IL GUATEMALA A UN PASSO DAL COLPO DI STATO. PROTESTE E SANZIONI DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
Sta precipitando la crisi in Guatemala. II Paese centroamericano è infatti al centro di una contesa istituzionale fra diversi settori della magistratura in relazione alla validità delle elezioni dello scorso agosto che hanno visto la vittoria del candi- dato progressista Bernardo Arévalo. Un esito, quest'ultimo, inatteso che ha rotto il monopolio pluridecennale delle oligarchie in grado di controllare e stritolare l'economia del Paese. L'insediamento del nuovo presidente è previsto per il prossimo 14 gennaio, ma da mesi ambienti politici e istituzionali ostili a Arévalo, stanno cercando in tutti i modi di in- validare il risultato del voto; di fatto il tentativo è quello di mettere in atto una sorta di colpo di stato istituzionale. Per la convalida del risultato della consultazione elettorale, si sono invece espresse l'Onu, l'Ue, la Casa Bianca, l'Organizzazione stati americani (0sa). L'ultimo capitolo della battaglia legale, risale all'8 dicembre quando la magistratura del Guatemala, al HI L termine delle indagini sulle elezioni presidenziali ha dichiarato «nullo» il voto per irregolarità amministrative riscontrate al primo turno del 25 giugno scorso. «La giudice Leonor Morales - riportava l'Osservatore Romano - in una conferenza stampa, ha affermato che sono state accertate "anomalie nella redazione degli atti finali di chiusura dello scrutinio". Sono pertanto "nulle di pieno diritto - ha dichiarato - le elezioni di presidente, vice presidente, deputati, corporazioni e deputati al Parlamento"».
Sul versante opposto, si è espresso il Tribunale supremo elettorale del Guatemala che ha insistito sul fatto che i risultati sono «inalterabili. In seguito al pronunciamento giudiziario, Arévalo ha parlato di «colpo al cuore della democrazia guatemalteca». Per tutto il fine settimana si sono susseguite manifestazioni nel Paese, a difesa di Arévalo.
Lo scontro fra magistrature
Come Morales, anche il giudice Rafael Curruchiche, motivando la decisione della procura di invalidare il voto, ha indicato che l'istruttoria in corso riguarda «tutto il processo elettorale» e che, pertanto, «dal nostro punto di vista le elezioni dovrebbero essere annullate». La procura ha affermato che questo pronunciamento riguarda «in particolare» le elezioni vinte dal presidente eletto, Bernardo Arévalo, che sono state invalidate dalle presunte citate irregolarità amministrative del Tribunale supremo elettorale (Tse), legate ad «un uso non valido i registri elettorali utilizzati, diversi da quelli originariamente approvati». Per cui, ha sottolineato Curruchiche, «le elezioni per il presidente, i deputati, i sindaci e i membri del Parlamento centroamericano dovrebbero essere annullate». A stretto giro è giunta la risposta da parte della presidente del Tse, Blanca Alfaro, per la quale «in nessun caso» le elezioni si ripeteranno. «l risultati sono stati convalidati – ha spiegato -e quindi sono ufficiali e inalterabili, Se le autorità elette non entrassero in carica come previsto, ha concluso, «si tratte-rebbe di una violazione costituzionale», dato che «il potere di annullare una elezione è in mano solo della Corte costituzionale». Lo scontro, dunque, ha assunto un connotato istituzionale gravissimo, Dura è stata la reazione del segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani Luis Almagro, che
ha detto che «in Guatemala è in corso un tentativo di colpo di Stato giudiziario".
Sanzioni e condanne
Per Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, «qualsiasi azione che ostacoli la transizione del potere costituirà, non solo una violazione dei principi più basilari di una democrazia, ma anche una chiara violazione del diritto fondamentale del popolo del Guatemala di eleggere i propri governanti. E questo concetto lo esprimo in 5 parole: un tentativo di colpo di Stato".
In un simile drammatico contesto, sono in arrivo sanzioni verso personalità politiche, magistrati e esponenti del mondo economico del Guatemala da parte di Usa e Ue. Il Dipartimento di Stato della Casa Bianca ha reso noto che «GII Stati Uniti sono al fianco di coloro che cercano di salvaguardare la democrazia e lo stato di diritto in Guatemala e di garantire che la volontà del popolo guatemalteco sia rispettata. Ai sensi della Legge sull'immigrazione e la Nazionalità, stiamo adottando misure per imporre restrizioni sui visti a quasi 300 cittadini guatemaltechi, tra cui oltre 100 membri del congresso guatemalteco, nonchế rappresentanti del settore privato e i loro familiari per aver minato la democrazia e lo stato di diritto. Gli Stati Uniti continueranno ad adottare misure per imporre tali restrizioni a tutti gli individui che minano la democrazia del Guatemala.
Da parte sua l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk,ha espresso allarme per i «tentativi persistenti e sistematici della Procura generale del Guatemala di compromettere i risultati delle elezioni generali, ignorando la volontà degli elettori». Il tentativo di annullare il risultato delle elezioni generali e di mettere in discussione la costituzione e l'esistenza del partito Movimiento Semilla, che ha sostenuto la candidatura di Arévalo, «sono estremamente preoccupanti», ha dichiarato in un comunicato, Turk che invita «le autorità competenti, compreso l'attuale presidente e la magistratura, a prendere provvedimenti per preservare lo Stato di diritto e garantire il rispetto del risultato elettorale e quindi della volontà della maggioranza del popolo guatemalteco». L'ambasciatore dell'Ue nel Paese centroamericano, Thomas Peyker, ha annunciato domenica 10 dicembre che "i 27 Paesi dell'Ue stanno preparando sanzioni".
Il Celam con il card. Ramazzini
Infine, a inizio dicembre, la presidenza del Consiglio episcopale latino americano e dei Caraibi (Celam) ha espresso la propria solidarietà al card. Álvaro Ramazzini, vescovo di Huehuetenango (Guatemala) e presidente della Rete ecclesiale latinoamericana Clamor, che era stato minacciato da settori dell'attuale Governo di un possibile mandato di arresto (vedi Adista n. 43/23), a causa delle sue prese di posizione a sostegno del rispetto della scelta fatta democraticamente dagli elettori. Il Celam ha sottolineato come il cardinale, sia «un testimone del Vangelo di Gesù Cristo incarnato nel più povero dei poveri, la cui voce esprime i sentimenti di un popolo che cerca modi per esprimere le sue giuste richieste». Quindi ha aggiunto che «questa è la missione di tutta la Chiesa e per questo siamo al fianco del cardinale Ramazzini, facendo eco alle sue lotte e alle sue preoccupazioni». (francesco peloso)
(Francesco Peloso ADISTA,23 dicembre 2023)