"Mettetevi piegate e pulite i genitali ai cavalli"
Le molestie dell'ufficiale alle allieve dell'Accademia
di Clemente Pistilli
«Spesso ci ordinava di lavare i genitali dei cavalli, quasi come atto punitivo per noi». A parlare è una soldatessa pugliese dell'Accademia militare di Modena, erede dell'antica Accademia sabauda, riferendosi al tenente colonnello Giampaolo Cati. Una denuncia la sua che, insieme a quelle di altri dieci colleghi, ha portato la locale Procura a indagare l'ufficiale con le accuse di molestie persecutorie, violenza private e abuso d'autorità. Secondo gli inquirenti, per ben undici anni il Centro ippico dello storico istituto, in cui vengono formati i futuri ufficiali dell'Esercito e dell'Arma dei carabinieri, si sarebbe trasformato in un girone infernale fatto di sessismo, body shaming e vessazioni di diversa natura.
«Quando insieme ad altre colleghe sistemavamo il campo — ha dichiarato agli investigatori la soldatessa — spesso diceva di volermi sempre tenere in maneggio per rifarsi gli occhi, perché ero piegata a spostare gli ostacoli». Ancora: «Allo spaccio faceva pulire solo me e durante una festa, mentre ero di spalle, l'ho visto che mi stava inquadrando il sedere, foto che poi mi è stato riferito ha mostrato a due soldati». Un clima pesante. Tanto da far dire alla giovane: «Ho visto colleghi piangere, molti si sono rivolti a psicoterapeuti e personalmente ho abbandonato l'idea di partecipare ai concorsi e ho deciso di congedarmi». Un caso appunto che non è isolato. «Dopo 11 anni di servizio — afferma un'altra soldatessa — vengo trattata come il primo giorno, senza il minimo rispetto e considerazione. Vengo insultata alle spalle davanti a caporali e allievi ufficiali con l'appellativo di rinc... Sono stata costretta a bloccare il contatto telefonico del tenente colonnello per le continue chiamate ad orari improponibili».
Una militare calabrese ha giurato di essere stata offesa per il suo peso. «Il tenente colonnello Cati — riferisce — più volte mi ha detto che dovevo dimagrire. Ha fatto riferimento spesso al mio sovrappeso, mettendomi seriamente in imbarazzo in presenza di civili e militari durante le lezioni di equitazione. Mi ha raccontato spesso di sue personali avventure sessuali, mostrandomi foto e messaggi che quotidianamente riceve». A una sottoposta l'ufficiale avrebbe detto: «A te faccio perdere il sorriso». «Non sono mancate occasioni in cui si è rivolto a me con allusioni sessuali», assicura poi una soldatessa lucana. Che ha aggiunto: «Organizzava nel Centro feste private e noi dovevamo pulire».
Vicende che sono state confermate anche dai colleghi delle soldatesse. «Davanti ad altre persone mi sono state fatte domande personali sulla mia vita privata e sessuale. Mi sveglio di notte e a causa del nervoso sono costretto a mangiare», confida un militare dei Castelli Romani. Un altro, che aveva chiesto una licenza: «Mi ha detto che non dovevo avere paura, perché mia moglie non andava a sc... con il vicino». «Fa allusioni dal punto di vista sessuale sulle mie colleghe e commenti sulle loro parti intime. Numerosi sono gli episodi in cui ha minacciato di compromettere la mia carriera», dichiara un soldato siciliano. Un caporal maggiore emiliano: «Quando non era d'accordo con me iniziava a gridare e a prendere oggetti a calci con l'obiettivo di intimorirmi». Un altro: «Ho una foto di una conversazione privata tra me e Cati in cui lui mi invia un'immagine delle parti intime di una nostra collega, la quale si trovava in abiti civili ad assistere a una gara». Infine un sergente: «Fa spesso battute a sfondo sessuale e una volta, indicando una finestra di un'abitazione civile che si vede dalla caserma, ha detto che da lì osserva tutti mentre si sc... la tipa che ci abita». Ma allo stesso l'ufficiale avrebbe anche detto: «Io se voglio una persona la faccio impazzire fino al congedo, non la lascio fino a quando non l'ho distrutta».
Denunce che hanno portato l'attuale comandante dell'Accademia, il generale Davide Scalabrin, a presentare una dettagliata informativa alla Procura di Modena e alla Procura militare di Verona. Vicende confluite integralmente nel fascicolo aperto dalla magistratura ordinaria che, concluse le indagini, ha inviato il relativo avviso di garanzia al tenente colonnello Cati, ancora in servizio nella scuola per ufficiali ma adibito ad altra mansione.
«Ci auguriamo e crediamo che il ministero della difesa e l'Esercito si costituiscano parte civile», dichiara l'avvocato Massimiliano Strampelli, che assiste otto parti lese. L'Esercito intanto fa sapere che, «ritenendo molto gravi le ipotesi di reato al vaglio delle autorità competenti, promuoverà ogni azione consentita dalla legge per tutelare l'immagine della Forza Armata».
Il tenente colonnello, 44 anni, romano di origine e che in passato ha già patteggiato una pena per omicidio colposo, rischia il rinvio a giudizio. Ma ha ancora tempo per presentare memorie e chiedere di essere ascoltato dagli inquirenti, fornendo eventualmente spiegazioni su quello che i suoi sottoposti hanno definito «sistema Cati» e «gestione terroristica del personale».
Repubblica, 25 gennaio