FILM
20.000 specie di api
Opera prima della sceneggiatrice e regista spagnola Estibaiz Urresola Solaguren, 20.000 specie di api è valso l 'Orso d'Argento alla 734º edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino per la Migliore attrice alla sua giovane protagonista Sofia Otero. Un ruolo complesso quello della Otero, che nel film interpreta un bambino di otto anni in conflitto con la sua identità di genere. Nato biologicamente maschio, Aitor sente stretti i panni da ragazzo che il mondo vuole vedergli indosso e che abbracciano un corpo che percepisce come sbagliato, altro da sé. Vorrebbe strapparli per indossare quelli di Lucia, la bambina che sente di essere, e finalmente riconoscersi allo specchio, ma questo passo sembra insormontabile e inaccettabile per la sua famiglia. Cercando continuamente di barcamenarsi tra un desiderio bruciante di cambiamento e le aspettative dei suoi cari, in particolare di sua nonna, che fanno fatica a comprendere il suo tormento, Aitor/ Lucia cerca risposte nella natura, che con semplicità accetta la presenza di migliaia di specie di api diverse, e considera la diversità un dono più che una vergogna.
Eppure tra le persone è difficile pensare a un'identità plasmabile come il miele, e il percorso di auto consapevolezza di Aitor/ Lucia diventa sempre più faticoso, mano a mano che tutti i membri della sua famiglia prendono coscienza del suo stato d'animo.
Un dolore che si percepisce in ogni scena e che viene abbracciato da tutti i protagonisti del film che, con la delicatezza più grande di cui sono capaci, lasciano sempre spazio al dialogo e al fluire dei sentimenti.
Una narrazione che anche Estibaiz Urresola Solaguren tratta con cura, nel rispetto di un tema importante come lo sviluppo di un'identità trasgender in giovanissima età e di tutto quello che porta con sè, nell'interazione sociale e nell'intimità degli affetti.
Il film è al cinema da dicembre
(Valeria Brucoli, Confronti, gennaio 2024)