Tu, o Dio, che ascolti la voce degli ultimi.
Saluto all’assemblea
G. Apriamo questa Eucarestia con una richiesta di perdono per trovarci preparati ad accogliere la Parola e le nostre parole e viverle nel quotidiano della nostra settimana.
1-Per tutte le anime angosciate e per tutti i cuori vuoti, per tutti
gli occhi e orecchi chiusi e per tutte le mani paralizzate,
Noi
ti chiediamo perdono
2-Per
tutte le distruzioni e per tutte le armi diaboliche, per tutti
i
campi e le prigioni, per tutte le torture infernali,
Noi
ti chiediamo perdono.
1-Per
la fame intollerabile, per ogni povertà straziante, per ogni
abisso
infinito tra chi ha potere e chi non ne ha, per tutta
l'ingiustizia
ripugnante,
Noi
ti chiediamo perdono.
2-Per
tutto ciò che bestemmia con il tuo nome, per ciò che vuole negare
il tuo futuro e impedisce che la tua volontà sia fatta,
Noi
ti chiediamo perdono.
Tutti:
Per le nostre infedeltà, la lentezza a rispondere alla tua
chiamata,
l’attaccamento alle nostre sicurezze, la nostra mancanza di
coraggio,
Noi ti chiediamo di risvegliarci e darci la forza per fare la tua volontà.
Letture bibliche: Abacuc 1,1-4 e 2, 3-4 Luca 6, 20-26
Abacuc 1,4
1 Oracolo
che il profeta Abacuc ebbe in visione.
2 Fino a quando
griderò, o SIGNORE,
senza che tu mi dia ascolto?
Io grido a
te: «Violenza!»
e tu non salvi.
3 Perché mi fai vedere
l'iniquità
e tolleri lo spettacolo della perversità?
Mi
stanno davanti rapina e violenza;
ci sono liti, e nasce la
discordia.
4 Perciò la legge è senza forza,
il diritto
non si fa strada;
perché l'empio raggira il giusto
e il
diritto ne esce pervertito.
Abacuc 2,3-4
2 Il
SIGNORE mi rispose e disse:
«Scrivi la visione,
incidila su
tavole,
perché si possa leggere con facilità;
3 perché
è una visione per un tempo già fissato;
essa si affretta verso
il suo termine e non mentirà;
se tarda, aspettala;
poiché
certamente verrà; e non tarderà.
4 Egli è pieno
d'orgoglio, non agisce rettamente;
ma il giusto per la sua fede
vivrà.
Luca 6, 20-26
20 Alzati
gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi
poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
21 Beati voi
che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che ora
piangete,
perché riderete.
22 Beati voi quando gli uomini
vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e
respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio
dell'uomo.
23 Rallegratevi
in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è
grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con
i profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la
vostra consolazione.
25 Guai a voi che ora siete sazi,
perché
avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti
e piangerete.
26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di
voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi
profeti.
Commento di Anna e riflessioni comunitarie
Abacuc appartiene al gruppo dei profeti minori “i dodici”, caratterizzati dalla brevità del racconto di profezia (in questo caso 3 capitoli), ma non dall’inferiorità del valore. Il testo potrebbe datarsi intorno al 607 prima dell’invasione babilonese e l’oppressore a cui si fa riferimento potrebbe essere il popolo assiro o caldeo.
Abacuc visse in Giuda (640-609).
La scelta di alcuni versetti di questo profeta è stata in parte casuale: la lettura nel libro di preghiere di Franco di una anomala perché è la semplice trascrizione dell’oracolo che ebbe in visione Abacuc e il titolo dato da Franco è “Come ti capisco Abacuc”, naturalmente non conosco la circostanza, ma mi ha incuriosito e ho letto il dialogo tra il profeta e il suo Dio (cap.1 e fine cap. 3) come se si svolgesse oggi in terra di Palestina come in tanti altri luoghi di guerra e non solo, del nostro pianeta.
I lamenti del profeta e la richiesta di una risposta da parte di Dio ci giungono da un tempo lontanissimo, ma sembra che nulla sia cambiato.
Il male sempre più dilagante e vittorioso non può che suscitare una domanda, un appello, perché che si creda o no in un Dio, resta un grande mistero, infatti non riusciamo a dare un senso alle sofferenze inflitte, all’annientamento, alle vendette, alle sopraffazioni che ci appaiono intollerabili e di fronte alle quali noi restiamo muti e impotenti. Resta il grido: VIOLENZA dice Abacuc ed è quasi un rimprovero a Dio: Tu non salvi, resti spettatore.
