Deriva
italiana
Ventisette cadaveri recuperati, quasi altrettanti dispersi. L’ultima strage
di migranti si consuma a poche miglia dalla riva di Lampedusa. La barca
lasciata senza soccorso fino a che non ha fatto naufragio. Tra le vittime un
bambino di un anno. Minacciava i confini.
Migranti
Meglio morti
Sono morti affogati a quattordici miglia dalle sponde italiane, vale a dire
al confine delle acque nazionali e a venti minuti di navigazione da terra per
una motovedetta
Vedevano la
costa. Ma quel barchino che si è ribaltato con un centinaio di persone a bordo
era solo, perché le navi delle Ong sono tenute lontane o ferme nei porti da
leggi fatte apposta per impedire i salvataggi in mare.
Era il barchino quasi al termine del suo viaggio,
cominciato nella Libia dove il governo italiano riaccompagna i torturatori in
volo di Stato. Quei sudanesi, egiziani, somali e pakistani che torturatori non
sono, casomai torturati, hanno viaggiato una notte e una mattina per mare,
alcuni forse doppiamente naufraghi raccolti da un’altra barca piena d’acqua. Ma
nessuno li ha aiutati né nel primo né nel secondo naufragio, se non troppo
tardi. Erano soli, anche se ormai quasi a Lampedusa perché guardacoste e finanzieri
non pattugliano abbastanza la zona che pure è Sar italiana (Search and rescue,
ricerca e soccorso). Gli ordini sono altri: contenimento e respingimento, non
soccorso. È quello che è accaduto a Cutro. Due anni e mezzo dopo non è cambiato
niente se non in peggio.
Non è cambiato il racconto di Meloni, che anche ieri
ha dato la colpa all’«inumano cinismo dei trafficanti», ed è probabile che le
polizie stiano già cercando tra i poveri sopravvissuti qualcuno da indicare
come «scafista». Ma se è al cinismo che va data la caccia, perché non
cominciare da chi per «difendere i confini della Nazione» consente che
affoghino bambini di un anno?
I nostri ministri lo hanno detto chiaramente: con le
onde o con le deportazioni nei Cpr d’oltremare puntano a scoraggiare le
partenze, laddove non arriva il contenimento degli Almasri. Non è un problema
di costi, lo dimostrano le folli spese per l’Albania o i tanti assetti che si
mobilitano a tragedia avvenuta. È una questione di dividendo politico. Se la
destra pensasse che salvare le vite in mare ne avesse uno, come ce l’ha
un’italiana quando cade per colpa di un bambino rom, proporrebbe di prosciugare
il Mediterraneo così come propone di asfaltare i campi rom. Ma non ce l’ha e
dunque gli va bene che il Mediterraneo si richiuda sui naufraghi. Come in
effetti accade.
Andrea Fabozzi
(da “Il Manifesto” del 14/08/2025)