sabato 16 marzo 2024

Il Portogallo svolta a destra

Exploit dei populisti di Chega

 

Francesco Rodella

MADRID

 

Boom della destra populista in Portogallo. Il partito Chega, affine al bolsonarismo, ottiene alle legislative una rappresentanza quasi quadruplicata in Parlamento, passando da 12 ad almeno 46 seggi. E si candida per condizionare fortemente le dinamiche di governabilità del paese. Con lo scrutinio avanzato oltre il 98%, ma ancora non chiuso definitivamente in attesa di contare anche i voti all'estero, la prima posizione va ai conservatori moderati di Alleanza Democratica (AD), che ottengono il 29, 5% circa dei voti e un risicatissimo vantaggio sul Partito Socialista: risultato in ogni caso insufficiente per ottenere la maggioranza assoluta (116 seggi). In campagna, il leader dei vincitori, Luis Montenegro, aveva detto di non essere disponibile a un governo con Chega. Tutti gli scenari restano quindi aperti, ed è probabile che saranno chiave le prese di posizione dei partiti nei prossimi giorni.

I risultati della serata elettorale hanno sostanzialmente confermato i pronostici della vigilia, che davano la destra più radicale in forte crescita e AD e i socialisti del premier uscente Antonio Costa (dimessosi per un caso di presunta corruzione che ha toccato il suo governo) quasi alla pari. Per la formazione progressista e il suo nuovo leader, Pedro Nuno Santos, il calo dei consensi appare considerevole: dal 41% delle precedenti elezioni (2022), valevole della maggioranza assoluta, a poco meno del 29%.

Gli unici a festeggiare davvero, dopo la chiusura delle urne, sono stati proprio candidati e militanti di Chega. «Quello di oggi è un risultato storico», ha dichiarato il leader André Ventura, 41enne ex commentatore sportivo passato alla politica già da alcuni anni e mostratosi in sintonia con altri esponenti di spicco della destra populista europea come lo spagnolo Santiago Abascal di Vox – tra i primi a congratularsi pubblicamente con lui – e Matteo Salvini. Dal suo punto di vista, le prospettive per il futuro del suo Paese sono chiare. «I portoghesi vogliono un governo di AD e Chega, sarebbe irresponsabile non garantire unità», ha infatti risposto ai cronisti che gli chiedevano se proverà a convincere Montenegro a cambiare posizione dal suo "no" a un'alleanza con il suo partito.

Ora bisognerà attendere di capire se i partiti cercheranno formule alternative, come un governo di minoranza guidato da AD («la destra non conti su di noi per governare», ha però detto il leader socialista Nuno Santos). Intanto, nella tarda serata il Paese era ancora in attesa di conoscere la suddivisione finale dei seggi in Parlamento tra i partiti in lizza. «È probabile che non conosceremo oggi il risultato finale», diceva Antonio Costa dalla sede del Partito Socialista. Per il momento, l'unica certezza in Portogallo è che non ci sarà più lui alla guida del governo come negli ultimi otto anni. 

La Stampa, 11 marzo