sabato 3 febbraio 2024

L'ARGENTINA DI MILEI:

TUTTE LE CONTRADDIZIONI DEL NUOVO PRESIDENTE

 

Non senza ragione El País ha definito Javier Milei, il giorno che si è insediato nella massima carica della Repubblica argentina (10 dicembre, v.Adista online del 10/12), «presidente dai mille volti»: «Questo economista libertario liberale di 53 anni, che divenne noto come un provocatore di destra che urlava e insultava in televisione - scrive il quotidiano spagnolo - si è trasformato con il progredire della campagna elettorale in un politico con un'aria da professore che negava gran parte di ciò che aveva detto prima. Dopo aver vinto le elezioni, la trasformazione è continuata ed è emerso come un leader più pragmatico di quanto apparisse». Ma anche "presidente dalle mille contraddizioni": il suo pragmatismo non ha un'unica direzione.

  Nel suo primo discorso nel ruolo di presidente -non nell'aula, come è tradizione, ma dai gradini del Parlamento - ha dichiarato che per la prima parte del suo mandato ci saranno per i cittadini lacrime e sangue: «Non c'è alternativa a un aggiustamento, non c'è alternativa a uno shock in materia di bilancio, perché non ci sono soldi. L'aggiustamento avrà un impatto negativo sull'attività, sull'occupazione, sui salari e sul numero dei poveri e degli indigenti, Sappiamo - ne ha dedotto - che la situazione peggiorerà nel breve termine. Ma dopo vedremo i frutti dei nostri sforzi», è stata la sua promessa, grazie all'assunzione di tutte le decisioni necessarie per risolvere il problema causato da cento anni di sprechi della classe politica» la peggiore eredità  mai ricevuta da un governo.

ll problema è però come giungere ai frutti annunciati dopo aver fatto terra bruciata, fonti di La Libertad Avanza (il partito di Milei) hanno già avvertito – riferisce l'argentino Página che ne ha raccolto le voci - che la politica avvio «comporterà svalutazione, misure volte a ridurre il deficit fiscale dello Stato, salari un'economia di prezzi liberi, sfumata da un rigoroso aggiustamento fiscale e monetario.

Le misure definite nella prima riunione di governo, l'11 dicembre, non brillano per coerenza (e comunque non comprendono le più radicali, quali la dollarizzazione e la chiusura della Banca Centrale). Per esempio, la decisione di un forte taglio delle tasse e l'espansione della spesa sociale non sembrano accordarsi con la riduzione del deficit pubblico. La rimozione dei privilegi che Milei vuole sia realizzata «con urgenza potrebbe essere una buona cosa, ma ci si deve porre la domanda "a chi saranno tolti?". Non bisogna dimenticare che fra le promesse elettorali di Milei c'era il ritiro dei sussidi per i trasporti pubblici e le tariffe di gas, luce ed elettricità (misura particolarmente temuta anche perché. se avrà seguito, scatenerà un'inflazione ancora superiore all'attuale 142%). Sono, questi sussidi, fra i privilegi da cancellare?

Le decisioni assunte per la riorganizzazione dello Stato, finalizzate al taglio della spesa pubblica, prevedono la revisione di tutte le assunzioni (per il riscontro di assunzioni irregolari»), di tutti i contratti in essere in ciascuno dei ministeri e con le università (anche qui per sospetta irregolarità o elevati costi), nonché un inventario generale con lo status di tutto il personale dell'amministrazione nazionale. Le conseguenze potrebbero essere licenziamenti a man bassa nell'impiego pubblico.

Nella conferenza stampa a chiusura della riunione di gabinetto, il portavoce presidenziale Manuel Adorni ha precisato che il taglio della spesa pubblica avverrà mantenendo l'espansione del Ministero del Capitale Umano, con l'obiettivo di garantire che le persone che ricevono aiuti statali non siano penalizzate. Facile più a dirsi che a farsi, anche perché il Ministero del Capitale Umano - ufficialmente creato con decreto presidenziale e guidato da Sandra Viviana Pettovello, persona di fiducia del nuovo capo dello Stato - accorpa i Ministeri dell'Istruzione, della Cultura, del Lavoro, delle Donne e dello Sviluppo sociale (con ciò riducendo a 9 il numero dei Ministeri, o forse sarebbe meglio dire dei ministri), tutte aree molto sensibili rispetto alla necessità di risorse pubbliche.

"Che paura vivere in Argentina!" titola allora Religión Digital (10/12) la riflessione della teologa colombiana Consuelo Vélez (10 /12). «Mi sembra - scrive Vélėz - che un presidente non possa pensare solo all'economia ma al progetto di un intero Paese. Nel discorso di Milei (quello che aveva appena pronunciato dai gradini del Parlamento, ndr) si è parlato solo di economia, ma a quanto ho capito, di un'economia basata sull'individualismo, sulla libera concorrenza, su ciascuno per sé. E, senza anestesia, ha già annunciato che arriveranno tempi difficili, la povertà aumenterà e che il "sacrificio" è assolutamente necessario. Certo, gli investimenti privati verranno salvati perché i tagli non ricadranno su di loro ma sullo Stato, che deve garantire il bene comune e, soprattutto, dei più poveri», «Al momento in cui scrivo, la preghiera interreligiosa che sembra si debba svolgere nella cattedrale non ha ancora avuto luogo. Non so se Dio li ascolterà. Almeno il Dio di Gesù mette al centro i poveri, li difende, rivendica i loro diritti, sono oggetto di attenzione principale e preferenziale. Milei li disprezza, sono quelli che rubano allo Stato con gli aiuti sociali, non sono le "brave persone" che, per lui, sono quelle che hanno capitali e accumulano grandi fortune.

 

(Eletta Cucuzza, Adista, 23 dicembre 2023)