domenica 24 dicembre 2023

LA CHIESA TEDESCA NON SI FERMA:

ORA AFFRONTA IL NODO DEGLI ABUSI SPIRITUALI

 

41617 WIESBADEN-ADISTA. Un sussidio dedicato all'abuso spirituale - un tema ancora poco battuto - è stato presentato il 26 settembre scorso nel corso di una conferenza stampa all'apertura dell'assemblea generale autunnale della Conferenza episcopale tedesca, svoltasi a Wiesbaden-Naurod dal 25 al 28 settembre. Il documento, intitolato "Abuso dell'autorità spirituale - Come affrontare l'abuso spirituale", elaborato sotto la guida del vescovo di Dresda-Meissen, mons. Heinrich Timmerevers, del gruppo di lavoro su abusi e violenza, è stato discusso all'assemblea della scorsa primavera e ha l'intento di mettere a punto gestione e prevenzione del fenomeno. «La situazione è diversa rispetto all'abuso sessuale», spiega nella prefazione il vescovo, che appartiene al Movimento dei Focolari, a sua volta oggetto di indagini per abusi soprattutto spirituali e psicologici avvenuti al suo interno: «Per quanto riguarda l'abuso spirituale siamo solo all'inizio dello studio e dell'elaborazione». Qui infatti non c'è da rispondere a una pressione pubblica: «Purtroppo c'era e c'è ancora troppo poco interesse pubblico» per questo versante. Nel 2020 si era svolto nella sua diocesi il convegno internazionale "I° convegno interdisciplinare "Guide spirituali pericolose? Spiritualità e abusi spirituali", uno dei primi dedicati all'analisi scientifica e alla prevenzione degli abusi spirituali. Con il sussidio di 47 pagine, ora i vescovi tedeschi intendono fare un ulteriore salto di qualità e definire il fenomeno dell'abuso spirituale in modo più preciso nelle sue diverse dimensioni: quella spirituale, certamente, ma anche quella sociale che si realizza soprattutto nelle comunità religiose dove vi siano esclusione, isolamento, dipendenza, pressione, dinamiche di adattamento sociale e altri fattori devianti, e quella teologica. Le conseguenze, che possono essere psicologiche e fisiche, «sono paragonabili a quelle dell'abuso sessuale». E non solo: come è noto, l'abuso spirituale spesso è il primo anello di una catena nascosta che sfocia nella violenza sessuale. Le persone colpite, afferma il dossier, devono poter rivolgersi a consulenti indipendenti presso punti di contatto ad hoc per ottenere aiuto, e gli autori dei reati essere ritenuti responsabili.

Definire l'abuso spirituale

Ma uno dei motivi per il quale l'abuso spirituale è stato finora poco affrontato è che è anche difficile da circoscrivere: non è stato ancora definito come un crimine né dal diritto canonico né dal diritto penale. Ed è dunque difficile che si avviino procedimenti giudiziari se non si accompagna all'abuso sessuale. Non esiste inoltre alcun obbligo di denuncia ai sensi del diritto canonico; «Le vittime di abusi spirituali continuano ad avere difficoltà a far sentire la loro voce».

Il sussidio dei vescovi presenta anche un catalogo di domande che dovrebbe consentire alle persone colpite e alle persone di contatto una più agevole classificazione dell'esperienza vissuta. Ad esempio, la manipolazione in nome di Dio, l'utilizzo di sacramenti o dettagli intimi di conversazioni spirituali per mettere le persone sotto pressione emotiva, la proibizione del contatto con la famiglia di origine e gli amici, un intenso culto della personalità di un superiore, un sacerdote o un pastore, o l'impossibilità di discutere convinzioni teologiche e spirituali, possono essere sintomo di abuso spirituale.

«Dal punto di vista delle persone colpite- spiega Timmerevers - per troppo tempo la loro sofferenza non è stata accessibile e nominabile né vista e riconosciuta ed è stata persino banalizzata». E se pure i resoconti delle persone colpite, le esperienze dei pastori e le pubblicazioni sul tema hanno evidenziato il complesso di manipolazione e inadeguatezza spirituale, «anche all'interno della Conferenza episcopale tedesca ci mancavano le parole e i concetti per cogliere e comprendere ciò che ci veniva riferito e ciò che non poteva più essere trascurato».