Negli anni che hanno preceduto il tempo tragico dei conflitti più drammatici, noi siamo stati troppo spesso distratti spettatori, quasi che di quel male che intacca la radice di tanta distruzione, odio e violenza, non fossimo stati da sempre corresponsabili in mille forme.
La nostra fede che Abacuc ci aiuta a risvegliare è fondata su una convinzione, sulla risposta che Dio dà al profeta e che ci sconcerta per la sua semplicità, ma è pur
l’unica risposta: il tempo è fissato, bisogna attendere, “il giusto vivrà per la sua fede” e il libro si conclude con una dichiarazione di fede: “l’Eterno, il Signore è la mia forza”. Siamo chiamati a credere nella visione, siamo chiamati ad attendere con fiducia, ma fino a quando?.
Per quelli che oggi, in questi anni, hanno aspettato, lottato, hanno lasciato la loro terra, hanno perso tutto, il male in tutta la sua potenza è reale. Sappiamo usare le parole che il profeta mette in bocca a Dio?
Attendere significa forse qualcosa di diverso per noi e per chi è vittima, perdente e grida ancora “VIOLENZA”?
ABACUC e LUCA , due testi che ho accostato con un certo azzardo ,con il rischio di perdermi, provo a proporre una lettura, ognuno di noi è chiamato a fare tentativi per capire meglio come stare al cospetto di Dio e dei nostri fratelli.
La lettura di Abacuc ci ha indicato che solo nell’attesa vigile sapremo che la giustizia appartiene a chi ci ha creduto tentando di realizzarla nella sua vita.
Il racconto delle Beatitudini è sconcertante nella sua visione paradossale: l’ arrivo del Regno è contrassegnato da un completo rovesciamento delle sorti tra ricchi e poveri, potenti e deboli, sazi e affamati, un rovesciamento che è solo nel futuro di Dio?, non è del tutto così, le condizioni sono in parte realizzate, perché il Regno si attua qui. In riferimento ai poveri, ai perseguitati, ai malati, agli oppressi, non è solo una speranza, ma è un impegno, un compito che Gesù affida ai suoi discepoli. Il testo di Luca indica condizioni concrete, reali, la radicalità di Gesù ci mette in questione più in profondità, sappiamo che Gesù fa una proclamazione sul tipo di vita presente, le beatitudini con le invettive non sono suggerimenti su come essere felici, ma sono parole che devono essere ascoltate con la certezza che sono rivolte a noi e che le parole di Dio non sono mai vuote.
Dobbiamo collocarci: non si attende con le braccia conserte, sappiamo da che parte sta Dio e Gesù che ha vissuto fino in fondo le beatitudini, ci ha indicato la strada. Dio ascolta e risponde.
Prepariamoci allo spezzare il pane, con queste preghiere tratte dai Salmi
L'occhio
mio si consuma di dolore,
invecchia a causa di tutti i miei
nemici.
Via da me, voi tutti malfattori;
poiché il SIGNORE ha
udito la voce del mio pianto.
Il
SIGNORE ha ascoltato la mia supplica,
il SIGNORE accoglie la mia
preghiera.
Il
Signore non mi ha respinto,
non si è vergognato della mia
miseria,
non mi ha voltato le spalle:
egli ha raccolto il mio
grido di aiuto.
Per
quel che hai fatto
ti loderò nella grande assemblea,
ti
offrirò i sacrifici promessi
davanti ai tuoi fedeli.
Vengano i
poveri e mangino a sazietà,
lodino il Signore quelli che lo
cercano:
a loro, lunga vita per sempre!
Ascolta,
Signore, le mie parole;
accogli il mio lamento.
Non senti il
mio grido,
tu, mio re e mio Dio?
A
te mi rivolgo, Signore.
Al mattino tu ascolti la mia
voce,
all'alba ti presento il mio caso
e aspetto la tua
risposta.
Amo
il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso
di me ha teso l'orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi
stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero
preso da tristezza e angoscia.
Allora
ho invocato il nome del Signore:
"Ti prego, liberami,
Signore".
Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è
misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed
egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia, al tuo riposo,
perché
il Signore ti ha beneficato.
Sì, hai liberato la mia vita dalla
morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla
caduta.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo
servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
PREGHIERA EUCARISTICA
1.Mettiamo davanti a te, o Dio, le nostre povere esistenze fatte di alti e bassi, di momenti in cui riusciamo a portare un granellino alla costruzione del tuo Regno, qui e ora, a momenti in cui ci chiudiamo a riccio.
2. Non stancarti dei nostri cuori chiusi e continua ad invitarci a cambiare, attraverso le mani di amici e amiche che ci invitano ad uscire da noi stesse/i.
1.Donaci un cuore che sappia vedere ciò che conta veramente nella nostra vita e la capacità di portare avanti un piccolo impegno che ci prendiamo.
2. Grazie ancora per il dono di momenti come questo, o Dio!
1.Incontrandoci rinnoviamo la fiducia in Te e il desiderio di continuare a sperare nonostante tutto.
1.Grazie, o Dio della Vita, per tutti i doni che riceviamo ogni giorno.
G: O Dio, anche oggi noi spezziamo il pane ricordando Gesù.
Ecco: in questo gesto, così semplice ma così impegnativo, noi siamo
raggiunti dal Tuo invito, siamo sollecitati dalla Tua voce: “Figlio mio,
figlia mia: spezza il pane, spezza il tempo, spezza le energie, spezza le tue risorse, la tua intelligenza, i doni che hai ricevuto da Me... Dio tuo creatore. Così davvero percorrerai la strada che io ho indicato attraverso Gesù di Nazaret”.
T. Gesù sedeva a mensa con le sue amiche e i suoi amici che aveva scelto tra la gente che non conta nulla. La congiura dei potenti stava per metterlo nelle mani di coloro che cercavano ogni pretesto per farlo fuori. Era notte per tutti, anche per il cuore di Gesù. Egli prese il pane, pregò il Padre, ne diede a tutti dicendo: “Questo è il mio corpo dato per voi: è il segno dell’amore che condivide, che non tiene per sé. Fate questo in memoria di me.” Allo stesso modo, quando ebbero cenato, prese la coppa del vino e disse: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Tutte le volte che bevete a questo calice, fate questo in memoria di me”.
Preghiera di benedizione del pane
Condivisione del pane
G. Apriamo alle preghiere spontanee con il Padre Nostro che tanti anni fa avevo cercato di riscrivere per sentirlo più mio
Padre
Nostro e padre mio,
che dal cielo ci guardi tutti e in Terra ci sostieni e ci accompagni,
il Tuo nome venga riconosciuto e lodato in mille modi da ogni creatura.
Il Tuo regno, dove la giustizia e l'amore sono presenti ovunque, avvenga presto.
La Tua volontà di pace, giustizia, fraternità e sororità si realizzi in ogni luogo della Terra,
come Tu ce la donerai in cielo, quando verremo da Te.
Dona ogni giorno, ad ogni essere vivente,
il nutrimento necessario per il suo corpo e per la sua anima.
Perdona i nostri peccati di egoismo e di allontanamento da Te, in mille modi, affinché noi impariamo a perdonare chi in qualche modo ci ha offeso.
Sostienici nelle nostre scelte, quando sono aderenti alla Tua volontà.
Liberaci da ogni malattia e non abbandonarci nell'angoscia,
fa’ che riponiamo la nostra fiducia solo in Te che ci ami.
BENEDIZIONE
FINALE:
PENSA AGLI ALTRI E ALLE ALTRE
Mentre
prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il
cibo
delle colombe
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non
dimenticare coloro che
chiedono la pace
Mentre paghi la
bolletta dell’ acqua, pensa agli altri, coloro che
mungono le
nuvole
Mentre stai per tornare a casa, pensa agli altri, non
dimenticare il
popolo delle tende.
Mentre dormi contando i
pianeti, pensa agli altri, coloro che non
trovano un posto dove
dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli
altri, coloro
che hanno perso il diritto di
esprimersi.
Mentre pensi agli altri, pensa a te stesso e dì:
magari fossi solo una
candela in mezzo al buio....
(Mahmoud Darwish, poeta palestinese)
Eucarestia del 14 Gennaio 2024, per la CdB di Pinerolo di Via Città di Gap,
Anna Campora e M.Grazia Bondesan