giovedì 8 febbraio 2024

LIBERTÀ D'INFORMAZIONE

E PLURALISMO DELLE DIFFERENZE

 

Nel 2023 l'Italia ha risalito qualche posizione nelle graduatorie sulla libertà di informazione, questa volta non accadrà.

Ad aggravare una situazione è arrivata la notizia che l'Italia, insieme ad altri cinque Paesi, ha chiesto di modificare il Media Freedom Act, fortemente voluto da David Sassoli, e di inserire nel testo finale una norma che consenta di intercettare i cronisti utilizzando il ricorso alla "sicurezza nazionale". In altre parole il cronista impegnato ad esempio - in una indagine sulla trattativa Stato-mafia, sui memorandum con la Libia, sulle deviazione degli apparati di sicurezza, sul traffico delle armi, che è ritenuto degno di osservazione, potrebbe essere sottoposto a spionaggio, con tutte le tecniche a disposizione, per scoprire le sue fonti, violare il segreto professionale e ostacolare il diritto della comunità a essere informata su malaffare, mafie, corruzione. Se questa norma fosse già stata in vigore, Ustica sarebbe oggi solo una località di villeggiatura e piazza Fontana un luogo di ritrovo per tanti milanesi.

Saremmo così in presenza di un immenso bavaglio europeo che, nel contesto italiano, andrebbe a sommarsi con la nuova "legge bavaglio" in discussione al Senato.

La nuova legge sulla diffamazione avrebbe dovuto contrastare il fenomeno delle "querele bavaglio", arma di intimidazione contro il giornalismo di inchiesta, ma si sta trasformando in un testo che non solo non scoraggerà chi già intimidisce i cronisti, ma addirittura aumenterà le pene a carico del giornalista.

L'Italia è diventata la nazione europea che detiene il record nel numero delle querele "bavaglio" scagliate dal governo e da rappresentanti delle istituzioni contro autori, scrittori, giornali, cronisti, disegnatori.

Basterebbe ricordare le denunce contro Roberto Saviano presentate dalla presidente Meloni e dal ministro Salvini, che, regolarmente, non si presentano in aula per rispondere alle domande dei giudici e per confrontarsi con lo scrittore, quando non ricorrono direttamente allo scudo dell'immunità, in modo da poter colpire senza mai essere chiamati a rispondere. a ricordiamo anche le querele scagliate contro il quotidiano Domani, dal ministro della Difesa Guido Crosetto (FdI) e dal senatore Claudio Durigon (Lega) che non vogliono che si indaghi sul conflitto di interessi, o le denunce contro l'urticante matita di Raffaele Natangelo - disegnatore de Il fatto quotidiano - o ancora la quotidiana attività di molestie contro la trasmissione Report che ha il "difetto" di illuminare le Zone del malaffare, senza guardare in faccia nessuno.

Non solo minacce e querele ma anche l'espulsione dalla Rai dei Fazio, dei Saviano, delle Annunziata, dei Bottura e il tentativo in atto di porre fine alla autonomia editoriale di Rai 3 e non solo.

Da ultimo, minacce e avvertimenti sono state rivolte anche alle trasmissioni di La7. Evidentemente c'è un problema con il pensiero critico e con la libertà di informazione.

Del resto i "nonni" di chi è ora al governo, sarà bene non dimenticarlo, non hanno partecipato alla stesura della Costituzione italiana, anzi l'hanno sempre contrastata, e ora forse vorrebbero addirittura soppiantarla.

Il governo, utilizzando norme votate anche dalle opposizioni di oggi, ha posto sotto il controllo dell'esecutivo il servizio pubblico, in aperta violazione delle sentenza della corte costituzionale. Come se non bastasse nella legge di stabilità sono stati operati nuovi tagli verso le cooperative - come Radio radicale e altre radio comunitarie - le riviste culturali delle minoranze - religiose, civili, linguistiche -, sia in Italia che all'estero. Sarà dunque un 2024 difficile per il pluralismo in tutte le sue accezioni e forme: politiche, religiose, sociali, di genere. E la libertà di informazione si nutre del pluralismo e delle differenze, mentre il fastidio per le diversità mina alla radice la Costituzione e in particolare l'articolo 21. Per questo è giunto il tempo di realizzare una rete tra quanti hanno nel cuore la Costituzione antifascista e non accettano di assistere al suo

smantellamento.

Sarà il caso di deporre gelosie, settarismi, antichi steccati e di promuovere una grande coalizione civile, politica, sociale, etica, religiosa, che riunisca - nel rispetto delle differenze -, quanti preferiscono i ponti del dialogo, dell'accoglienza, della dignità, della libertà ai muri dell'odio, del razzismo, del sovranismo che usa gli ultimi per tutelare gli oligarchi.


(Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Stampa italiana, CONFRONTI, gennaio 2024)