Un cammino lungo

Un'indagine giuridica potrebbe essere l'inizio di una nuova attenzione. Il compito è complesso: le diocesi di Osnabrück e Münster, insieme alle loro università, stanno attualmente conducendo un'indagine triennale dal titolo "Gli abusi del clero nel contesto delle comunità clericali": si indaga sugli abusi nelle comunità spirituali "Totus Tuus" (diocesi di Münster)e "Christusgemeinschaft" (diocesi di Osnabrück). Anche la Conferenza episcopale ha istituito nel 2020 punti di contatto, soprattutto per le donne (www.gegenwacht-in-kirche.de), che finora hanno accolto un centinaio di donne. Ne fa parte la teologa Barbara Haslbeck: «La novità è che finalmente ci sono norme chiare da parte della Conferenza episcopale. Il problema degli abusi spirituali è diventato una "massima priorità". Ma l'argomento non è nuovo. Le persone denunciano da tempo come sono state manipolate, svalutate e rese dipendenti nelle relazioni pastorali e nelle comunità religiose», ha detto in un'intervista a katholisch.de (9/10). «Il gruppo di lavoro che ha creato il sussidio lavorativo ha impiegato anni a scriverlo. Questo è un chiaro segno di quanto l'argomento sia impegnativo e controverso. Mons. Timmerevers dice nella prefazione che l'aiuto al lavoro dovrebbe essere rivisto dopo tre anni. Questo è davvero un "work in progress", inserito in un processo cognitivo dinamico».

Uno degli aspetti positivi del sussidio, afferma la teologa, è che si basa sulle esperienze delle persone colpite, che indicano i "segnali" degli abusi spirituali. Problematico, però, è il fatto che l'abuso spirituale non sia descritto né nel diritto canonico né nel diritto statale: «Laddove i vertici di una comunità o diocesi non classificano un evento come abusivo, non esistono strumenti per imporre sanzioni. I requisiti per la prevenzione e l'intervento sugli abusi spirituali menzionati nel sussidio sono molto pragmatici, ma diventa presto chiaro alle persone colpite e al loro sistema di supporto quanto poco possono ottenere perché non esistono norme giuridiche e i relativi diritti», Entrare in contatto con le vittime di abusi spirituali non è semplice: «Hanno interiorizzato che il loro problema non vale la pena di essere trattato, che la loro percezione non ha importanza. Per questa resistenza interna e il conseguente senso di vergogna, ci vuole molto tempo prima che le persone colpite si facciano avanti. La consulenza solitamente dura per un periodo di tempo più lungo perché è importante per chi cerca consulenza capire cosa è successo ed essere riconosciuto per la sofferenza che ha vissuto. La cosa più importante è che le persone colpite imparino: ho di nuovo il controllo della mia vita».

Perdita di sé

«L'abuso spirituale - spiega la teologa - è uguale all'abuso sessuale: accade. C'è un sacerdote, un superiore, una comunità che attrae e trasmette il sentimento: "Tu sei importante per me. Abbiamo bisogno di te. Dio ha qualcosa di speciale in serbo per te". Lo chiamiamo anche "love bombing". Le comunità carismatiche investono molto nel reclutamento di nuovi membri, soprattutto tra i giovani. Questo affascina le persone; si sentono innamorate e sono pronte a dare tutto per la loro fede. Imparano a non fidarsi della propria percezione ed eliminano i dubbi». Qui diventa evidente il pericolo: «Il mondo spirituale prende il sopravvento sulla persona colpita. I contatti sociali esterni diminuiscono e gli esercizi spirituali richiedono molto tempo e portano a un sovraccarico. Questo è il modo in cui l'influenza spirituale dirotta il pensiero di una persona.

Una forte violenza spirituale rimodella letteralmente il mondo interiore di una persona. Le frasi bibliche e gli ideali pii usati in modo manipolativo hanno un effetto distruttivo sull'essere più profondo. In un libro pubblicato di recente, 18 donne denunciano abusi spirituali. Il titolo del libro dice cosa provoca l'abuso: perdita di sé e alienazione da Dio».

«Noto che le donne hanno maggiori probabilità di essere responsabili di abusi spirituali. L'indottrinamento spirituale è spesso legato a desideri narcisistici e a una leadership inadeguata da parte dei vertici di ordini e comunità. Osservo anche fattori specifici di genere quando, in particolare nelle comunità femminili, ideali ecclesiali come l'obbedienza, la devozione, la purezza, il sacrificio di sé, l'umiltà e il sacrificio della sofferenza forniscono il quadro interpretativo per l'esercizio spiritualizzato del potere. Al di là dell'autore del reato, è messo in discussione un intero sistema».

Hasbeck lavora insieme al nuovo Istituto di diritto religioso delle monache benedettine di Dinklage, dove trovano accoglienza religiose in cerca di informazioni giuridiche molto specifiche: il team comprende canonisti e un avvocato. E poi, la vera sfida, quella della formazione: lì è necessario «discutere dell'autodeterminazione spirituale». (ludovica eugenio)

Adista, 21 ottobre