mercoledì 7 febbraio 2024

New York, armi antiche all'asta nel silenzio delle nostre istituzioni

Valentina Porcheddu

 

Domani verrà battuta all'asta nella sede newyorkese di Christie's la più grande collezione privata di armi e armature antiche. Gli oggetti militari, di proprietà del magnate inglese Christian Levett, sono stati esposti sino allo scorso agosto presso il Museo di arte classica di Mougins (Macm), nel dipartimento francese delle Alpi marittime, fondato da Levett nel 2011 e definitivamente chiuso.

SEBBENE IL NOSTRO ministero della Cultura fosse stato informato della sospetta provenienza da traffici illegali con l'Italia di numerosi reperti fra quelli presenti nel catalogo dell'asta, le autorità competenti non sembrano essersene interessate.
I dubbi riguardano soprattutto una quindicina di pezzi (in totale i lotti sono 35) che, prima dell'acquisizione da parte di Levett agli inizi degli anni 2000, appartenevano all'uomo d'affari di Berlino Axel Guttmann. Quest'ultimo – scriveva già sul Bollettino d'Arte del 1995 il suo connazionale Daniel Graepler – «è il caso più eclatante della partecipazione di collezionisti tedeschi alla 'svendita' del patrimonio archeologico apulo».
Secondo l'archeologo, le 1200 armi riunite da Guttmann a partire dal 1982 arrivavano perlopiù dall'Italia meridionale. Graepler precisava che, tranne rare eccezioni, si trattasse di oggetti recuperati sul mercato «in tempi recenti» e che i manufatti erano riemersi con tutta probabilità dagli incessanti scavi clandestini che, dalla fine degli anni '70, imperversavano nelle necropoli della Puglia settentrionale.

A QUESTO PROPOSITO, va evidenziato che la collezione Guttmann constava di 174 elmi bronzei, ovvero beni di prestigio deposti di frequente nelle tombe della Daunia. Oggi sappiamo che tra i principali fornitori del collezionista tedesco vi era il mercante internazionale d'arte Gianfranco Becchina, che con questo genere di materiali aveva una certa dimestichezza.
Nel suo deposito di Basilea venne infatti confiscato un corredo composto da elmo, corazza e schinieri – pertinente a una tomba apula del IV secolo a.C. –, vendutogli da un'organizzazione criminale che effettuava scavi clandestini in una vasta area dell'Italia centro-meridionale ed insulare. Da notare che un elmo corinzio di tipo arcaico appartenuto a Guttmann e affidato nel 2010 alla Galleria Royal-Athena di New York fu riconosciuto da Christos Tsirogiannis come uno dei reperti detenuti in precedenza dal mercante di antichità britannico Robin Symes, anch'egli connesso, assieme al socio Christo Michaelides, alla rete dei trafficanti Gianfranco Becchina e Giacomo Medici.
In virtù di queste considerazioni, ci sembra doveroso riflettere sul valore storico e culturale di un patrimonio che fu verosimilmente sottratto all'Italia e che ora, transitando da un privato all'altro, rischia di andare disperso, se non di divenire invisibile.

Il Manifesto, 30 gennaio