Affari di famiglia
Una legge piena di buchi
Le piante contrariamente agli esseri umani
sono vere e proprie reti viventi capaci di sopravvivere alle calamità e alle catastrofi
senza perdere la loro funzionalità
con una resilienza
difficilmente replicabile in natura. Ci penso mentre
guardo quello che sta accadendo
nel microcosmo della Giustizia
italiana, si potrebbe dire che, da vent'anni il
potere legislativo evita accuratamente di legiferare
adeguando le norme vigenti alle innovative forme di natalità
(quella surrogata) e alle nuove
famiglie non strettamente tradizionali, sempre più numerose, che promuovono
istanze di
genitorialità, pur non essendo in grado di generare autonomamente
figli. Sicché le tecniche di procreazione,
diverse da quelle tradizionali
e fisiologiche ormai in voga da anni in altri Paesi
consenzienti, si arenano sul fronte delle autorizzazioni
legali da ottenere in Italia.
La diga
eretta dai governi, di destra o sinistra
poco cambia, viene però squassata da ondate sempre
più massicce di istanze che, raggiunti i Tribunali o le Corti
superiori, riescono a far breccia
nei muraglioni dell'intransigenza
del potere legislativo e nella sua ritrosia
a promuovere
nuove leggi in materia scostandosi dall’ortodossia dogmatica per
cui i figli appartengono solo a
coppie di genitori di diverso sesso. Con
buona pace dell'attuale esecutivo - che il 18 novembre 2024
aveva varato la Legge n.
169 in materia di perseguibilità del reato di
gestazione per altri, anche se commessa
all'estero da
cittadini italiani - il fortino della cosiddetta
famiglia tradizionale è stato colpito da un doppio colpo da knockout pugilistico.
Da un lato, il tribunale dei minori di Pesaro
ha dato il via libera all'adozione, da parte di una coppia di padri, di un
figlio nato all'estero (prima dell'entrata in vigore della legge sopra
richiamata) tramite la pratica dell'utero in
affitto. Dall'altro, la Corte costituzionale si
è addirittura superata con due sentenze in
sequenza (la
n. 68 e la 69) che segnano una
vera e propria disfida al Governo Meloni, sancendo - la prima - il
diritto delle coppie con due
madri al riconoscimento del medesimo figlio, ancorché partorito da una sola di
queste e - la seconda -
stabilendo che non è incostituzionale precludere la
fecondazione assistita alle donne single, pur
rimandando al Parlamento il
compito di legiferare in materia.
Pensare
che uno dei primi atti di forza del Governo
in carica, nel 2023, era stato quello di
cancellare - a
colpi di circolari del Ministero dell'Interno
- il riconoscimento alle seconde
mamme (le
cosiddette madri intenzionali)
di molti bimbi nati da coppie lesbiche, sul presupposto che il legame
genitoriale potesse essere riconosciuto solo alla partoriente.
Cosa sta dunque succedendo? Un atto
di ribellione del potere giudiziario? Un sovversivo colpo di Stato dei giudici
contro Par lamento e Governo? Non esageriamo, chiamiamola semmai una sonora
"sveglia" a chi non sa o fatica a stare al passo con i tempi e che si
aggrappa a una legge che ormai è piena di buchi, come il cappotto dell'umile
funzionario russo preso in giro dai colleghi ed escluso dalla vita sociale di
San Pietroburgo, nel racconto di Gogol di due secoli fa.
Per cinque volte la Legge 40 del 2004 – che regolamenta il ricorso a
tecniche di procreazione assistita limitandole alle sole coppie sterili o
infertili con componenti maggiorenni, di sesso diverso, coniugati o conviventi
- è stata dichiarata illegittima costituzionalmente. E ciò nonostante, al posto
di progredire, si registrano solo retromarce. Come è accaduto per quelle 33
madri di Padova, cui il Prefetto ha cancellato la qualifica di genitori, in
adempimento della circolare del Ministro Piantedosi.
Ora la via è quasi libera, e grazie
alle sentenze citate - di fatto - la Legge 40 è quasi completamente svuotata.
Chissà se, nel grande
network delle sequenze funzionali, non sia il caso di ispirarsi alle piante
e alla loro raffinata capacità di adattarsi ai cambiamenti che l'evoluzione
della specie impone, a prescindere dalle spinte politiche ed etiche personali.
Daniela Missaglia* (da “La Repubblica”)
(*avvocata autrice di numerosi saggi sul diritto di
famiglia)