domenica 14 gennaio 2024

La debolezza dell'opposizione

 di Stefano Folli

 

Certo, era la conferenza stampa del presidente del Consiglio, un rituale un po' stanco che si ripete sempre uguale da anni. Ma è strano che l'opposizione non abbia quasi fatto sentire la sua voce nel corso della giornata, tranne l'eccezione che ora diremo. Ed è curioso, dal momento che Giorgia Meloni non si è fatta pregare per pizzicare Pd e Cinque Stelle, con quel tanto di malizia che le deriva dal sentirsi ancora, dopo un anno a Palazzo Chigi, una leader di partito: mestiere che con ogni evidenza è molto adatto a lei. Del resto, mancano pochi mesi alle solite elezioni-verità, stavolta le europee: perché dovrebbe abbandonare la strada che le porta fortuna, se vogliamo dar retta ai sondaggi?

L'opposizione, dunque. Il più coerente nel replicare punto per punto alla premier è ancora una volta Matteo Renzi, che l'ha accusata di «mentire» in modo sistematico. Ora, non è questa la sede per misurare con la bilancia il numero di menzogne e di verità che ogni personaggio politico usa riservare ai suoi elettori. Vale invece la pena rammentare che Renzi è la figura più detestata a sinistra, accusata di ogni sorta di intrigo e priva di credibilità. Eppure è questo personaggio, con il suo 3 per cento di consensi, ad aver colmato una lacuna ed esercitato una supplenza. E lo stesso vale in parte per Calenda: i due naufraghi del "terzo polo" sanno che il confronto politico si alimenta anche di polemiche quotidiane, quando gli argomenti sono validi, e che abbandonare il campo diventa una colpa imperdonabile.

Renzi, in particolare, ha ribattuto a Meloni in tono aggressivo e polemico; probabilmente con ciò ha evitato che l'impressione lasciata dalla conferenza stampa coincidesse con quella catena di brevi monologhi volti a tutto vantaggio del presidente del Consiglio. Del resto, se si accusa la maggioranza di centrodestra di essere pronta a soffocare la libertà degli italiani, occorrerebbe agire di conseguenza e ribattere colpo su colpo. Ieri, oggi e ogni giorno a seguire. Difendendo magari Giuliano Amato, che si è esposto con un'analisi inquietante ed è stato attaccato con asprezza. Le riserve espresse a mezza bocca lasciano invece il tempo che trovano, soprattutto consentono alla destra di occupare il centro del ring, nell'attesa messianica del fatidico passo falso.

In definitiva Renzi sul suo giornale, Il Riformista, ha parlato come ci si aspetta che si esprima un leader d'opposizione. Ma lui è pressoché innominabile a sinistra e a dire il vero ha fatto ben poco per risalire la china negli ultimi due anni. Tuttavia è forse a Renzi che dovrebbe essere rivolto l'invito per il duello televisivo, anziché a Elly Schlein. Ma non sorprende che la presidente del Consiglio preferisca misurarsi — chissà quando e chissà come — con la segretaria del Pd. Peraltro il suo gioco è trasparente: lasciare che i più puntuali nella controffensiva siano i rappresentanti di due sigle di minoranza come Renzi e Calenda; spingere a sinistra il Pd, a ridosso del M5S, così da presentarli come due metà della stessa mela, a cui aggiungere Fratoianni e Bonelli. Infine sfruttare il caso del magistrato Degni della Corte dei Conti per bilanciare il grave incidente del deputato pistolero.

Anche su questo ci si attenderebbe una reazione da parte di un centrosinistra che — è saggio ricordarlo — al momento è molto indietro nei sondaggi. Il che dovrebbe spingerlo verso il massimo del dinamismo.

L'incontro stampa ha lasciato dei varchi a un'opposizione agguerrita. Le risposte generiche sull'economia, la gestione del debito, i bassi salari, la burocrazia. I silenzi su tempi e modi della riforma della giustizia. I temi non mancano per chi volesse uscire dal recinto degli slogan.

 

La Repubblica, 5 gennaio