da La Repubblica del 26/01/2024
Malati di Parkinson verso i privati la Regione taglia la riabilitazionedi Sara Strippoli
In Piemonte per i malati di Parkinson le liste d’attesa sono lunghissime. Per loro è vitale che la terapia farmacologica sia affiancata da cicli di riabilitazione multifunzionali, che sia logopedia o fisioterapia, consulenza psicologica o fisioterapia occupazionale. Un percorso fondamentale per rallentare lo sviluppo di una malattia degenerativa che a Torino e in provincia colpisce 7mila persone, 22mila in tutto il Piemonte, secondo gli ultimi dati comunicati dalle associazioni di pazienti. Peccato che i centri in grado di offrire un servizio di équipe per un ricovero in day hospital per la riabilitazione nel Torinese siano solo due: il San Camillo a Torino e il Fatebenefratelli a San Maurizio Canavese. Risultato, chi ha bisogno di un ciclo di trattamenti molto spesso è costretto a ricorrere al privato. C’è naturalmente anche la rete degli ambulatori in alcuni ospedali, il Mauriziano e la Città della Salute a Torino, quello di Novara e quello di Savigliano, ma erogano singole prestazioni e non cicli integrati come quelli indicati come necessari e prescritti dai fisiatri.
Al San Camillo, centro di eccellenza per la riabilitazione, chi ha il Parkinson e avrebbe necessità di un ciclo di trattamenti deve aspettare più o meno un anno. «Prima si riusciva ad ottenere con il sistema sanitario pubblico due cicli in 12 mesi. Ora, ed è già considerata una fortuna, si riesce ad averne al massimo uno. La situazione è precipitata con la pandemia e non si è più riusciti a tornare a una copertura adeguata al numero di malati in Piemonte» racconta Ubaldo Pilotto, presidente dell’Associazione Amici Parkinsoniani e coordinatore dell’Associazione italiana Parkinson, sede di Torino. Per avere diritto a un ciclo si deve avere la prescrizione di un fisiatra che predispone il “Ppri”, piano di percorso riabilitativo individuale. Con quell’indicazione il medico di base prescrive e il paziente può prenotare il ricovero in day hospital, che non è prenotabile attraverso il Cup, il centro unificato di prenotazione.
Al San Camillo non ci sono chance prima di gennaio 2025: «Il paziente viene inserito in lista d’attesa ma i tempi purtroppo sono quelli – ammette Marco Salza, direttore del San Camillo e presidente dell’Aris, l’Associazione che riunisce le strutture private a carattere religioso. Il San Camillo ora ha in carico 60 pazienti di Parkinson, ma, sottolinea il direttore, « il nostro potenziale è decisamente maggiore. Potremmo seguirne il doppio se il budget riconosciuto dalla Regione fosse maggiore». Garantire l’accesso a 120 malati di Parkinson significherebbe dimezzare le liste d’attesa. Non solo: la Regione Piemonte ha stabilito un tetto massimo di 30 sedute per paziente. «Ma la norma nazionale non prevede limiti - osserva Salza - e in altre regioni le regole sono diverse».
Per molti non resta che rivolgersi alla rete del privato puro. Allo stesso San Camillo quel ricovero giornaliero, con il pacchetto completo di interventi, costa 160 euro. Solitamente il ciclo prevede 15 o 30 sedute, dipende dalle valutazioni del fisiatra. Il calcolo è presto fatto: un malato cronico affetto da Parkinson deve spendere fra i 2.400 e i 4.800 euro.
Al Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese, struttura più piccola rispetto al San Camillo, la lista in day hospital è di circa tre mesi, tempi a cui vanno sommate le attese bibliche per una visita fisiatrica.
Nell’Alessandrino una struttura accreditata come il Borsalino ha da poco aperto un ambulatorio dove però si riescono a seguire pochissimi pazienti e i ricoveri riabilitativi sono riservati a chi arriva da un ospedale. In quell’area del Piemonte «si cerca di prenotare alla Casa di cura Villa Esperia di Salice Terme, provincia di Pavia - racconta Rosalba Cuniolo dell’Associazione Parkinson di Alessandria che offre, ma non è sufficiente, corsi e attività fisica - La Lombardia, però, dà la precedenza ai propri pazienti e i tempi si sono allungati anche lì». Così da un po’ c’è chi si spinge in Liguria: all’Ircss Maugeri di Nervi possono prendere il 20% di pazienti fuori Regione e lì l’attesa è di sole tre settimane. Il Piemonte, ovviamente, rimborsa.
«Avevamo una convenzione con una struttura di Boves che lavorava molto bene e aveva due posti letto al mese – interviene ancora Pilotto – ma l’Asl ha deciso di riservare i letti disponibili per fratture e altro».
In generale, riflette Massimiliano Iachini, responsabile dell’Associazione dei Giovani Parkinsoniani «la situazione della sanità piemontese sta mettendo sempre più in difficoltà le famiglie che hanno persone fragili a cui badare. E ricordo che la legge sul riconoscimento della figura del caregiver, è ancora una incognita».