lunedì 15 settembre 2025

GLI INSEDIAMENTI IN CISGIORDANIA

L'“alleanza biblica” tra destra israeliana

e il sionismo cristiano

 

«Lei è d'accordo con il ministro Smotrich, ministro delle Finanze israeliano, e con l'ex ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir che credono che Israele abbia diritto alla Cisgiordania su base biblica?».

«Sì». È stata questa la netta risposta che Elise Stefanik ha dato al senatore democratico Chris Van Hollen durante l'audizione per la sua conferma ad ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni unite lo scorso 21 gennaio.

In quel "sì" c'è un aspetto particolarmente complesso dell'attuale progetto di nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania che anche l'Unione europea ha condannato con fermezza. Kaja Kallas, l'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ha infatti affermato che «la decisione delle autorità israeliane di portare avanti il piano di insediamento E1 indebolisce ulteriormente la soluzione dei due stati e viola il diritto internazionale. Se attuata, la costruzione di insediamenti in quest'area interromperà definitivamente la contiguità geografica e territoriale tra Gerusalemme Est occupata e la Cisgiordania e interromperà il collegamento tra la Cisgiordania settentrionale e quella meridionale».

 

Sionismo cristiano

Torniamo a quel "sì" di Elise Stefanikeal riferimento al «diritto su base biblica» alla Cisgiordania. Il sostegno agli insediamenti in Cisgiordania è infatti un aspetto del conflitto che illumina in modo particolarmente evidente la sua natura transnazionale e l'impatto del fattore religioso su di esso.

In numerosi casi il sostegno agli insediamenti è infatti il risultato dell'azione di attori e movimenti che aderiscono al sionismo cristiano, un movimento radicato principalmente nel protestantesimo evangelical statunitense.

Per i sionisti cristiani il ritorno degli ebrei in Terra Santa e la fondazione dello stato d'Israele nel 1948 sono eventi da interpretarsi come compimento delle profezie bibliche che anticiperebbero la fine dei tempi e il ritorno del Messia sulla Terra.

Si tratta di un movimento con milioni di aderenti, soprattutto all'interno del partito repubblicano e con importanti organizzazioni che impiegano notevoli risorse per il raggiungimento dei propri obiettivi. Tra queste, ad esempio, ci sono l'International Christian Embassy Jerusalem e Christians United for Israel.

Alla base del sionismo cristiano vi è un approccio teologico noto come dispensazionalismo premillenarista, profondamente influenzato da John Nelson Darby e dalla sua lettura dell'Apocalisse.

 

"Matrimonio di convenienza"

Per i sionisti cristiani la Cisgiordania non è soltanto un "territorio occupato", ma l'essenza biblica di Israele ovvero la Giudea e la Samaria. La cessione di tali terre viene considerata come una vera e propria violazione del precetto teologico che imporrebbe un dovere religioso di controllo di quel territorio. Il dominio dei territori da parte israeliana, per anticipare e facilitare la Seconda venuta di Cristo sulla Terra, va incontro però a delle contraddizioni e a dei paradossi di natura radicale.

Come ha evidenziato Paolo Naso: «Sarà il momento della verità anche per gli ebrei che, a quel punto, non potranno che riconoscere Gesù come il Messia e convertirsi alla fede in lui, epilogo certamente poco rispettoso dell'identità ebraica.

L'alleanza che si è stretta negli anni fra sionismo cristiano e la destra israeliana costituisce oggi una delle principali variabili utili a comprendere quanto accade e la natura transnazionale del conflitto, soprattutto se si guarda alla forza delle idee in campo e alle conseguenze che queste vanno a determinare sulla vita delle persone e dei territori

Il "matrimonio di convenienza" tra sionismo cristiano e destra israeliana segnato, da un lato, dall'ambiguità di ricostruzioni teologiche che sfociano nell'idea della conversione degli ebrei e, dall'altro, dalla necessità di reperire risorse utili alla causa dello stato appare oggi come un genio uscito dalla lampada le cui conseguenze si rivelano sempre più difficili da controllare.

Non sorprende allora che anche una cattolica come Elise Stefanik abbia risposto con un "sì" alla domanda sul «diritto biblico» durante la sua audizione al Senato.

 

L’ambasciatrice Usa presso l'Onu, Elise Stefanik, ha detto di condividere l'idea secondo cui la Cisgiordania appartiene a Israele su «base biblica».

 

Pasquale Annicchino (da “Domani”)