Israele approfitta: entra dal Golan e bombarda
Non c'è dubbio che l’intelligence israeliana sia stata colta di sorpresa dalla repentina avanzata dei ribelli siriani e dalla caduta del regime di Bashar al Assad. Ma l’Idf ha reagito rapidamente. Da domenica si succedono i raid aerei su installazioni militari, postazioni, depositi e magazzini per evitare che materiali “estremamente pericolosi” possano cadere nelle mani di una delle tante milizie che compongono la galassia ribelle siriana.
Questi ex-jihadisti sono alle porte di Israele, lungo quei 70 chilometri di frontiera che lo Stato ebraico condivide con la Siria e che negli ultimi 30 anni è stato relativamente calmo. Con l’evolversi degli eventi, la Siria sta diventando un “paese dalle possibilità illimitate” per tutte le forze armate coinvolte, sia all'interno che all’esterno, che stanno cercando di prendere il controllo del territorio e delle risorse militari per creare fatti sul campo prima che un regime possa essere instaurato a Damasco, creare uno Stato unificato e un governo concordato.
L'ESERCITO ISRAELIANO si è mosso per tempo e ha assunto nuove posizioni in una zona cuscinetto tra Israele e Siria sulle alture del Golan, in preparazione al potenziale caos in seguito alla caduta fulminea del regime del presidente Bashar al Assad. Le ultime mosse sono state intraprese in seguito a una nuova valutazione e “alla possibilità che uomini armati entrino nella zona cuscinetto”, ha annunciato l’Idf. “Sottolineiamo che l’Idf non interviene negli eventi che si stanno verificando in Siria”. Il dispiegamento è stato effettuato in coordinamento con la United Nations Disengagement Observer Force (Undof), che ha il compito di gestire la zona cuscinetto. I mermbri dell'Undof, fino a domenica mattina, erano rimasti nelle loro posizioni.
il Fatto quotidiano, 10 dicembre