domenica 4 febbraio 2024

Chiesa,

patria degli esclusi

 

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, e per farci capire che non si è recato in quella regione solo per fuggire e non fare la fine del Battista, l'evangelista riporta una serie di elementi che ci fanno capire che Gesù sceglie volutamente questa immaginaria border line per lanciare un primo grande messaggio: è intenzione di Dio ripartire dai margini, dai confini non solo geografici, dove persone, lingue, religioni e culture si confondono in una nuova e colorata babele. La Galilea quasi non e' considerata Israele, ma non è ancora un Paese straniero: è un territorio dove le razze si mescolano e la contaminazione tra cultura e religione si fa realtà, è il luogo non del bianco, né del nero, ma delle sfumature, dove la purezza del Popolo di Dio si diluisce nella diversità dei popoli pagani circostanti. Da ogni pio israelita la Galilea è ritenuta terra di eretici: è lontana da Gerusalemme e dal suo bellissimo tempio, cuore religioso e politico di Israele, una terra di periferia che partorisce numerosi ribelli che tentano continuamente di rovesciare il corrotto potere centrale. La Galilea è la terra degli esclusi.

L'esclusione ha tracciato lungo la storia una scia rossa di sangue e di dolore. Anche oggi intorno all'esclusione si gioca moltissimo della sopravvivenza dignitosa di miliardi di esseri umani. Con il primato dell'economia abbiamo costruito un tipo di società che per sopravvivere ha bisogno di escludere, di respingere ai margini o in mare. Ma l'esclusione non è praticata solo nell'ambito della società civile, anche la Chiesa non di rado pratica l'esclusione, relegando ai margini autentici testimoni di Gesù Cristo che urtano il potere, che battono vie nuove, quelle strade su cui subito prendono a camminare gli ultimi, i poveri di Dio, e sulle quali invece inciampano, scandalizzati, i benpensanti. Invece la logica dell'inclusività è 'avvenire della Chiesa: una Chiesa che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio su nessuno, una «Chiesa degli esclusi e non dell'esclusione» (mons. J.Gaillot), capace di accogliere, di portare tutti in seno.

La liberazione operata da Gesù inizia proprio dalla Galilea, metafora di ogni esclusione sociale e religiosa. Al "centro", idolatrato come simbolo di ogni potere, Dio preferisce la periferia, simbolo di ogni emarginazione; alle situazioni e ai luoghi ben definiti predilige l'indefinitezza dei confini; alla staticità del tempio contrappone la dinamicità della riva del mare, quella riva del "mare" di Galilea, né terra né mare, lungo la quale Gesù invita i suoi primi discepoli a "diventare pescatori di uomini", a salvare chi rischia di annegare, realmente o metaforicamente.

Agli uomini che cercano sempre di descriverlo come l'onnipotente, Dio racconta la sua storia di salvezza per dimostrarci il contrario: lui predilige il piccolo, l'insignificante, il debole. Allora, per comprenderlo non servono vuoti e indiscutibili dogmi, nè presuntuose e ingessate teologie, ma l'impalpabilità, l'irrequietezza e l'imprevedibilità dell'amore.

La Galilea «è una terra e un popolo aperto alle nazioni dei dintorni. Le frontiere si incrociano dando luogo all'inclusione del diverso in molteplici miscugli. Condizione favorevole nella quale matura e irrompe il Kairos del Regno di Dio» (mons. Oscar Romero, omelia del 4 marzo 1979).

Questo è il Regno che Dio sogna per noi, che vuole regalarci, che in Gesù si è fatto vicino, a portata di mano. Questo è il Regno che Gesù è venuto a inaugurare, dal quale nessuno è escluso e dove ciascuno ha diritto di cittadinanza. Un Regno che non coincide per nulla con quelli terreni, che anzi capovolge la nostra concezione del potere. Un Regno senza confini certi e precostituiti dove la croce si trasforma in resurrezione, la morte ridiventa vita; dove i poveri sono beati; Regno dove il primo è l'ultimo, dove il padrone serve, dove l'Onnipotente si fa Onnidebole.

 

(Vitalino Della Sala, parroco di Mercogliano (Av) e vicedirettore della Caritas diocesana di Avellino)

(ADISTA, gennaio 2024