NICARAGUA: SI INTENSIFICA LA CROCIATA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA
41712 MANAGUA-ADISTA. Sono quattordici i sacerdoti arrestati in Nicaragua- fra gli altri, i vicari dell'arcidiocesi di Managua, Miguel Mántica e Silvio Fonseca - negli ultimi giorni dello scorso dicembre. Sono stati condotti nelle patrie galere una decina di giorni dopo il sequestro, operato da poliziotti e paramilitari il 20 dicembre scorso, di mons. Isidoro del Carmen Mora Ortega, Vescovo di Siuna, di cui non si conosce l'ubicazione. Il "torto" di costui, a quanto pare (ma nulla si sa delle "colpe" che avrebbero determinato l'arresto), è aver pregato durante una messa per mons. Rolando José Alvarez - il vescovo di Matagalpa che, ormai da mesi, sta scontando una pena oltre 26 anni di prigione dopo un processo arbitrario (v. Adista Notizie n. 7/23) - sollecitando la Chiesa a restare unita nelle avversità che sta vivendo.
Non si può negare che si tratti di persecuzione nei confronti della Chiesa cattolica, accusata dal presidente nicaraguense di Daniel Ortega e dalla moglie e vicepresidente Rosario Murillo di agire contro il loro governo e sobillare i cittadini alla rivolta. È proprio per attività «destabilizzanti e provocatorie» contro lo Stato che mons. Alvarez, in prima linea contro la violazione dei diritti umani in Nicaragua, è stato infatti condannato, privato della nazionalità e dei suoi diritti di cittadino a vita.
D'altronde, secondo la coppia regnante, i vescovi rispondono a "disegni diabolici", come Rosario Murillo ha detto durante il primo - di quest'anno - dei monologhi quotidiani che diffonde attraverso i media ufficiali. Dopo aver «dedicato meno di due minuti a parlare di amore per il prossimo e ad augurare buon anno", riferisce il sito di informazione articolo66.com, «ne ha dedicati più di quattro a distillare l'odio contro la Chiesa cattolica e i suoi vescovi», «La fede – ha detto la vicepresidente, che si dichiara cristiana - non accoglie le ambizioni personali di alcuni o di coloro che credono che la fede sia la risposta alla loro ambizione personale, «ai loro disegni che non sono divini, sono terribilmente umani, e tante volte sono disegni che abbiamo conosciuto come diabolici»; «come possiamo credere a personaggi che trasudano male», «le cui voci forti parlano di avidità, di invidia, egoismo male», si è chiesta, «e come possiamo credere che possono essere rappresentanti di Dio sulla terra?», ha aggiunto invitando i nicaraguensi a tenersene alla larga.
Però i governanti sandinisti ci tengono a dimostrare correttezza e umanità nel loro agire contro la Chiesa, sicché, in risposta al presidente degli Stati Uniti Biden che il 2 gennaio, al compimento dei 500 giorni di detenzione del vescovo Ávarez, ne ha chiesto la liberazione, sono tornati a diffondere foto del vescovo incarcerato, sorridente e rilassato mentre riceve cure mediche.
Persecuzione
La ricercatrice e avocato Martha Patricia Molina, autrice dello studio "Nicaragua, una Chiesa perseguitata", che vive in esilio, ha tenuto il conto degli attacchi subiti dalla Chiesa cattolica dal 2018 al 2023: sono 740, ma «nel solo 2023 sono stati 275. Possiamo descrivere quest'ultimo anno - sostiene Molina - come quello con il maggior numero di attacchi contro la Chiesa cattolica nell'ultimo quinquennio. Inoltre, 176 religiosi e religiose non esercitano il loro ministero in Nicaragua a causa di espulsioni, divieti di ingresso o esilio», E non bisogna dimenticare che nel marzo 2022 il governo ha espulso il nunzio a Managua, Waldemar Stanislaw Sommertag.
La Chiesa cattolica perciò chiede manforte al mondo. «La dittatura sandinista ha scatenato questa settimana una feroce caccia ai sacerdoti, imprigionandone diversi, oltre a due vescovi già in carcere», ha dichiarato sui suoi social network mons. Silvio José Báez, vescovo ausiliare di Managua in esilio. Da qui l'appello: «Prego i vescovi e le Conferenze episcopali del mondo di non abbandonarci in questo momento, di pregare per la Chiesa del Nicaragua e di essere solidali e di alzare la voce per denunciare questa persecuzione della dittatura contro la nostra Chiesa».
Occhi rivolti al dialogo
Papa Francesco non parla di persecuzione quando tratta del Nicaragua, non vuole si frappongano ostacoli a un eventuale dialogo fra Chiesa e governo, cosa che sempre auspica e che ha ripetuto anche il 1° gennaio, dopo l'Angelus. «Seguo con viva preoccupazione - sono state le sue parole - quanto sta avvenendo in Nicaragua, dove Vescovi e sacerdoti sono stati privati della libertà. Esprimo ad essi, alle loro famiglie e all'intera Chiesa nel Paese la mia vicinanza nella preghiera. Alla preghiera insistente invito pure tutti voi qui presenti e tutto il Popolo di Dio, mentre auspico che si cerchi sempre il cammino del dialogo per superare le difficoltà. Preghiamo per il Nicaragua oggi».
Altre volte Bergoglio è intervenuto sull'argomento. Le parole meno "diplomatiche" le ha pronunciate in un'intervista a Infobae (10 marzo 2023). Rispondendo a una domanda sulla frase di Ortega: «i vescovi, i preti, i papi sono una mafia», aveva detto: «Non mi rimane che pensare a uno squilibrio della persona che dirige (Ortega, ndr). Abbiamo un vescovo incarcerato. Un uomo molto serio, molto capace. Ha voluto dare la sua testimonianza e non ha accettato l'esilio» (che ad Álvarez fu offerto in alternativa alla detenzione, ma egli si rifiutò di «abbandonare la patria»). «È una cosa - ha continuato Bergoglio - che è al di fuori di quello che stiamo vivendo, è come portare la dittatura comunista del 1917 o la dittatura hitleriana del 1935,... portarle qui. Sono dittature rozze». (eletta cucuzza)
Adista, 13 gennaio