mercoledì 4 dicembre 2024

BISOGNI ESSENZIALI PER L’ANIMA

Simone WEIL*

 

La sicurezza

La sicurezza è un bisogno essenziale dell'anima. Sicurezza significa che l’anima non è sotto il giogo di paura e terrore, tranne che per il concorso di circostanze accidentali, per momenti rari, rapidi.

Paura e terrore, come stati d'animo durevoli, sono veleni pressoché mortali, che la causa sia la disoccupazione, la repressione della polizia, la presenza di un conquistatore straniero, l'attesa di una possibile invasione o altra sventura che sembri surclassare le forze umane. I maestri romani esponevano una frusta nel vestibolo, alla vista degli schiavi, consapevoli che bastava questo a costringere allo stato di quasi morte indispensabile per la schiavitù.

D'altra parte per gli egizi, i giusti devono poter dire dopo la morte: “Non ho causato paura ad alcuno”.

Anche se la paura permanente è uno stato passeggero, quindi di rado è vissuta come un dolore, resta comunque una malattia.

É una parziale paralisi dell'anima.

 

Il rischio

Il rischio è l'esigenza essenziale dell'anima. L'assenza di rischio suscita una specie di noia che paralizza, diversamente dalla paura ma con altrettanta forza. Inoltre, esistono situazioni che, provocando un'angoscia diffusa senza rischi precisi, procurano entrambe le malattie.

Il rischio è un pericolo che produce una reazione meditata; cioè non sopraffà le risorse dell’anima al punto di schiacciarla nell'etimo della paura. In alcuni casi, si afferma nell'ambito del gioco; in altri, quando un obbligo preciso forza l'uomo all'assalto, costituisce il massimo stimolo possibile. Proteggere gli uomini da paura e terrore non implica affatto la soppressione del rischio; al contrario implica la presenza permanente di una certa quantità di rischio in tutti gli aspetti della vita sociale; perché l'assenza di rischio affonda il coraggio fino a dilapidarlo, lasciando l'anima priva di protezione interiore contro la paura.

É necessario però che il rischio si presenti in condizioni tali da non trasformarsi in un sentimento di fatalità.

 

Nella primavera dell'anno precedente la sua morte, aveva scritto all'amico Padre Perrin:

«Mi sono sempre proibita di pensare a una vita futura, ma ho sempre creduto che l'istante della morte sia la norma e lo scopo della vita. Pensavo che per quanti vivono come si conviene, sia l'istante in cui per una frazione infinitesimale di tempo penetra nell'anima la verità pura, nuda, certa, eterna. Posso dire di non avere mai desiderato per me altro bene.

*Fifosofa e scrittrice francese 

GIORNI NON VIOLENTI 2025