domenica 1 dicembre 2024

Sabato 30 si è tenuto un incontro tra Franco Barbero e la comunità cristiana di base di Saluzzo presso la sede di via città di Gap.
Franco ha introdotto il tema "Storia del dibattito sulla divinità di Gesù". A seguire l'eucarestia preparata dalla comunità di Saluzzo, di cui riportiamo il canone.
È stato un incontro come al solito ricchissimo di affetto e spunti di riflessione.

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EUCARESTIA del 30 NOVEMBRE 2024

 

Quando vorresti tirare i remi in barca

1. Signore, tu mi hai donato molto tempo.

Il passato è ormai alle mie spalle, ma il futuro è ancora aperto.

2. Ti ringrazio per ogni istante scandito dal mio orologio, per ogni mattino che vedo al mio risveglio.

 

1. Non ti chiedo di darmi più tempo,

ma ti chiedo di dare un senso ed una prospettiva ai miei giorni.

2. Aiutami a riservare un po' di questo tempo per meditare in silenzio,

per ascoltare la Tua parola e per aiutare coloro che aspettano il mio conforto.

 

1. Ogni ora è come un piccolo lembo di terra. Fai in modo che io possa solcarla

con il mio aratro e gettarvi dentro amore, pensieri e parole che portino frutto.

 

T. Signore benedici tu la nostra giornata.

Paolo De Petris, La Gazzetta Svizzera

 

Giovanni 21,1-25

 

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Diìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare ? ». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. È benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro:

«Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.

Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

 

Non tirare i remi in barca

 

Dietro questi racconti di apparizione, genere letterario molto frequente in tutta la Bibbia, non possiamo certamente trovare la cronaca di un fatto, ma una enunciazione di un profondo messaggio. Il Gesù che prepara il pesce e invita alla mensa i discepoli, come il Gesù che invita a gettare le reti dopo una notte senza alcun risultato, rappresenta una forte sollecitazione per quello sparuto gruppo di discepoli e di discepole che negli anni 90-100 facevano fatica a proseguire il cammino. Il quadro letterario è il frutto della loro fede: essi riprendono vigore perché sanno che il risorto è con loro. Capiscono che sulla strada di Gesù si riattiva la loro fiducia in Dio e potranno ancora gettare le reti. Con gli occhi della loro fede vedono la presenza di Gesù che li spinge a rimettere totale fiducia in Dio. Essi riscoprono la vicinanza di quel loro maestro che aveva messo a fondamento della sua vita la fiducia in Dio.

 

Noi oggi abbiamo un immenso bisogno di recepire questo messaggio: continuare a gettare le reti anche se vediamo che i tempi e i frutti non stanno nelle nostre mani. Abitiamo una lunga notte, di cui non vediamo la fine e ci viene la voglia di tirare i remi in barca. Sembra che ogni messaggio di cambiamento nella società e nella chiesa sia destinato a naufragare. Questa pagina, così letterariamente enfatica, non ci promette che arriveranno i 153 pesci di cui sopra, ma ci assicura che la semina e la pesca non finiscono nel nulla, non sono fatica persa perché sono affidate alle mani di Dio. (Commento di Franco Barbero Maggio 2019)

 

T. Ho fiducia in Te, o Dio, perché Tu sei la forza che mi guida verso l'amore.

 

Giorno dopo giorno mi rendo conto che anch'io posso amare, che l'amore può trasformare la mia vita e dentro le speranze, i progetti e le lotte di ogni giorno voglio mettere al primo posto la mia conversione all'amore.

 

Voglio fare mia, o Dio, la convinzione dell'apostolo Paolo: "Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e l'amore. Ma la più grande di esse è l'amore" (1 Corinzi 13,13).

 

Memoria della cena

 

1. E' un dono che Tu ci fai, questo trovarci insieme a celebrare la cena del Signore

per ricordarci che si cammina gli uni con gli altri, che questa strada non si percorre da soli.

 

2. Non siamo semplicemente gli uni vicini agli altri, quasi per caso, come un mucchio di persone,

come un grappolo di «io», accostati ma estranei, come la semplice somma di diverse individualità.

T. Siamo un corpo solo nel nome di Gesù, chiamati a fare storia e strada insieme, da fratelli.

 

Fa’, o Signore, che diventi una realtà vissuta questo seme di vita nuova che hai piantato in noi.

 

T. F’ venuta l’ora di lasciare gli amici, o Dio, imprimi nei nostri cuori la memoria viva e coinvolgente di quel pasto che Gesù, vicino alla morte, mangiò con i suoi amici e le sue amiche.

Egli, che amava appassionatamente la vita, ora era stretto dalla persecuzione congiunta dei poteri politici e religiosi.

 

T. Prese del pane e, dopo aver alzato gli occhi al cielo per benedire il tuo nome, o Padre, lo spezzò e lo distribuì dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo spezzare il pane tra di voi, sotto lo sguardo di Dio, vi ricordi che tutto viene da lui e che io ho cercato ogni giorno di condividere, di spezzare tutto ciò che ho ricevuto dalle sue mani”. Poi prese la coppa del vino e ancora una volta si rivolse a te per lodarti con tutto il suo cuore, e, porgendola a bere, disse: “Questo vino vi ricordi che per essere fedele a Dio ho affrontato l’ingiustizia e il potere fino a perdere la mia vita, a versare il mio sangue. Quando vi riunirete per mangiare questo pane e bere questo vino, quando soprattutto cercherete di “condividere” i doni che Dio vi ha fatto, allora sarete miei discepoli, allora davvero vi ricorderete di me”.

 

Comunione

Padre Nostro

Preghiera di condivisione

 

Non lasciarci cadere nell’ora della prova

 

1. Prima di tutto abbi fiducia nella lenta opera di Dio. Noi siamo naturalmente impazienti di arrivare subito, in ogni nostra impresa, alla conclusione. Vorremmo bruciare le tappe. Siamo insofferenti di essere in cammino verso qualcosa di sconosciuto, di nuovo... Tuttavia non c'è progresso che si raggiunga senza passare per momenti di instabilità e di precarietà.

 

2. A poco a poco, le tue idee maturano, tu lasciale crescere, lascia che prendano forma. Non cercare di "forzarle", quasi che tu potessi essere oggi quella che ti farà domani il tempo (la grazia, cioè, e le circostanze che agiscono sulla tua buona volontà).

 

1. Dio solo sa come sarà questo spirito nuovo che, a poco a poco, si sta delineando in te. Fa credito a Dio, pensa che la sua mano ti guida nell'oscurità e nel "divenire" e accetta per amor suo l'inquietudine di sentirti sospesa e come incompiuta.

 

Teilhard de Chardin, Lettera del 4 luglio 1915 alla cugina Marguerite.