ESSERE RAGAZZI EBREI
A SALUZZO VERSO IL 1950
Ave, Maria,
piena di grazia,
il Signore è con
te.
Tu sei benedetta
fra le donne
e benedetto è il
frutto del tuo seno, Gesù.
Maria, Madre di
Dio,
prega per noi
peccatori,
adesso e nell'ora
della nostra morte.
Amen.
Questa è la
preghiera che viene recitata nelle scuole pubbliche. Per me non è difficile: la
mamma mi ha spiegato ieri sera, prima di an-
dare a letto:
quando il Signor Maestro inizia a guidare il piccolo coro di bambini della
classe, all'inizio ed alla fine della lezione, devo alzarmi in piedi e
attendere in rispettoso silenzio che gli altri bambini abbiano terminato le
loro preghiere.
C'era un solo asilo
a Saluzzo per servire tutta la popolazione infantile della cittadina, ed era
gestito da un ordine di suore. Su questo punto mio padre fu irremovibile:
"Mio figlio è ebreo, e non lo manderò a farsi educare dalle suore".
Ed ecco la conseguenza: nessuno mi ha insegnato a legarmi le scarpe o a
disegnare!
La Guerra era
finita solo da pochi anni e se ne notavano ancora i segni.
Le pareti delle
aule scolastiche e di altre stanze aperte al pubblico erano tappezzate di
manifesti e cartelloni che ricordavano ai bambini di non toccare oggetti
abbandonati e sconosciuti, o che avrebbero potuto rivelarsi ordigni esplosivi
pericolosissimi.
C'era nella mia
classe un bambino che il sabato, giorno di mercato, non veniva a scuola perché
aiutava il padre all'edicola dei giornali.
Il maestro lo
sapeva e chiudeva un occhio sulle ripetute assenze.
Mancavano le aule
per contenere tutti i bambini così furono affittati due locali nell'istituto
salesiano, accanto alla chiesa. Li sarebbero state trasferite la terza e la
quinta... io frequentavo la terza. Ci fu una riunione tra il direttore dei
salesiani, il direttore della scuola e mio padre come rappresentante della
Comunità ebraica.
Nonostante tutte le
rassicurazioni, quando arrivo in anticipo, mentre aspetto sul marciapiede, un
anziano sacerdote insiste perché entri.
Io chiedevo che
fosse rispettata la mia identità e lui sosteneva che una visitina in chiesa non
potesse che farmi bene.
Alle medie poi
nessuna cerimonia in ricordo degli ebrei e dei combattenti da pochissimo morti.
Poi, in terza, la professoressa Peretti, ancora la ricordo bene, impegnata con
entusiasmo nelle attività di educazione civica e nella trasmissione dei valori
costituzionali repubblicani, mi chiede di scrivere la storia dei miei nonni
deportati, da pubblicare su un giornale.
Qualcosa si
muoveva!
Al ginnasio e al
liceo, cambiano le regole: durante l'ora di religione io posso uscire
dall'aula.
Ma il bidello mi
apostrofa: "Ehi tu, dove te ne vai? Sei comunista, per caso?"
Alla mia risposta
che sono ebreo, si ricorda che già dieci anni prima c'era stato un altro ebreo
esonerato dalle lezioni di religione.
Certo, era mio
fratello!
Il professore di
matematica del Ginnasio - Liceo si chiama Levi. E famoso perché è severissimo.
Un giorno la mamma di un mio compagno dice, con un po' d'imbarazzo: "Ne
hanno uccisi tanti di Levi... forse uno in più!"
Spesso mi sentivo
domandare: ma tu credi in Dio?
Nel 1961 spopola, a
Sanremo la canzone "Con ventiquattromila baci". Qualcuno canterellava
con non curanza:… con ventiquattromila ebrei, quanto sapone ci farei!
Nostalgici o
semplicemente idioti?
Il 28 ottobre 1958
saliva al soglio pontificio il cardinale Roncalli con il nome di Papa Giovanni
XXIII.
Noi non lo sapevamo
ancora ma il mondo stava cambiando.
Beppe Segre, HAKELLAH, agosto 2025