardo e le parole di Gesù, anziché immobilizzarla nella prigione di un passato infelice e di un presente conturbante, accende in lei una scintilla che divampa in un incendio: “la donna lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a veder un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse l’Unto?”” (vv 28-29).
La sua testimonianza è efficace: “Uscirono allora dalla città e andarono da lui”.
L’evangelista ha raggiunto il suo scopo teologico: Gesù viene proclamato e riconosciuto come il messia, cosa che il nazareno non ha mai sognato di dire.
Ma questa “cristofania” (questo svelamento della funzione che Dio, secondo la teologia di Giovanni, ha assegnato a Gesù facendone l’Unto, il Cristo) trova il punto alto nel fatto che questa donna esclusa diventa una testimone appassionata, una “predicatrice”, una apostola.
Si tratta di una “sovversione” profetica delle categorie culturale, patriarcali e religiose vincenti di quel tempo. Dunque, è possibile aderire alla strada di Gesù da qualunque situazione, da qualunque condizione.
Ma è addirittura sconvolgente sapere che il “lieto messaggio” risuona più convincente se viene da una persona “peccatrice” che non dagli “eredi del regno”. Non sono i funzionari di Dio che predicano “con autorità”, ma coloro che si lasciano toccare il cuore.

I senza cattedra
Mi capita ogni giorno: sento più vangelo nella vita degli appiedati, dei perdenti, delle persone “impure” che non da coloro che brandiscono certezze dai pulpiti o dai troni. Vorrei imparare ad ascoltare prima di “predicare”.

Di una cosa mi sono convinto in questi 57 anni di ministero: i cuori feriti di tante donne e di tanti uomini sono diventati per me “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14), i cartelli indicatori più significativi per tentare di vivere il Vangelo.
Ti ringrazio, donna di Samaria: voglio imparare da Gesù a fermarmi, ad ascoltare. Tu sei il simbolo delle persone che cercano acqua di vita. Tu mi ricordi quelle persone che ho tante volte incontrato e insieme alle quali cerco di attingere al pozzo d’acqua viva.
Il rischio è quello di passare vicino al pozzo e alle persone senza fermarmi, senza ascoltare, andando oltre. Questa immagine di Gesù che dialoga con te al pozzo mi affascina e mi tocca in profondità.
Non dovrebbe la comunità cristiana, essere questo spazio semplice e vero di dialogo affettuoso ed accogliente…? L’indicazione vale per ciascuno/a di noi.

(dal post del blog di Franco Barbero - 2020)

 

Interventi liberi

 

Momento di silenzio

 

1 - O Dio, che non hai dimenticato questo mondo, anche se si allontana dal Tuo progetto, noi Ti ringraziamo perché, in Gesù di Nazareth, possiamo riconoscere un Tuo grande dono.

 

2 - Noi sperimentiamo la Tua incessante opera di creazione perché, mentre i potenti affamano, violentano e uccidono, Tu continui a far nascere donne e uomini capaci di amore, di solidarietà e di giustizia.

 

Memoria della cena

 

P. Prendiamo ora il pane e il vino e imbandiamo la mensa di Gesù. La celebriamo con gioia e speranza nel suo nome.

La memoria della cena di Gesù ci renda disponibili, o Padre, a percorrere la sua strada.

 

T. Era seduto a tavola in mezzo ai dodici, prese il pane, lo spezzò e lo distribuì dicendo: “Prendete, mangiatene tutti: io sono un corpo spezzato, una vita condivisa e donata. Questo gesto sia per voi un simbolo, un ricordo della mia vita”. Poi, presa la coppa del vino rosso, si rivolse a Te, o Padre, in preghiera e subito dopo la fece passare a ciascuno dei dodici e disse: “Sì, questa coppa di vino rosso vi ricordi che la fedeltà alla causa di Dio mi ha richiesto persino lo spargimento del sangue.

 

Sappiatelo: tra il mondo e Dio esiste un'alleanza, un vincolo d’amore, una
proposta d’amore che non si romperà più. La mia vita vi parli di questo
amore. Fate questo per non dimenticarvelo.”

 

Preghiera di condivisione

 

Comunione

 

Preghiere personali

 

Padre Nostro

 

Padre Nostro e padre mio,

che dal cielo ci guardi tutti e in Terra  ci sostieni e ci accompagni,

il Tuo nome venga riconosciuto e lodato in mille modi da ogni creatura.

Il Tuo regno, dove la giustizia e l'amore sono presenti ovunque, avvenga presto.

La Tua volontà di pace, giustizia, fraternità e sororità si realizzi in ogni luogo della Terra,

come Tu ce la donerai in cielo, quando verremo da Te.

Dona ogni giorno, ad ogni essere vivente,

il nutrimento necessario per il suo corpo e per la sua anima.

Perdona i nostri peccati di egoismo e di allontanamento da Te, in mille modi, affinché noi impariamo a perdonare chi in qualche modo ci ha offeso.

Sostienici nelle nostre scelte, quando sono aderenti alla Tua volontà.

Liberaci da ogni malattia e non abbandonarci nell'angoscia,

fa’ che riponiamo la nostra fiducia solo in Te che ci ami.

 

Riscritto da M. Grazia Bondesan

 

BENEDIZIONE FINALE

Voi che credete
voi che sperate
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa
che tutto ha un senso
che le guerre finiscono
che la storia ha uno sbocco
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino
spargete la vostra gioia
continuate a dire
che la speranza non ha confini

Preghiera di David Maria Turoldo

 

Natale 2023

Per la comunità di base di Via Città di Gap - Pinerolo

Fiorentina Charrier – Franco Barbero – Francesco Giusti – Manuela Brussino

BENEDIZIONE FINALE

 

Voi che credete
voi che sperate
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa
che tutto ha un senso
che le guerre finiscono
che la storia ha uno sbocco
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino
spargete la vostra gioia
continuate a dire
che la speranza non ha confini

Preghiera di David Maria Turoldo