martedì 23 settembre 2025

 

Quando il perdono sembra essere al di là delle nostre forze

 

Torniamo al passo sulla bestemmia contro lo Spirito Santo e all'idea che ci sia un peccato imperdonabile. In effetti, anche nella vita ci sono dei mali che non si riesce a superare, si pensi a chi ha subito una sofferenza indelebile senza mai neanche cogliere un segno di pentimento nel suo carnefice. Eppure, per quanto sia umanamente comprensibile, una vita fondata su un peccato subito e non perdonato cresce male e non troverà mai pace, consumandosi nel desiderio di vendetta e di rivalsa. Un conflitto di questo tipo non potrà che concludersi con la scomparsa del vinto e con una maledizione permanente sul vincitore, come se fosse un peccato d'origine che non si riesce a debellare e che getta una perenne ombra sul proprio per questo la sua storia, soprattutto recente, è segnata da una reciproca cultura dell'odio e da un cinismo, che ormai hanno seppellito ogni umanità: "Satana" non si perdona!

Tuttavia c'è stato chi ha avuto il coraggio di parlare di perdono e riconciliazione attraverso il documento Kairos Palestina (2009) dove, in poche pagine, si esprime una speranza anche per la Terra Santa, devastata dal rancore: "Vediamo in molti la determinazione a superare i risentimenti del passato ed essere pronti alla riconciliazione una volta che la giustizia sia stata ripristinata" (3.3.4). "Amare è vedere il volto di Dio in ogni essere umano [...] l'amore mette fine al male percorrendo le strade della giustizia" (4.2.1). "Attraverso il nostro amore, supereremo le ingiustizie e metteremo le fondamenta per una nuova società sia per noi sia per i nostri avversari. Il nostro futuro è il loro" (4.3). Da questi pochi stralci emergono delle affermazioni coraggiose, specialmente in quel contesto, e aprono alla speranza che il processo di pentimento, di conversione e di perdono possano cambiare le cose in maniera positiva.

Da questo punto di vista, il Sudafrica, che con il suo documento Kairos (1985) contro l'apartheid ha ispirato quello palestinese, può essere un esempio positivo, perché ha saputo costruire un nuovo futuro grazie a un imponente percorso di perdono e di riconciliazione nazionale. Senza dimenticare un esempio luminoso che viene da un luogo non cristiano: Hiroshima, che dopo la tragedia della bomba atomica è diventata una città simbolo di perdono e di pace.

Concludendo queste riflessioni, credo che ci sia spazio per l'azione delle chiese, in questo mondo tribolato, perché possano aiutare le persone e i popoli a trovare la via del perdono e della pace anche là dove i conflitti sembrano essere insuperabili. Dovremo "essere prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10,16), certo, ma è Cristo, nostra speranza, a renderci forti e ottimisti: se lo sono i cristiani palestinesi e sudafricani, possiamo esserlo anche noi.

 

Eric Noffke, Esodo, Aprile-Giugno 2025