Quando il
perdono sembra essere al di là delle nostre forze
Torniamo al passo sulla bestemmia contro lo
Spirito Santo e all'idea che ci sia un peccato imperdonabile. In
effetti, anche nella vita ci sono dei mali che non si riesce a superare, si pensi a chi ha subito
una sofferenza indelebile
senza mai neanche cogliere un
segno di pentimento nel suo carnefice.
Eppure, per quanto sia umanamente comprensibile, una vita fondata su un peccato subito e non
perdonato cresce male e non troverà mai pace, consumandosi nel desiderio di
vendetta e di rivalsa. Un conflitto di questo tipo non potrà che
concludersi con la scomparsa del vinto e con una
maledizione permanente sul vincitore, come se fosse un peccato d'origine che non si riesce a debellare e che
getta una perenne ombra sul proprio per questo la sua storia, soprattutto
recente, è segnata da una reciproca cultura
dell'odio e da un cinismo, che ormai hanno seppellito
ogni umanità:
"Satana" non si perdona!
Tuttavia c'è
stato chi ha avuto il coraggio di parlare di perdono e riconciliazione
attraverso il
documento Kairos Palestina (2009) dove, in poche pagine,
si esprime una speranza anche per
la Terra Santa, devastata dal rancore: "Vediamo in
molti la determinazione a superare i risentimenti del
passato
ed essere
pronti alla riconciliazione una volta che la giustizia sia stata
ripristinata"
(3.3.4). "Amare è vedere il volto di Dio in ogni essere umano
[...] l'amore mette fine al male
percorrendo le strade della giustizia"
(4.2.1).
"Attraverso
il nostro amore, supereremo le ingiustizie e metteremo le fondamenta per una nuova
società sia per noi sia per i nostri avversari. Il nostro futuro è il loro" (4.3). Da
questi pochi stralci emergono delle affermazioni coraggiose,
specialmente in quel contesto, e aprono alla speranza che il processo di
pentimento, di conversione e di perdono possano cambiare le cose in maniera
positiva.
Da questo punto di vista, il Sudafrica,
che con il suo documento Kairos (1985) contro l'apartheid ha
ispirato quello palestinese, può essere un esempio
positivo, perché ha saputo
costruire un nuovo futuro grazie a un
imponente percorso di perdono e di riconciliazione nazionale.
Senza dimenticare un esempio luminoso
che viene da un luogo non cristiano: Hiroshima,
che dopo la
tragedia della bomba atomica è diventata una
città simbolo di perdono e di pace.
Concludendo
queste riflessioni, credo che ci sia spazio per l'azione delle chiese, in
questo mondo tribolato, perché possano aiutare le persone e i popoli a trovare
la via del perdono e della pace anche là dove i conflitti sembrano essere
insuperabili. Dovremo "essere prudenti come i serpenti e semplici come le
colombe" (Mt 10,16), certo, ma è Cristo, nostra speranza, a renderci forti
e ottimisti: se lo sono i cristiani palestinesi e sudafricani, possiamo esserlo
anche noi.
Eric Noffke, Esodo, Aprile-Giugno 2025