6 in condotta
Sulla scuola decide chi non ne
conosce le dinamiche
Sto seguendo con interesse i contributi,
apparsi in questi giorni sul Fatto, relativi al tema dell'esame di cittadinanza
e all'eventuale prova di riparazione a cui saranno sottoposti gli studenti che
dal prossimo anno scolastico otterranno un 6 in condotta. Alla dottoressa
Palumbo del MIM, il cui testo, è stato pubblicato l'8 agosto, sento di dover
rispondere.
Sono una docente di scuola superiore, e di
studenti rimandati a settembre in venticinque anni di carriera ne ho visti a
dozzine. Ammiro il tentativo funambolico di spostare l'attenzione sul
"corpo
docenti qualificato" e non sulla prova
in sé, dicendo che sarà sicuramente in grado di valutare il ragazzo che ha di
fronte come lo valuta del resto tutto l'anno. Mala sua lettera non è altro che
una conferma di quanto già sappiamo, ovvero che la prova di riparazione sarà
una verifica scritta (seguita da discussione, come si fa per quasi tutte le
materie) su un programma concordato, in forma di tema.
La parte più bella della risposta è
comunque quella dove si dice che i docenti dovranno capire se il ragazzo che
hanno di fronte "finge", se è davvero pentito insomma, o se invece
non ha compreso la gravità dei suoi gesti ed è pronto a ripeterli, nel qual
caso sarà bocciato l'anno successivo.
Voglio vedere quale consiglio di classe
avrà il coraggio, temendo ricorsi su ricorsi, di bocciare un ragazzo su una
materia tuttora vaga come l'Educazione civica, talmente importante per il
nostro ministero dell'Istruzione che viene affidata ai docenti delle discipline
curricolari e del potenziamento senza prevedere ore aggiuntive, ma sottraendole
a quelle previste nell'orario.
Come sempre, decide sulla scuola chi non ha
la minima idea di come le dinamiche scolastiche funzionino, secondo un'ottica
di premi/punizioni, che nulla ha a che fare con il dialogo educativo e vorrebbe
relegare i docenti al ruolo di confessori e burocrati.
STEFANIA
BERTI (da “Il Fatto Quotidiano”, 13/08/2025)