GLI INSEDIAMENTI
IN CISGIORDANIA
L'“alleanza biblica” tra
destra israeliana
e il sionismo cristiano
«Lei è
d'accordo con il ministro Smotrich,
ministro delle Finanze
israeliano, e con l'ex ministro della Sicurezza
nazionale Ben Gvir che
credono che
Israele abbia diritto alla Cisgiordania
su base biblica?».
«Sì». È stata questa la netta risposta che Elise Stefanik
ha dato al senatore democratico Chris Van Hollen durante
l'audizione
per la sua conferma ad
ambasciatore degli Stati Uniti presso
le Nazioni unite lo scorso 21 gennaio.
In quel "sì" c'è un aspetto particolarmente complesso dell'attuale progetto di nuovi insediamenti israeliani
in Cisgiordania che anche l'Unione europea ha condannato con fermezza.
Kaja Kallas,
l'Alto rappresentante dell'Ue
per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, ha infatti affermato che «la
decisione delle autorità israeliane di portare avanti il
piano di insediamento E1 indebolisce
ulteriormente la soluzione
dei due
stati e viola il diritto internazionale. Se attuata, la costruzione
di insediamenti in quest'area interromperà
definitivamente
la contiguità geografica e territoriale tra Gerusalemme
Est occupata e la Cisgiordania
e interromperà il collegamento
tra la
Cisgiordania settentrionale
e quella meridionale».
Sionismo cristiano
Torniamo a quel "sì" di Elise Stefanikeal riferimento al «diritto su base biblica» alla Cisgiordania. Il sostegno agli insediamenti in Cisgiordania è
infatti un aspetto del conflitto
che illumina in modo particolarmente evidente la sua natura transnazionale
e l'impatto del fattore religioso
su di esso.
In numerosi casi il sostegno agli insediamenti è infatti il risultato dell'azione di
attori e movimenti che aderiscono al sionismo cristiano,
un movimento
radicato principalmente nel protestantesimo evangelical
statunitense.
Per i sionisti cristiani il ritorno degli ebrei in Terra Santa e la
fondazione dello stato d'Israele nel 1948 sono eventi da interpretarsi come compimento
delle profezie bibliche che anticiperebbero la fine dei tempi e il ritorno del
Messia sulla Terra.
Si tratta di un movimento con milioni di aderenti, soprattutto all'interno
del partito repubblicano e con importanti organizzazioni che impiegano notevoli
risorse per il raggiungimento dei propri obiettivi. Tra queste, ad esempio, ci
sono l'International Christian Embassy Jerusalem e Christians United for Israel.
Alla base del sionismo cristiano vi è un approccio teologico noto come
dispensazionalismo premillenarista, profondamente influenzato da John Nelson
Darby e dalla sua lettura dell'Apocalisse.
"Matrimonio di convenienza"
Per i sionisti cristiani la Cisgiordania non è soltanto un "territorio
occupato", ma l'essenza biblica di Israele ovvero la Giudea e la Samaria.
La cessione di tali terre viene considerata come una vera e propria violazione
del precetto teologico che imporrebbe un dovere religioso di controllo di quel
territorio. Il dominio dei territori da parte israeliana, per anticipare e
facilitare la Seconda venuta di Cristo sulla Terra, va incontro però a delle
contraddizioni e a dei paradossi di natura radicale.
Come ha evidenziato Paolo Naso: «Sarà il momento della verità anche per gli
ebrei che, a quel punto, non potranno che riconoscere Gesù come il Messia e
convertirsi alla fede in lui, epilogo certamente poco rispettoso dell'identità
ebraica.
L'alleanza che si è stretta negli anni fra sionismo cristiano e la destra israeliana
costituisce oggi una delle principali variabili utili a comprendere quanto
accade e la natura transnazionale del conflitto, soprattutto se si guarda alla
forza delle idee in campo e alle conseguenze che queste vanno a determinare sulla
vita delle persone e dei territori
Il "matrimonio di convenienza" tra sionismo cristiano e destra
israeliana segnato, da un lato, dall'ambiguità di ricostruzioni teologiche che sfociano
nell'idea della conversione degli ebrei e, dall'altro, dalla necessità di
reperire risorse utili alla causa dello stato appare oggi come un genio uscito
dalla lampada le cui conseguenze si rivelano sempre più difficili da
controllare.
Non sorprende allora che anche una cattolica come Elise Stefanik abbia
risposto con un "sì" alla domanda sul «diritto biblico» durante la sua
audizione al Senato.
L’ambasciatrice Usa presso l'Onu, Elise Stefanik,
ha detto di condividere l'idea secondo cui la Cisgiordania appartiene a Israele
su «base biblica».
Pasquale Annicchino (da “Domani”)